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  • Parma allo specchio

    Ho trovato una città che non è più la stessa. No, non mi riferisco all'ultima eccezionale nevicata. Il raffronto è con gli anni ’90, quando la frequentavo quotidianamente. Sono passati vent’anni è vero, ma la differenza è notevole.
    Martedì, avendo un paio d’ore da consumare insieme alle suole, ho voluto godermi Parma come da tempo non accadeva: passeggiando nei borghetti, sbirciando gli androni, osservando le vetrine, entrando nelle chiese... per tutto il tempo non ho fatto altro che guardarmi intorno.

    Qualche tempo fa, se avessi dovuto descrivere Parma, avrei usato altre parole, certamente più nobili, magari legate all’eredità culturale lasciata da Maria Luigia, ora è diverso, posso farlo attraverso la realtà. Il centro storico l’ho trovato diverso, profondamente mutato, un po’ come se quel fascino di città Ducale si fosse squagliato come neve al sole. Il motivo è senz’altro lo specchio dei tempi: dover abbandonare la provincialità per far posto alla multiculturalità e alle occorrenze di un’immigrazione fuori controllo.

    Una metamorfosi cittadina sotto gli occhi di tutti, nelle vie del centro basta ascoltare chi ti passa accanto per accorgersi che la “R” non è più testimone delle nobili origini, le donne eleganti e ingioiellate sono rare come le gemme di quel tempo, si distingue solo qualche elegante avvocato con i gemelli al polso e il cappello tirolese.
    Basta girare un po’ a piedi per accorgersi che gli angoli e i portici sono ridotti a latrine a cielo aperto, i gradini delle case sono occupati da visi stranieri con la birra in mano, mentre tutt’intorno c’è un andirivieni di lampeggianti blu e occhiate guardinghe.

    Veramente poche le tracce di “parmigianità” sopravvissute: la gran parte delle vecchie botteghe alimentari, i prestigiosi negozi di abbigliamento e di antiquariato non esistono quasi più, soppiantati da pizza al taglio, kebab, money-transfer, abbigliamento da quattro soldi o da serrande abbassate con il cartello “Affittasi”. Solo attraversando il ponte, per giungere nell’Oltretorrente, proprio quello che racchiude tutto l’orgoglio cittadino, mi sollevo un po’ il morale scorgendo una frase sul lungo Parma, sopravvissuta alle svariate “alluvioni” e sintomatica dei “Pramzàn”: “Berna t'è pasè al Ter mo miga la Parma”.

    Nessun “indice puntato” alla politica locale, anzi al nuovo Sindaco va tutta la mia solidarietà, ereditare una città anestetizzata dall’happy hour, vissuta al disopra delle proprie possibilità e stordita da truffe, complicità e corruzione (700 milioni i debiti nascosti nei bilanci comunali), è stato solo un onere.

22 Commenti

  • Arturo Curà

    09/02/2015

    Bravo Gigi!
    Con la tua acutezza visiva hai colto in pieno una città che ha perduto buona parte delle sue bellezze. Rimangono le straordinarie facciate delle chiese e dei palazzi che spesso tu hai ripreso, credo, tagliando volutamente le parti basse della città: angoli diventati "pisciatoi", gruppi di fannulloni nelle notti a trangugiare alcoolici, trafficare sostanze con qualche accoltellamento tanto per fare un po' di teatro. Chi sono, da dove arrivano, che fanno, hanno le carte in regola? Mah....
    Parma è attualmente al disastro, non c'è che dire e forse si riprenderà chissà quando, sempre che si possa riprendere poichè è difficile mantenere le cose belle e buone di un tempo mentre è facilissimo scivolare nel disordine estetico e morale!

  • Monica

    09/02/2015

    Sic transit gloria mundi... (sic!)

  • Alberto Squeri

    09/02/2015

    La descrizione di Parma, si può tranquillamente trasferire ad altre città o cittadine......... Genova, non si sottrae, per esempio, a quanto descritto minuziosamente e giustamente dal "buon ed attento" Gigi. Purtroppo certe tradizioni tendono a scomparire davanti ad un processo multietnico e frenetico che calpesta tradizioni e ricordi che nel tempo rimpiangeremo.

  • Esule

    09/02/2015

    Il "processo multietnico e frenetico che calpesta tradizioni e ricordi" si è imposto perché non ha trovato opposizione. Evidentemente le tradizioni che la gente "orgogliosamente aveva" non avevano la forza per farlo.

  • Alex Bolsi

    09/02/2015

    Verissimo, a Parma come in molte altre città il problema di. mantenere le tradizioni e salvare il nostro passato sembrava uno sforzo inutile, invece ora piangiamo per aver perso tutto ok quasi tutto... :'(

  • PaoloM

    09/02/2015

    Povretta al ne sa gnànca pu' indo' al sta 'd ca

  • Lina

    09/02/2015

    …vero, Parma è proprio una città seduta. Per chi come noi ha vissuto la “Parma provinciale ma elegante, musicalmente edotta, caratteriale e caratteristica e anche un po’ snob” adesso lo scenario è veramente misero…

    Io sono convinta che il vero grande colpo a Parma l’ha inflitto Parmalat… un fiore all’occhiello che si è trasformato nella più grande zavorra della città…

    Spariti i soldi dei parmigiani, sparito il benessere, sparita la sicurezza della solida struttura parmigiana, la città si è inevitabilmente esposta alle peggiori infiltrazioni di ogni genere con le conseguenti cattive amministrazioni, come la cronaca ci conferma… peccato… chissà se lo meritava… ??!!!

    Premiabile però il tentativo di Pizzarotti… che non farà tutto giusto ovviamente ma che come impostazione a me piace… se i parmigiani vorranno ricordarsi di chi furono in passato potrebbero farcela… io lo spero tanto.

  • Claudio Agazzi

    09/02/2015

    Buonasera

    Io non posso parlare perchè la Lina non vuole che esprima il mio giudizio :)

    Quindi senza entrare nello specifico, sempre perché Lina non vuole, sono pesantemente negativo sull'operato della giunta Pizzarotti.

    Giudizio da persona che ci vive/lavora da 26 anni.

    Cordialmente
    Claudio Agazzi

  • Esule

    10/02/2015

    "Spariti i soldi dei parmigiani, sparito il benessere, sparita la sicurezza della solida struttura parmigiana, la città si è inevitabilmente esposta alle peggiori infiltrazioni di ogni genere con le conseguenti cattive amministrazioni, come la cronaca ci conferma… peccato… chissà se lo meritava… ??!!! "

    Sicuramente se lo meritava, nel senso che ciò che ne è derivato è una conseguenza. I soldi non hanno mai fermato i barbari semmai li hanno attirati.

  • Remo Ponzini

    10/02/2015

    Caro Claudio, credimi che è difficile gestire una città come Parma dopo il saccheggio ed i debiti colossali lasciati in eredità dalle amministrazioni precedenti. Io non vivo a Parma e quindi non sono un testimone diretto ma i fatti ed i misfatti sono stati narrati da tutti i media. Per me Pizzarotti è una persona degnissima ed onesta. Doti rare, quasi sconosciute in un pubblico amministratore.

  • BEK

    10/02/2015

    Correggi la cifra perchè i milioni erano 840, 200 del comune e 640 delle partecipate . Come si può muovere autonomamente un comune con 840 milioni di debiti ? Ma veramente c'è nostalgia del passato ? Ma lasciamo lì

  • Elettore M5S

    10/02/2015

    Vorrei ricordare che l'eredità presa da Pizzarotti era disastrosa dopo l'amministrazione ubaldi prima e Vignali poi......

    Forse Agazzi è un imprenditore legato alla vecchia politica dei favori se ha questa visione così negativa......

    Il M5S non può elargire favori perché la nostra mentalità è proprio cambiare quella mentalità dei legami politica/società/affari

  • Davide Galli

    10/02/2015

    Caro Gigi,
    manca nella tua riflessione una congiunzione tra frasi che già ci sono ma che così scritte sono in contraddizione tra loro.
    La Parma che ostentava delle donne eleganti e ingioiellate o delle vetrine lussuose è la stessa che ha fatto tutti i passi più lunghi della gamba.
    C'è stata una rincorsa al lusso, alla tracotanza, all'ostentazione fino alla volgarità di un'intera città. Che era arrivata a vivere di pane e acqua pur di poter esibire pellicce e macchinoni. La politica o il caso Parmalat, con tutti i disastri che ne sono derivati, sono una conseguenza e una degna rappresentanza di una realtà consolidata e di cui i parmigiani, quelli Doc che sono oggetto di nostalgia mal riposta, non sono vittime ma artefici.
    Questo era già visibile negli anni '90 e già alla fine degli anni '80 a chi la viveva con distacco disincantato. Come la vivevo io da piacentino pendolare, studente a Parma per 5 anni prima, cameriere e commesso anche d'estate per pagarmi gli studi e negli anni successivi come teatrante in una indimenticabile lunga parentesi della mia vita. Vedevo una realtà molto sopravvaluta, carica di sciovinismo quasi alla francese, che guardando tutto e tutti dall'alto al basso mi appariva spesso ridicola, grottesca e quindi patetica.
    La Parma "elegante e ingioiellata" è quella che ha adorato Tanzi, Ubaldi e i progetti faraonici della città che si immaginava da 400.000 abitanti. Milioni di soldi pubblici nella metropolitana di una città che invece di abitanti ne ha meno della metà senza che un vero movimento d'opinione dicesse quello che nelle città vicino dicevano tutti, ridacchiando per l'ennesima debordata dei "cugini" spocchiosi e antipatici: "La metropolitana a Parma?!? Ma è una barzelletta...".
    Il rubare tutto a tutti assegnandosi primati mai conquistati sul campo, costruendo quindi sempre fumo e pochissimo arrosto: i salumi, i formaggi, i vini, Verdi (complimenti per il centenario a proposito...). L'Università in caduta libera mentre in tutte le città vicine sono cresciuti poli d'eccellenza (vedi Cremona, Reggio e Piacenza). Il disinteresse per il teatro alternativo degli anni '70 che aveva visto proprio Parma come protagonista, dal Teatro Due al Teatro delle Briciole, al Lenz e tante realtà uniche. Anche nel teatro milioni nel Regio per poi ritrovarsi i musical prodotti da Mediaset nell’inevitabile fase di amore da lingua in bocca che la città ha avuto con il berlusconismo, con un perfetto abbraccio alla cafoneria dei parvenu alla brianzola.
    A me non manca quella Parma un po' "merdaiola" che ha inghiottito tutta la città perché c'è ancora, anche se invisibile nel disagio di non saper come mostrarsi, con tutta la frustrazione della ridiscesa nella realtà. Addirittura incattivita dalla rivendicazione del diritto a possedere oltre misura. Il degrado che descrivi sono solo le praterie lasciate incolte da una socialità che si è suicidata. Lentamente e da tempo. Che ha distrutto la Parma che mi manca, quella dell'oltretorrente e delle osterie, popolare, verace ed emiliana.
    D'accordo con Esule quindi. Barbarie chiama barbarie. E le apparenze non solo ingannano ma sono proprio il cuore del problema.

  • Bertinelli Monica

    10/02/2015

    Non conosco la realtà parmense ma quella indicata superficialmente da Claudio Agazzi è un’analisi spudoratamente di parte, molto critica e poco argomentata, traspare solamente una chiara posizione anti m5s, "a priori". Forse perché gli manca la movida del tutti felici come candeline sulla torta di compleanno, magari con le foto pubblicate sulle riviste patinate? La giunta Vignali è stata scandalosa però è morta e sepolta. Amen

  • Claudio Agazzi

    10/02/2015

    Stupendo.

    Io lina non posso giudicare, però ci sono delle persone, come Elettore M5S e Bertinelli Monica che pur non conoscendomi mi hanno già classificato. Hanno già detto che sono uno che fa affari con la politica vecchio stampo, che faccio affari con i favori. Bertinelli dice che sono spudoratamente di parte, molto critico e poco argomentato.

    Dice che mi manca la movida e le foto pubblicate sulle riviste patinate.

    Non ha importanza quello che pensate di me. L'importante è come mi sento io e stai tranquillo Elettore MS5 che mi sento tranquillo altrimenti farei come te, mi firmerei con uno pseudonimo.

    Monica, mi spiace ma sei fuori pista. Remo Ponzini, mio caro amico che scrive su questo blog, può testimoniarti che l'ho invitato ad andare a votare 5 stelle all'epoca delle politiche al mio posto (io ero all'estero e lui non voleva andare). Quindi come vedi non sono uno contro i 5S a priori.

    Su Pizzaroti. Ho giocato un po' con Lina perché mi ha "sgridato" sul blog di Pizzarotti e allora qui sono stato ermetico e ho dovuto sintetizzare. Un po' troppo forse.

    Esprimo meglio, se vi interessa il mio giudizio.

    Pizzarotti è per me una bravissima e degnissima persona. Questa è la mia sensazione perchè personalmente non lo conosco.

    Hanno ridotto il debito pubblico riducendo gli straordinari dei dirigienti e tagliando tutto quello che potevano tagliare. Hanno fatto bene. Più di una volta li ho elogiati. Ma anche facendo fallire (non per loro colpa) una partecipata il di cui debito è scomparso come per magia dai debiti del comune. Questo quando si parla di riduzione del debito non viene mai fuori.

    Questa mia libertà mi permette però d'essere critico se vedo che le cose non sono come si pubblicizzano.

    Quando decanti la raccolta differenziata sui social o sui media in generale e tu che ci vivi ti rendi conto che ha messo in ginocchio la società di raccolta imponendogli una raccolta puntuale quando non era pronta, riducendo la città a una piccola Napoli (noi stessi abbiamo avuto mesi di discussioni infinite con Iren) allora non sei corretto.

    Quando in pompa magna inauguri la "nuova stazione" non ancora pronta, dopo che ne hai criticato l'opera e quando questa di fatto non è ancora completa (vedi monumento a Bottego con statue restaurate e basamento tipo boscaglia).

    Quando dici che dopo 15 ore dalla nevicata il 70% delle strade erano libere e tu vedi quello che è successo e ti rendi conto che neppure nel week end si è provveduto a liberare i cumuli di neve agli incroci o nei punti pericolosi.

    Quando NON vedi una progettualità ma una semplice gestione dell'ordinario dove magari le cose da raccontare sul blog sono il fatto che sono state messe le viole sul ponte o che lui è stato chiamato negli USA per un evento.

    Quando vedi gli abitanti di Viale Piacenza costretti ad uscire in strada di sera per combattere contro i pusher che girano indisturbati a decine la sera tra le case e non senti un minimo accenno al problema da parte del nostro sindaco.

    Beh sono solo alcuni degli elementi che ti fanno capire che con questo tipo di struttura manageriale non andremo molto avanti.

    Quindi Elettore M5S e Monica. Io sono per Federico Pizzarotti a vita se l'alternativa è Vignali o simili ma sono anche per la sana critica se questa può servire ad avere oltre che ad un economo anche un progettista del nostro futuro.

    La lina mi dice che dico tutto e il contrario di tutto. Io credo invece di dire quello che vedo e di non dirlo perché uno è del movimento 5 stelle, del PD o di Forza Italia.

    Poi per cortesia chi non vive qui dovrebbe astenersi dal dare giudizi o se vengono dati magari darli ponderandoli con l'esperienza di chi invece qui c'è. Ma va di moda prendere i titoli dei blog e farli diventare verità assoluta.

    Grazie per l'ascolto

    Buona pace a tutti

    Claudio Agazzi

  • Remo Ponzini

    11/02/2015

    Confermo quanto affermato da Claudio Agazzi. Nelle ultime elezioni politiche (un anno fa) io ero intenzionato a fare l'astensionista ma l'amico Claudio (era a Londra) mi pregò di andare a votare M5S... perchè lui, se fosse stato in Italia, così avrebbe fatto. Lo feci con gioia perchè una certa simpatia per questo movimento la nutrivo.

    Non condivido le critiche che Lui ora fa alla amministrazione Pizzarotti ma le diverse opinioni fanno parte del contesto civile e della liberta di pensiero.

  • Esule

    11/02/2015

    Vede sig. Agazzi, Parma non rappresenta un "unicum" per cui per poterne parlare bisogna "storicamente far parte della contrada". Quella di Parma è una storia purtroppo comune, sotto questo aspetto, a molte realtà urbane, italiane ed europe. Se qualche provinciale è qui intervenuto è proprio augurarsi che realtà più "povere" e sperdute non cerchino di replicare i fasti di Ranuccio.

  • Elisa A.

    12/02/2015

    Lo svuotamento dell'Università, il "down-grading" della stessa a favore dell'asse felsineo, l'abolizione del Magistrato per il Po, l'abbandono del Centro modelli di idraulica fluviale del Magistrato stesso e della facoltà di ingegneria, la stazione dell'alta velocità Medio-padana a Reggio e non a Parma, luogo epicentrico tra Milano e Bologna, l'assetto regionale del sistema aeroportuale col sacrificio delle attese di sviluppo dello scalo intitolato a Giuseppe Verdi, e tutte le scelte del «day by day» sono state improntate al consolidamento dell'ortodossa Reggio, luogo elettivo del mondo comunista puro e duro, patria del nucleo fondante della Brigate Rosse, di Romano Prodi e della sua ben radicata famiglia, infine di Graziano Del Rio, ora nel cruciale ruolo di sottosegretario alla presidenza e segretario del consiglio dei ministri.
    Ma l'attenta analisi continua nel linck che allego.


    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1960799&codiciTestate=1&sez=giornali&testo=Banca+monte&titolo=Parma%2C+una+città%3B+che+si+spegne
  • Davide Galli

    12/02/2015

    Quindi Elisa sintetizzando la colpa del declino di Parma sarebbe degli "altri", soprattutto dei tanto vituperati vicini: i cattivoni reggiani, per giunta comunisti.
    Avevo dimenticato in effetti di citare nel mio intervento la famosissima capacità autocritica dei parmensi...

  • Ilaria

    22/03/2015

    Voglio aggiungere alle voci in campo questo articolo di Alessandro Oliva che ci parla di Parma.
    "Calcio, cemento, moda: i fallimenti che hanno segnato il capoluogo emiliano, da Tanzi a Vignali"

    Non è facile trovare il filo rosso che collega tutti i fallimenti di Parma. Forse non è nemmeno questo il luogo o il nostro mestiere, in fondo la sociologia è altro. O ancora, non esiste un fillo rosso che collega tutti i fallimenti di Parma. Di certo c’è che è facile il rischio di parlare male di una città che invece ti ha accolto negli anni universitari, facendoti sentire cullato dalla dolcezza dei declivi padani e allo stesso momento al centro del mondo. Ecco, questo sì: Parma ha la doppia faccia di una cittadina emiliana che da una parte difende le proprie tradizioni con forza, ma che dall’altra sta sempre a un passo dalla voglia di grandeur. Prosciutto, bianchino al bar e La Petit Paris. Chissà che non sia questo, il famoso filo rosso che collega tutti i fallimenti di Parma.

    Il primo ad averla “fregata” è stato Callisto Tanzi. Un ragazzo che negli anni Sessanta era partito da un piccolo caseificio per allargarsi fino ad arrivare, negli anni Ottanta, ad aprire stabilimenti anche fuori dal parmense. Nel 1984, il grande salto. No, non fuori dall’Italia. La Parmalat sbarcò invece a Nusco, in provincia di Avellino. Fu una scelta strategicamente agghiacciante: lo stabilimento distava a 40 chilometri dal casello autostradale più vicino. Ma Nusco era il paese di Ciriaco De Mita e alla Democrazia Cristiana, per un verso o per l’altro, conveniva spesso dire di sì. E Tanzi non aveva fatto le scuole “alte” ma sapeva come muoversi. Tanto che lo stesso De Mita, divenuto presidente del Consiglio, fece emanare nel 1989 una legge ad hoc sulla produzione di latte a lunga conservazione, che servì alla Parmalat per commercializzarlo a livello nazionale.

    L’anno, nel 1990, l’occasione per Tanzi di affermare ancora di più la propria immagine arrivò con la promozione del Parma in Serie A. L’ex ragazzo di bottega di un caseificio aveva visto giusto. Una città come Parma aveva bisogno del pallone per alimentare il passetto verso quella grandeur, l’eredità francese di cui in città da decenni era rimasto il Parco Ducale e la erre arrotata. Milano, Torino, Roma: le grandi piazze le raggiungi con il cibo e il pallone. Da qui, i primi clamorosi successi. Al primo anno nella massima serie, il Parma arrivò sesto e va in Coppa Uefa. L’anno dopo conquistò la prima Coppa Italia, quindi la Coppa delle Coppe a Wembley. Gli anni Novanta sono stati gli anni dei gialloblu. Una Coppa Uefa, due: l’Europa della grandeur. La seconda coppa vinta in Russia, dove ai tempi dell’Impero la Francia era un esempio da imitare. Ma in città le voci girano, anche se restano chiuse nell’ovattato silenzio padano. Non va tutto bene, alla Parmalat. Girano tante voci. Ma il calcio tira. E poi alla guida del club c’è il figlio Stefano, faccia pulita da bravo rampollo di famiglia.

    Quindi a tutti va bene così, in fondo. Così come andrà bene a tutti Tommaso Ghirardi, fino ai fatti di qualche mese fa, per inciso. Nel 2003 scoppia il caso Parmalat e tutto va in crack. Si scopre che la società era in debito da mesi, anni. Mentre il Parma vinceva in Europa, la società boccheggiava. Il buco, alla fine, è di 14 miliardi di euro. Il canovaccio della vicenda Parmalat è ricco e variegato: Geronzi e la Banca di Roma per un prestito da 50 milioni di euro nel 2002, la finanza creativa di Fausto Tonna e falsi crediti conferiti in un fondo (l’Epicurum), il conto corrente fittizio alla Bank of America, le pressioni di Tanzi per piazzare dipendenti e sindaci di Parmalat in banche che potessero appoggiarlo economicamente. E il Parma Calcio, chiaro. Che si salva nelle mani di Enrico Bondi. Le coppe restano al loro posto, i soldi dei risparmiatori no. Pazienza.

    Ancora oggi, se arrivate a Parma in treno, sembra di scendere in una grande capitale europea. Una ariosa cupola sovrasta i binari, mentre un elegante sottopassaggio collega due zone della città divise per decenni dalla ferrovia. Attorno, un po’ di palazzi nuovi, che non guastano mai. Della vecchia stazione è rimasto il corpo centrale, trasformato in zona di transito dalla superficie al primo piano sotterraneo dove c’è la sala d’attesa e al secondo piano, dove c’è la strada con la fermata dell’autobus. Un’opera imponente, costata 90 milioni di euro e che ha visto il cantiere aprirsi nel 2007 e chiudersi nel 2014. Sette anni. E destino ha voluto che a inaugurare l’opera fosse Federico Pizzarotti, sindaco grillino eletto dopo i disastri di Pietro Vignali. E che all’inaugurazione ci fosse anche Alfredo Peri, assessore regionale ai Trasporti da Vignali battuto nelle elezioni del 2007.

    Vignali era stato il delfino politico di Elvio Ubaldi, ex primo cittadino che alla tornata elettorale di 8 anni fa lo candida a sindaco nella sua lista. E sarà proprio Ubaldi a costringerlo alle dimissioni, nel settembre 2011. In mezzo, un buco da 800 milioni di euro, ad alimentare la voglia di grandeur. Il Parma Calcio non regala più le soddisfazioni di una volta, tocca puntare su altro. Tocca puntare sull’urbanistica. Così, via al cemento: si punta a fare di una realtà di 189mila abitanti «una città di rango europeo», come ribadirà dopo la fine del mandato in un’intervista al Corriere della Sera.

    Tutto in città diventa grande. La stazione, l’authority alimentare (scambiata con Reggio Emilia per l’Alta Velocità), la Scuola Europea, ponti avveniristici, passerelle per biciclette, il sogno di una metropolitana. I soldi di una holding, pare, usati per finanziare un film di Vincenzo Salemme i cui protagonisti sono vigili urbani (“Baciato dalla Fortuna”): un occhio di riguardo per un corpo finito all’epoca nelle cronache nazionali, dopo la denuncia di percosse da parte di uno studente ghanese. Per non parlare dei 180mila euro spesi in fiori per un ponte sul Torrente Parma, mai visti però nelle fioriere. A fiorire sono le partecipate del Comune: Spip, Parma Infrastrutture, Stu Stazione, Stu Pasubio, Stu authority, Tep, Infomobility. Il tutto per aggirare vincoli e patti di stabilità: la grandeur chiama. Nel settembre 2011, Vignali firma la resa, per le accuse di corruzione ad alcuni assessori e membri della Giunta comunale. Ancora oggi, Parma paga. A fine 2014 Parma Park, la società che avrebbe dovuto realizzare una serie di parcheggi sotterranei nel centro città, bussa alle porte del Comune: tra l’inizio dei lavori mai avvenuto e i guadagni non realizzati, con relativi danni d’immagine, secondo la società ammontano a più di 2 milioni di euro.

    Calcio e cemento non funzionano. In fondo noi italiani siamo famosi per la moda, perché non provare con i vestiti? L’idea, tanto semplice quanto geniale, viene a un ragazzo originario di Carpi, ma che sceglie Parma come quartier generale. Io produco delle magliette con sopra un logo senza fronzoli, diciamo una margherita. Poi faccio in modo che la indossi gente famosa. I calciatori, magari. L’importante è che nelle riviste patinate compaia la mia maglietta. Matteo Cambi aveva avuto la pensata giusta. Nel 2001, vende 200mila magliette marchiate “Guru”.

    Nascono nuove linee, compresa una per bambini. Nel 2003 le magliette diventano 3 milioni. Nel 2005, la Guru compare sulla livrea di una macchina di Formula Uno, la Renault di Flavio Briatore. Cambi è ricco, ricchissimo. La fama, la grandeur. Il premio “Giovane imprenditore della moda” nel 2005, «per essere riuscito ad affermare in breve tempo un marchio, uno stile, un'idea». Le spese: 2 milioni di euro per orologi di marca, 15 per serate di gala in locali alla moda. Le indagini per fatturazioni inesistenti, dal dicembre 2006. La cocaina. Secondo una perizia, arriva a consumarne 8 grammi al giorno. Roba che costa: 700mila euro, più l’alcool, per 5 anni. Dopo il carcere, per Cambi arriva la riabilitazione. Il 7 luglio del 2008, il Tribunale di Parma decreta il fallimento dell’azienda: i debiti ammontano a 100 milioni di euro. Cambi si è sposato a fine dicembre, la Guru è stata rilevata da un gruppo indiano, ma il brand non più decollato nonostante i liquidi immessi negli anni seguenti.

    La storia dell’ultimo fallimento è sempre lì, al Tribunale di Parma. Ed è toccato ancora al calcio. Fallito ancora, 10 anni dopo, scottato quando dopo anni di lotte per la salvezza doveva arrivare l’Europa. Un passetto verso la grandeur, stoppato prima dai debiti mostruosi lasciati da Tommaso Ghirardi (la sentenza di fallimento li quantifica in 218 milioni di euro totali), poi da un imprenditore che voleva fare i soldi vendendo olive su internet e che, secondo un’indagine della Guardia di Finanza di Roma, dopo aver comprato il Parma lo avrebbe usato come veicolo per depositare alcune somme di denaro hackerate e da riciclare, scaricando i soldi da arte di credito clonate, usando i pos delle biglietterie del Tardini. Là dove c’erano Fabio Cannavaro e Juan Sebastian Veron. Un ultimo schiaffo alla grandeur, nel silenzio ovattato di una città emiliana.

  • Sconsolata

    16/04/2015

    Queste strade a 100 metri dalle luci del passeggio sono ormai deserte e senza alcun controllo. Fin dalle 17 gli extracomunitari entrano in questi negozietti prendono bottiglie di alcolici bevono e si ubriacano per poi fare i propri bisogni o a volte risse in mezzo alla strada.
    La gente non ne può più e cerca abitazioni altrove. Qui ci sono anche i problemi di case sovraffollate con affitti in nero. Qui a due passi dalla movida iperegolamentata da questa Amministrazione, c’è un vero e proprio Far West dove la sicurezza non esiste

  • Luca Cavallina

    30/06/2015

    Sei diventata brutta, non ti lasci più amare…
    Ti hanno deturpato, ti hanno fatto un lifting venuto male. Ti sei lasciata rubare il tuo centro tranquillo, ora in Via d’Azeglio c’è la musica alta fino a tarda notte, in via Farini, si grida e si schiamazza, in Piazza della Pace trovi tutto quel che vuoi eccetto la pace.

    Al sorgere del sole solo cocci di bottiglie, mozziconi di sigarette e tanta spazzatura, di come eri prima non è rimasto nulla, San Leonardo, i Prati Bocchi, Piazzale Pablo, non sono più quartieri popolari, sono solo popolari tra spacciatori e clienti.

    Ti hanno venduto l’anima.

    Un ponte che non porta da nessuna parte, una stazione nuova dove non fermano più i treni, un aeroporto aperto solo per credersi ancora viva, uno stadio chiuso con le sciarpe strette attorno ad un cancello a piangere i fasti di un passato che non tornerà, il Regio, sempre lì, maestoso, grandioso ma vuoto, senza musica, per Verdi i soldi non ci sono anzi forse chi ti ha ridotto così non sa nemmeno chi sia Verdi.

    Piazza Duomo è meglio lasciarla deserta, è meglio non far suonare Giovanni Allevi, meglio far tacere la voce di Battiato potrebbero svegliare qualche coscienza, potrebbero far rinascere un po’ di cultura.

    Spritz, prosecco, inceneritore, centri commerciali, movida, ti sei lasciata omologare.

    Sei diventata brutta e del tuo splendore non resta che la malinconia che mi assale ogni qualvolta passeggio inquieto la notte per le tue strade.


    http://www.gazzettadiparma.it/lettere/283812/Parma-sei-brutta-.html
 

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