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  • Fra la via Emilia e il West

    Forse fanno finta di niente; o meglio, per convenienza usano il risultato più immediato, di facile intuizione e a loro confacente, quello di enfatizzare la coalizione vincente, tralasciando l’analisi territoriale, invece dare un’occhiata ai numeri può servire. Mi riferisco a chi fa informazione e ai vincitori, per loro è sufficiente un solo concetto: “Ha vinto la sinistra e la destra ha perso”. Verissimo, ma non è tutto oro quello che luccica. La Regione non è solamente Bologna, Modena e Reggio Emilia, oltre alla via Emilia c’è il West, ovvero la dorsale appenninica e la “bassa”, luoghi dove la “non centralità” si fa sentire quotidianamente sulla pelle di chi ci vive e con lei il disappunto espresso attraverso quest’ultimo voto, decisamente controcorrente (vedi immagini allegate).

    È sufficiente considerare i risultati ottenuti nei quarantaquattro Comuni della Provincia di Parma, per capire che in queste ultime elezioni qualcosa non va, nonostante ci sia un vincitore indiscusso: il piddino Stefano Bonaccini (da lunedì è tornato del PD, prima si vergognava). Solo in due di questi, Parma e Collecchio, la sinistra ha prevalso, in pratica nel Comune capoluogo e in parte della sua cintura urbana. I restanti quarantadue, dalla bassa alla collina alla montagna, dal Po al Monte Penna -e in generale nel territorio della provincia, da Rimini a Bobbio- il centrodestra ha vinto, quando non addirittura stravinto con percentuali bulgare: tant’è che nei cinque Comuni dell’Alta Valtaro la percentuale è arrivata al 73%.

    Risultati diversi si sono ottenuti nelle grandi citta emiliano-romagnole e lungo la Via Emilia, dove il “rosso” ha storicamente tenuto. Un chiaro segnale per identificare quei luoghi dove i servizi vengono erogati, dove si vive meglio e l’Amministrazione Regionale cerca di rispondere alle esigenze sostanziali dei cittadini.

    La musica cambia “quassù”, dove i servizi, anche quelli più basilari, si fanno più carenti se non eroici, come ad esempio prendere un treno per andare a lavorare o a studiare e scoprire direttamente sul binario l’indicazione “Soppresso”; come nascere lontani da dove si è, e quando accade con il rischio di farlo in ambulanza; quassù, dove inoltre si continua ad agevolare la grande distribuzione, in barba ai piccoli negozi che non vengono sostenuti con incentivi reali e cadono come mosche ai primi freddi… lamentandoci che poi si è costretti ad acquistare su Amazon, presso gli outlet o i centri commerciali della pianura.

    Noi, popolo appenninico, abbiamo anche altri “piccoli” problemi quotidiani, certamente su argomenti non vitali, ma che a valle sono scontati, mentre da noi sono considerati “fortuiti”. Tra questi: il segnale del cellulare ovunque; una connessione internet decente; anche fare il “pieno” di benzina non è dato per scontato, a volte per cercare un distributore rifornito bisogna fare anche 10 km; guardare tutti i canali della televisione senza essere costretti alla parabola; spostarsi per andare lavorare, magari facendo un’ora di strada in auto, sempre se la strada è percorribile anche con il gelo -sì, perché qui, se di notte non spargono il sale, si può anche morire.

    È questo l'Appennino dimenticato e vessato dalla politica che asseconda solo i grandi numeri, che prende voti dove la pancia è piena, ovvero nei grandi centri urbani, spesso “radical chic”: gli stessi che l'hanno sostenuta politicamente e che però non subiscono grandi disagi e dove la vita è meno grama.
    C’è poco da cantar vittoria, da organizzare piazze con le Sardine a sostegno del sistema, le nostre Alte Valli, così come la Bassa, hanno espresso il loro disappunto verso questa politica accentratrice di servizi: i problemi c’erano, ci sono e ci saranno. Perciò chi rimane si sente abbandonato e vota “contro”. Contro il governo regionale, contro chi si è dimenticato di noi, contro la città. Altro che razzisti, fascisti o fomentatori di odio, è questione di sopravvivenza.  

    Purtroppo noi “montanari” siamo considerati cittadini ininfluenti numericamente, relegati in una sorta di "Riserva Indiana", dove ogni tanto ci viene dato il "dolcetto" per non farci morire di fame e illuderci che esistiamo. È troppo facile parlare, giudicare e votare da Piazza Maggiore o da lungo la Via Emilia: “Mo andè ben a caghèr tot quant!”.

28 Commenti

  • Federico Rolleri

    29/01/2020

    Una goccia di utopia.
    Fino a quando non ricominceremo a sognare, nulla cambierà.

    Meglio l’ultimo modello di automobile o una microturbina eolica? Perchè, in ogni dove, fanno pubblicità solo di automobili e non di turbine eoliche?
    Eppure la maggior parte di noi ha bisogno di entrambe le cose quotidianamente: mobilità ed energia elettrica. Solo che dal punto di vista energetico, visto che non siamo abituati a produrre energia, ci sfruttano economicamente vendendoci energia a caro prezzo con profitti enormi da parte dei gestori. E quindi lasciano il monopolio ai gestori, che peraltro ci tartassano quotidianamente al telefono, oltre al danno la beffa. E pubblicità di microturbine eoliche non se ne vedono.
    Invece, dal punto di vista della mobilità privata su gomma ci sfruttano due volte e ci prendono in giro almeno altrettante: vendono automobili a caro prezzo, costringendoci a pagare bollo, assicurazione, revisioni e pezzi di ricambio per auto a durata limitata, dobbiamo alimentarle con combustibili fossili che riforniscono viziosamente l'economia globale (oltre alle guerre per le ultime gocce di petrolio) e danno profitti a sconosciute multinazionali, e in più, con l'abuso del trasporto privato, inquiniamo la stessa aria che respiriamo, rendendo oltretutto invivibile lo spazio pubblico che potremmo vivere con lentezza, liberando i centri urbani dalle auto. Ma noi non lo facciamo, e quindi ci sono pubblicità di automobili ovunque.

    Da una parte il cambio di paradigma sta nella distribuzione e autoorganizzazione della produzione di energia, così da rendere obsoleta la dipendenza dai gestori che ci costringono a pagare bollette inimmaginabili; serve uno sforzo culturale ed economico immane, ma dovremo andare prima o poi in questa direzione.
    Dall'altra il cambio di paradigma sta nel ridurre al minimo il trasporto privato, potenziando enormemente quello pubblico e diminuendo il bisogno di spostamenti, così da abbattere lo strapotere di assicurazioni e distributori di veleno che attualmente riforniscono e sfruttano il nostro trasporto privato.

    Fino a quando non comprenderemo il nostro reale potere e continueremo a rimanere divisi, nulla cambierà, perchè è questo che vuole chi ci governa (e ha la faccia di nessuno che conosciamo).
    Fino a quando non troveremo nuove progettualità e autoorganizzazione, rimarremo servi delle decisioni altrui.
    Fino a quando non capiremo che il nostro futuro dovremo costruirlo a livello di comunità territoriale, saremo sempre coloro che hanno accettano il declino senza sognare.

    Senza voler fare la morale ad alcuno, tanto meno a me stesso che sono il primo ad essere compromesso, penso sia meglio comprare una geniale microturbina eolica. Se poi volessi proprio sognare e bere una goccia di utopia, allora mi piacerebbe farlo con altri e respirare nuove prospettive territoriali: esistono gli strumenti per autoorganizzarsi, ma fino a che rimarremo divisi, il passato ci mangerà.

  • Barbara Cavalli

    29/01/2020

    Caro blogger improvvisato, così ti considera qualcuno, tanto improvvisato non mi sembri. Qualcun altro, o forse lo stesso, dirà che è inutile parlare, analizzare e scrivere perché avete perso, è inutile, bisogna ammetterlo. Invece NO, è superfluo sottolineare che io la penso diversamente.

    Alla spicciola, alla conta dei voti effettivamente occorre dire che il Pd ha vinto. La matematica non è certo un’opinione e i dati parlano chiaro. Ma dato che tu improvvisato non sei, e nemmeno tanto sciocco, sei andato oltre il mero calcolo matematico ed hai analizzato i risultati finali da un altro punto di vista, quello della logica, dell’oggettività e anche dell’intelligenza messa al servizio di chi porta avanti una bandiera che tutto è tranne che vincitrice. E comunque non sono solo io che la penso così, sarebbe pure banale dirlo, ma sono della stessa opinione tutti i seguaci del vincitore!

    Eh sì, hai notato il silenzio assordante di chi avrebbe dovuto, in fin dei conti, pavoneggiarsi della vittoria? Tutti zitti, a parte i soliti che alzano i calici ad ogni occasione. Vorrà pur dire qualcosa no? Come si può dire, e limitiamoci al nostro territorio, abbiamo vinto? Qualunque mente di media acutezza se ne guarda bene dal farlo. E allora, a questo punto, bisogna fare altre considerazioni.

    È ormai evidente che la montagna è la Cenerentola di quella matrigna che si ricorda di lei solo quando serve. Noi siamo esattamente questo: una popolazione che è una zavorra, ma che, quando serve, viene soggiogata con promesse stellari, ovviamente non mantenibili, solo a proprio uso e consumo, per tornare poi nel dimenticatoio fino alla prossima occasione. Vedremo se continueremo ad essere considerati figli di nessuno e pure traditori, oppure trattati al pari degli altri, più ricchi e più intelligenti di noi. Ai posteri l’ardua sentenza!

  • Andrea

    29/01/2020

    Capisco la protesta, capisco meno come si possa votare una persona che non si è fatta neanche vedere e manda il suo capo. Ho guardato il suo intervento al Farnese, a parte la lista dei successivi appuntamenti di piazza e l'elenco di alcuni problemi (credo non scorderò mai il microchip alle nutrie) non ho sentito neanche una soluzione. Non capisco come si possa votare un bulletto che va a citofonare ad un diciassettenne per chiedergli se spaccia, un ex ministro degli interni non il mio vicino di banco delle medie (dico per dire) e di scene poco edificanti ce n'è molte. Come postare sui social due ragazzine che lo contestano e dare il via ai seguaci in un orda di insulti. Riguardo alle sardine sono scese in piazza contro il linguaggio e il modo di fare di questo personaggio, non a favore del sistema. Non ho condiviso il loro seguire Salvini, fossero andati in piazza il giorno dopo sarei andato anche io. Sono schifato da quell'uomo che mangia a sbaffo da 20 anni senza mai e poi mai fare niente. Senza assumersi nessuna responsabilità. È già finito lo sciopero della fame? Che se uno pensa di essere nel giusto tiene.il punto, non si mette a piangere che è colpa anche degli altri. E non è una mia opinione. È così. Posso anche condividere la protesta e spero che chi di dovere ne prenda atto e lavori per cambiare le cose, ma Salvini... lasciamo perdere che è meglio la canna del gas. Cordialmente saluto.

  • Paolo Muratori

    29/01/2020

    Condivido parola dopo parola!!! Adesso vediamo quanto vale la parola di Bonaccini in merito alle tante promesse. Sono venuto ad abitare in appennino ma mai avrei creduto di non essere tutelato, sostenuto e garantito dalla scelta mia e della mia famiglia. A Lodi avevamo un altro tipo di vita, ma abbiamo scelto il cambiamento, però a caro prezzo.

  • Laura

    29/01/2020

    Non intervengo mai su post simili di qualsiasi sorta siano, ma scusami una considerazione Gigi: si deve votare con la pancia ma anche con la testa,mi spiego meglio onde evitare polemiche. La destra ha preso tantissimi voti in Valtaro, altrettanto nella bassa modenese, ma hanno avuto la stessa sorte, ovvero nessun candidato locale li rappresenterà in regione, perché non sono state messe le preferenze sulle schede. Anzi, la beffa, rischiano di essere rappresentati unicamente da chi tanto hanno denigrato in campagna elettorale.... In regione non ci saranno ne' Salvini ne' la Meloni, chi si ricorderà della montagna? Spero qualcuno, ma la vedo dura

  • Rodolfo

    29/01/2020

    Tutto vero. Hai scritto la fotografia reale delle nostre terre Alte. Ed è stata anche in gran parte la mia proposta elettorale. I montanari di centrodestra, questa volta, dopo moltissimi anni, avevano la possibilità di votare il sottoscritto che vive direttamente i problemi reali che tu evidenzi. Invece hanno preferito premiare con migliaia di preferenze altri candidati di città o della ricca pianura e collina, che non conoscono i nostri problemi perché non li vivono e non ne avvertono la pesantezza. È un rammarico personale perchè, fallendo il mio obiettivo, è fallita anche una rappresentanza montanara di Centrodestra, cioè di quella parte politica che ha avuto in Montagna il 70%, percentuale di cui anche il sottoscritto, per le sue battaglie nel corso degli anni, può legittimamente vantare qualche merito. Per me non sarebbe cambiato nulla, forse poteva cambiare qualcosa per il nostro territorio. Ma io non mollo e sono pronto per altre battaglie, nella convinzione di poter preparare il terreno a qualcuno che meglio di me si possa far valere!

  • Benny

    30/01/2020

    Mi piacerebbe pensare che molti dei voti presi dalla Lega siano dettati da un pensiero attento come il tuo, che sia un voto pensato e meditato non solo fomentato dal leader; spero e credo che la tua analisi sia un’ “arma” spronante per chi ha l’ha scelta, per la politica locale... ma anche e soprattutto per chi ci ha messo la faccia e la poltrona se l’è presa... che le valli non siano state solo uno spot da campagna elettorale per il sig. Rainieri. Spero possa essere un nuovo inizio, una reale connessione tra regione e territorio, mi auguro che la comunità vada avanti con le richieste, il coro sia unito e la “riserva“ si possa ribellare.

  • Mauro

    30/01/2020

    No... non ci credo che ancora si rigiri il macinino con i "radical chic"... sei un blogger Gigi, cerca di essere contemporaneo almeno, distinguiti dal capitano e dai suoi accoliti. Faccio un gioco di trasposizione del carattere del personaggio; in teatro si usa. Provo a ricordarmi la tua figura: elegante, distinto, abiti sempre giusti, immagino dico immagino iphone e ultimo modello di Mac (mi prestati il caricabatterie), non ti conosco a fondo ma credo tu sia un geometra, immobiliarista, quindi tirando le somme, superficialmente, la butto lì, potrei dire il quasi prototipo del radical chic. Ma non ti conosco bene per cui non mi azzardo a definirti tale e non capisco come tu possa generalizzare su centinaia di migliaia di persone con un termine così "abusato" che quasi si diventa patetici a scriverlo. E non perché vivo anche nella bassa, a Piacenza, ma perché classificare le persone "random" lo trovo banale, noioso, direi troppo facile.

    Conosco centinaia di persone, tra cui tutti i miei fratelli, che fanno lavori "semplici", che tutto tranne "radical chic", ma che non hanno ascoltato gli ululati dei lupi scesi con la spada giussana sguainata come a conquistare una landa qualsiasi. Se dovessi cercare un aforisma zen sicuramente troverei una definizione del tipo "se non vuoi essere classificato inizia a non classificare gli altri" ma wikipedia oggi la lascio ad altri e mi va solo di dirti che dividere ancora di più non serve, di livore e astio intorno a noi ne abbiamo già tanto.

    Ogni tanto mi piacerebbe leggere un autocritica da un politico ma so che la mia è una utopia, e allora sorrido pensando a voi che la pretendete da chi ha vinto e non la esigete da chi ha perso. Pensa in che splendida posizione vi trovate, chi ha vinto dovrà rispondere delle promesse chi ha perso dovrà solo verificare, annotare e alla fine far di conto. La vostra montagna è già fragile, potete scegliere se costruire dei puntelli per un futuro migliore oppure sradicare ancora qualche zolla per farla cedere sempre di più.

    p.s.: ti assicuro che anche la città non è così forte come sembra, i negozi chiudono anche li, i giovani si spostano nelle città più grandi, se vuoi un giorno davanti ad un caffè ti racconterò della palude in cui la giunta di cdx sta definitivamente inabissando Piacenza che già stava affogando con quella di csx.

  • PK

    30/01/2020

    Ma???? l'architetto l'ha mai utilizzata una "microturbina eolica", ha mai toccato con mano le applicazioni di una "microturbina eolica"?
    O subisce lo sballottamento al vento politico?

  • Rosanna A

    30/01/2020

    Una bella analisi politica di queste elezioni regionali. Non ha vinto nessuno se non la persona a mio avviso perche’ nessuno, ne’ i radical chic ne’ quello che bussa al citofono, sono stati in grado di rispondere ai bisogni degli elettori di qualsiasi schieramento.
    In ogni caso mi permetto di dire, e spero di non essere aggredita per questo,che qui l’Appennino e’ ancora un sistema che funziona. Con i suoi problemi ma funziona. Quanto contino le persone o la regione che c’e’ alle spalle non lo so. Io personalmente vengo da un’altra regione dove l’entroterra e’ il far-west e nemmeno i piu’ elementari servizi vengono piu’ garantiti. Questo per dire che bisogna fare un’analisi piu’ ad ampio spettro della cosa e cercare di dare una nuova collocazione a questi posti.

  • Gianluca Bonazzi

    30/01/2020

    Gigi Cavalli, hai ragione... ma credo che si possa dire cosi'... finche' la gente tutta non si riappropriera' del suo pensiero critico facendo vera politica dal basso parlando e confrontandosi su temi veri, ci si accontentera', si fa per dire, del voto il meno peggio contro il voto di protesta. In sintesi, questa e' la situazione italiana riguardo il voto, che esprime politici con lo sguardo corto, ristretto e opportunista.

  • Daniele Uboldi

    30/01/2020

    La mia analisi del voto è indubbiamente incompleta. Non è facile trovare gli indicatori, tutti gli indicatori, adeguati a rappresentare una entità territoriale. Ho cercato di andare oltre la classificazione dicotomica (vinto/perso), perchè non permette di capire cosa sta dietro al voto. Se stiamo al "vinto/perso", non c'è partita: Borgonzoni conquista 42/44 dei comuni della provincia di Parma. Ma se facciamo un carotaggio in profondità vediamo uno scenario diverso. Borgonzoni ottiene una maggioranza bulgara nel profondo appennino, superando il 70%, che poi diventa il 60%, il 50%, il 40%, man mano che ci si avvicina alla città di Parma. Questo evidenzia la tripartizione storica della provincia, in tre aree ben distinte: pianura, fascia pedemontana, appennino.

    Il voto è sempre soggettivo, ma ha anche una componente oggettiva che configura dei "blocchi sociali". Questi blocchi hanno ripatito la Regione in modo duale: la "Emi-pianura" e l'"Emi-appennino". Queste sono divenute aree non emulsionabili, disaggregate ed anche contrapposte. Chi sta meglio (non dico bene, ma meglio) ha votato a sinistra. Chi sta peggio ha votato a destra. Questi sono fatti che obbligano tutti a una profonda riflessione. E' evidente che le politiche per la pianura non vanno bene per l'appennino e viceversa. La montagna ha fragilità e risorse che la pianura non ha. Per cui occorrono politiche mirate e non certo corrispondenti alla logica capitalistica del massimo profitto. La montagna, economicamente parlando, difficilmente può essere competitiva secondo le logiche di mercato. La montagna non può produrre "quantità" ma può produrre "qualità". Se si capisse questo saremmo già a buon punto. Così come, se si analizzasse correttamente lo scenario futuro si capirebbe che la digitalizzazione che tanti problemi crea alle piccole attività (penso a come Amazon stia falcidiando i piccoli negozi) può anche essere una grande opportunità, se ben gestita, perchè il futuro correrà sulle autostrade digitali, non piu' su quelle asfaltate. Si muoveranno le idee piu' che le persone.

    La fossa dell'appennino è stata la distanza dai grandi centri. Ma, in futuro, questo sarà ancora un aspetto discriminante? Io credo di no. La distanza può essere una opportunità, se la conservazione della bellezza, della integrità del territorio saranno amenities offerte ad un turismo intelligente e rispettoso. La biodiversità di questi luoghi che è immensa, forse non vale nulla? Vogliamo dircelo finalmente che non abbiamo bisogno di aziende puzzolenti, ma di mettere a reddito la natura e che questo può trasformarsi in posti di lavoro. Dunque, cari amici, il varco è questo. E' su queste idee che devono nascere progetti. Lamentarsi, dare fiducia al demagogo padano solo perchè le spara grosse può anche essere un voto di protesta,ma ora serve la proposta! E, se non vogliamo che gli altri ci servano la loro minestra, dobbiamo cucinarcela da noi.

    L'analisi del voto la potete trovare qui: https://www.danieleuboldi.it/?p=290

  • Sonia Carini

    30/01/2020

    Scomposizione approfondita dell’evento e per questo lo trovo condivisibile. Una mia opinione personale sul Presidente in carica e su chi l’ha sostenuto me la sono fatta: credo che non sia chiaro che ha vinto queste elezioni anche grazie al fatto che molti l’hanno votato poiché era "il meno peggio" anche se la mia X non l’ha sentita sulla schiena. Ma ora attendiamo l’erogazione dei 28 milioni per i terremotati emiliani; l’apertura di tutti i reparti di maternità montani; gli asili gratuiti; i mezzi pubblici gratuiti per gli studenti; e dulcis in fundo, l’appoggio al governo per lo "ius soli".

  • Gigi - Esvaso.it

    30/01/2020

    Mauro, no notato che hai passato metà del tuo tempo a psicanalizzarmi e l’altra metà per dirmi che tu e i tuoi fratelli non siete “radical chic”. Non credo che queste due opinioni interessino a qualcuno. Mi sarei aspettato invece una tua visione per capire come e perché 42 Comuni su 44, in provincia di Parma, abbiamo fatto una scelta decisamente contrastante con quella praticata dal capoluogo e la sua cintura. Stesso discorso per le altre Provincie emiliano-romagnole.

    Con la mia personale visione ho voluto dare una motivazione al voto che si è distinto in Appennino e nella Bassa. Purtroppo la tua non l’ho letta. Di tutto il testo hai preso solamente in esame un concetto “radical chic”, tralasciando anche la parola che lo precedeva “spesso”, indicata proprio per non generalizzare l’elettorato pro-Bonaccini.

    In ogni caso, ti rammento, che il Presidente Bonaccini, l'altro ieri, ha utilizzato in un suo post (poi cancellato) questa tua forma tanto detestata: "Questi sono quelli che meriterebbero la Lega e Salvini al governo ovunque. Abbiamo vinto anche per loro, radical chic inconsapevoli. Buonanotte".

    P.s.
    Rimango in attesa di una tua eventuale "lettura" del voto, questa sì mi piacerebbe leggerla.

  • Nadia Vassallo

    30/01/2020

    Condivido questo bel pezzo di Gigi Cavalli perchè la lotta è la stessa, la prospettiva è la stessa, chi non vuole capire ed ascoltare sono gli stessi.
    Francamente sono positivamente sorpresa per il grido unanime di dolore della gente di Appennino e negativamente nel constatare il non rendersene conto della classe dirigente.
    Andiamo avanti.
    Viviamo il nostro Appennino in ogni sua parte, solo così lo manteniamo vivo.

    Castelnovo ne' Monti

  • Isabella

    30/01/2020

    Tranquillo, Stefano che prima ha detto che i punti di nascita è stato costretto a chiuderli ora li riaprirà. In scadenza del termine elettorale, nonostante governasse da 5 anni ha fatto una commissione e deciso, prima non poteva!
    E che dire se anche in un paese come Brescello il PD ha perso?
    Il PD ha tenuto dove ci sono le cooperative, Reggio-Modena e Bologna e dove (come a Parma) le liste civiche si sono mascherate...
    Il malcoltento dilaga ma non si può dire.

  • Mauro Mozzani

    30/01/2020

    Caro Gigi, non ti ho psicanalizzato, non mi permetterei mai, (tra l'altro correrei il rischio di una competizione in famiglia, perderei, e a me piace vincere), ti ho solo analizzato in maniera superficiale "visivamente", per esemplificare il termine radhic. che tanto mi piace e che faccio persino fatica a scriverlo.

    Riguardo l'analisi del voto mi piace prendere in considerazione vari punti di vista.
    In ambito territoriale è evidente che la parte più ad ovest della regione abbia dato un segnale forte all’amministrazione regionale, marcando una lontananza dal centro politico-amminstrativo che ingiustamente si paga da sempre.

    In particolare le zone di montagna in tutta la regione è evidente che non siano assolutamente contente di come siano stati gestiti i rapporti con le periferie.
    Ad essere malizioso evidenzierei che da parecchi anni nel piacentino le amministrazioni comunali sono in gran parte del cdx e tutti sappiamo come siano bravi i politici a scaricare il barile.

    Dal punto di vista della politica nazionale, perché alla fine per la lega è stata una consultazione nazionale dato che Savvini (scusa ma non riesco a pronunciarlo correttamente come r.c.) si è speso di persona come fosse lui il candidato, il confronto è stato tra un amministratore locale con empatia uguale a 0,1 ed il segretario di un partito che da 2 anni occupa tutte le televisioni nazionali, quasi una sfida tra la concretezza deprimente e l’esuberanza mediatica ed alla fine pare proprio che Davide abbia sconfitto Golia.

    Mi spiace che l’appenino piacentino e parmense non siano stati capaci di esprimere un loro rappresentante e spero che i nuovi amministratori mostrino una più seria e programmatica attenzione alle periferie della nostra regione, insomma che siano capaci di far girare le pale eoliche anche in altre direzioni.
    Per curiosità ho dato un occhio alle comunali di Bedonia, 8 mesi fa, il csx aveva il 54% e il cdx il 42%, nelle regionali dell’altro ieri si è passato ad un csx 23% ed un cdx a 73%, quindi netta posizione contro le politiche regionali (confidando che non sia soltanto una questione di colore, ma tu conosci meglio di me gli abitanti del paese e mi potrai dire).

    Ti saluto, tra poco mi trucco e entro in scena, chissà se un giorno mi troverò Savvini accanto in camerino, con il cerone in mano, chissà… forse avrebbe la possibilità di essere finalmente più sincero. (nei suoi simpatici giri in valle non mi sembra abbia mai detto che nella sua amata Lombardia hanno chiuso 4 punti nascita nel 2018 per quella legge dovuta proprio al governo berlusconi-Lega).

    P.s. comunque rimango sempre disponibile a raccontarti del declino inesorabile della mia città.

  • Piero Rizzi Bianchi

    31/01/2020

    Per l'Emilia-Romagna era la prima vera occasione per congedare un dominio della sinistra che data direttamente dalla liberazione del 1945: 74 anni, proprio come la durata dell'Unione Sovietica (1917-1991)… Ed è stato uno scontro forte, ideologico, in apparenza quasi d'altri tempi, ma invece clamorosamente attuale. Salvini, con grande coraggio, ha sfidato l'orco rosso proprio nella sua tana, ha acceso gli entusiasmi di chi voleva liberarsi e liberarsene, ma purtroppo ha brutalmente risvegliato anche la passione della parte avversa, e con essa tutti i suoi metodi di coartazione del consenso, ben noti e ben oliati in decenni di strapotere. Se a questo si aggiunge uno pseudo-movimento come le "sardine", nato per confondere le idee con un'azione diversiva, e far risultare spontaneamente democratico e rispettoso quello che proprio non lo è; se si aggiunge un pasticcio legale, come l'assurdo "voto disgiunto" (tra l'altro, assurdamente ammesso in questa Regione ma non in altre!); possiamo allora capire l'origine di questo risultato: un risultato che ha beffato il desiderio di rinnovamento di una gran parte (forse la migliore?) dei cittadini emiliano-romagnoli.
    Tuttavia, il fatto che alla guida della Regione -con un bel sospirone di sollievo per coop e apparati incistati- abbiano incontestabilmente rieletto il sig. Bonaccini, con la sua "integerrimità" (come ha detto, con "umilissimità", nel suo primo discorso da vincitore!), a me sembra il dato meno rilevante, rispetto a due altri che risaltano con molto maggior forza ed evidenza e che pongono prospettive molto più interessanti.

    Anzitutto, basta guardare la cartina del voto per comune qui allegata da Gigi, per toccare con mano quanto già da lui esposto: da questa elezione escono due Emilie-Romagne, assolutamente compatte e contrapposte: la prima, di sinistra, arroccata intorno alle città centrali e vicine pianure a densa popolazione e tecno-industrializzazione; la seconda, di destra, che copre un'area ben più estesa ma assai meno popolata, montana e rurale. Di questa "seconda Emilia", Bedonia e dintorni non solo fanno parte, ma sono quasi un simbolo, per la loro estrema lontananza dalle città che puntualmente si riflette in percentuali altissime, direi "da brivido", per la Lega.
    Ebbene, se queste elezioni non hanno portato l'auspicato ricambio nel governo della Regione, dovranno invece finalmente portare -da noi ed in tutti i contesti simili al nostro- a una maggiore partecipazione della popolazione alla politica locale, con tesseramento, apertura di sezioni, creazione di gruppi di lavoro su temi specifici ed anche (ove possibile) di gruppi consiliari nei Comuni.

    Ma vi è un secondo e più vero aspetto di questo voto, in conseguenza della radicalizzazione dello scontro abilmente provocata da Salvini: la sinistra in Emilia ha infatti potuto vincere solo attingendo dalla "riserva" dei Cinquestelle, e provocandone la quasi scomparsa dalla scena politica. Non occorre un mago per capire che, d'ora in avanti, un Governo che -soprattutto al Senato- si regge su una maggioranza risicata, composta per ben oltre la metà da parlamentari pentastellati, sarà sempre più esposto al logoramento e all'assottigliamento, finché un bel giorno (bello per la democrazia!) la parola tornerà agli elettori: ma stavolta quelli dell'Italia intera, con buona pace della fegatosa e "troppo volonterosa" Via Emilia…

  • Daniele Uboldi

    31/01/2020

    Condivido in buona parte l'analisi di Piero Rizzi Bianchi. Anch'io, analizzando il voto, sono arrivato alle medesime conclusioni; almeno su di un aspetto non secondario: esistono due regioni in una!
    Ciò su cui dissento da Rizzi Bianchi è il senso del voto alla Lega. I montanari avrebbero votato anche Barbablù pure di non votare Bonaccini e un partito della sua coalizione. Da un punto di vista del merito va rilevato come la candidata a Governatore della regione non abbia mai messo nemmeno il naso da queste parti. Inoltre, piu' che di gattini, di Bibbiano e di fatti di politica nazionale, non ha parlato.
    Per cui dubito che sia di per sè sufficiente dire peste e corna dell'avversario per qualificarsi come forza di governo e problem solving dei mali della valli.

    Per contro, davvero siamo convinti che chi ha votato Bonaccini non sia disponibile a spendersi per risolvere i problemi della valle? E' evidentissimo come ci sia un vuoto, soprattutto culturale, per quanto concerne politiche efficaci per la montagna. I decisori, non solo in Emilia Romagna, ma anche nelle regioni amministrate dalla Lega non pare siano mai andate oltre ad un decisionismo centralista. I punti nascita li hanno chiusi qui come in Veneto, in Piemonte, in Liguria, pure se regioni amministrate da partiti di diverso colore. Concordo con Rizzi Bianchi sul fatto che dobbiamo spenderci per essere progettuali e protagonisti per la soluzione dei nostri problemi. Mi pare che questa sia un'esigenza particolarmente sentita. Da tutti.

    E' necessario, prima di tutto chiarirci sulle aspettative. Di cosa hanno bisogno i montanari? Ricordo che, maggioranza e opposizione, destra e sinistra, hanno salutato come benefico l'arrivo di Laminam. Nessuno ha speso parole per manifestare contrarietà. Io sono uno dei pochi e nell'archivio di Esvaso è presente un mio intervento in proposito.
    Solo con la manifestazione dei disagi si è formato un amplissimo fronte di opposizione. Ma ciò è avvenuto DOPO, non PRIMA. Questo ci dice come esista un ritardo culturale oggettivo a definire cosa sia compatibile col territorio e le aspettative di chi ci vive.

    Lo stesso dicasi per altri aspetti critici che fanno la differenza (viabilità, percorribilità delle strade, somministrazione del welfare e sua organizzazione ecc.). Questi sono temi comuni che uniscono le persone e fortificano anche l'interlocuzione col potere pubblico; quale esso sia.
    Questa sera, a Bardi, si parla di Biodistretto. Quanti parteciperanno? Eppure è un'importante novità che pone il problema del riuso dei suoli montani con una agricoltura di qualità, praticabile in appennino.Io ci sarò, perchè credo in uno sviluppo diverso, indispensabile per il futuro. E questo è solo uno dei percorsi utili e necessari per passare dalla protesta alla proposta.

  • GIO

    31/01/2020

    "Innanzitutto, mi pare che la retorica post-elettorale stia inducendo a travisare i reali contorni numerici, e con essi i moventi profondi di quello che è successo. Come ha ben scritto Marco Revelli la maggior parte del territorio dell’Emilia Romagna (e proprio la parte più povera, e in ogni senso marginale) ha votato Lega. E se si guardano i numeri assoluti, c’è ben poco da stare allegri: Bonaccini ha avuto, infatti, 1.195.742 voti e la Borgonzoni 1.014.672. Non certo ordini di grandezza così lontani (lo scarto è di 181.000 voti): anzi, abbastanza vicini da indurre a parlare di una regione spaccata quasi esattamente a metà, in cui né il mito buon governo né la pregiudiziale antifascista sembrano poi così ben in salute.

    A fare la piccola, ma decisiva, differenza finale è stata evidentemente l’affluenza al voto (indubbiamente favorita dal clamore mediatico suscitato dalle Sardine), che però è ben lungi dall’essere da record: attestandosi al di sotto del 70 per cento e al secondo posto negativo nella storia delle elezioni regionali emiliane. Di meno gli emiliani avevano votato solo quando elessero il Bonaccini 1 (che nel 2014 fu votato dal 49% di un’affluenza bloccata al 37,7%). Anche la retorica del popolo chiamato in massa a scongiurare la caduta della città in mano ai barbari non fa dunque i conti con la realtà di un terzo degli aventi diritto al voto che rimane tranquillamente a casa, trovando indifferenti le due soluzioni sul piatto.

    È dunque abbastanza evidente che domenica scorsa non ha vinto né Bonaccini né il “buon governo” né tantomeno il Partito: ha vinto (e davvero di misura) un comprensibile voto contro. Contro Salvini, e il suo fascismo citofonico. Ma si tratta di una vittoria paradossale: la presenza di una estrema destra potenzialmente eversiva del sistema di valori costituzionale, diventa di fatto la garanzia del mantenimento al potere di quella destra (non sempre) moderata che è diventato il Pd emiliano."


    https://volerelaluna.it/controcanto/2020/01/31/emilia-romagna-siamo-proprio-sicuri-che-abbia-vinto-la-sinistra/

  • Abele

    01/02/2020

    Una estrema destra talmente eversiva da chiedere a ogni piè sospinto di dare la parola al popolo sovrano e rispettarne la volontà. Mentre i sedicenti democratici vanno più volentieri dal dentista che a un confronto elettorale: pretendendo di governare anche quando sono stati i grandi sconfitti. Come nel 2018...

  • Daniele Uboldi

    01/02/2020

    Vede signor Abele, questa di "dare la parola al popolo sovrano" è una delle tante ball of shit messe in circolazione da Berlusconi che si sono radicate nel comune sentire.
    Leggiamo insieme cosa dice la Costituzione della Repubblica Italiana:"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione." Dunque il Costituente precisa che la sovranità si manifesta nelle FORME e nei LIMITI. In sostanza il popolo ha diritto di votare, eleggere i suoi rappresentanti in Parlamento, promuovere referendum ( abrogativi e propositivi). Dopo di che ha tutta una serie di diritti: alla libertà di pensiero, di associazione, di promozione della persona mediante l'istruzione, il lavoro ecc.
    Il popolo NON elegge il Premier. Il Premier lo nomina il Capo dello Stato, così come nomina i Ministri, sulla base della designazione del Premier. Il governo rimane in carica fino a quando gode di una maggioranza parlamentare. Finchè questa esiste il Presidente della Repubblica NON può sciogliere le Camere. Se un governo cade, il Presidente della Repubblica ha il dovere istituzionale di verificare se in Parlamento si possono formare altre maggioranze. Se ciò non è possibile scioglie le Camere e convoca nuove elezioni.

    Affermare queste cose non significa essere "sedicenti democratici", ma applicare la nostra carta fondamentale. Perchè, piaccia o no, è questo il "recinto" entro il quale si manifesta la nostra democrazia.
    Il Costituente, ricordiamolo, formato dai partiti vittoriosi dopo la guerra di liberazione dal nazi-fascismo, ha voluto stabilire che il popolo sovrano esercita le sue funzione nelle "forme e limiti" perchè il Paese usciva da 20 anni di fascismo, dove la democrazia era stata soppressa, gli oppositori perseguitati, incarcerati, uccisi. Dove l'uomo solo al comando pensava e decideva per tutti.
    Chi ha studiato la storia del fascismo sa come, nel 1919 nacquero a Milano i Fasci di Combattimento. Anche allora c'era un "clima" analogo al nostro: profonda crisi economica, sistema industriale che non riusciva a riconvertire la produzione bellica in civile, combattenti che tornavano dal fronte disoccupati, donne che occupavano posti in fabbrica ( per sostituire la manodopera maschile al fronte) che ora dovevano essere lasciate a casa, per far posto agli uomini tornati. Anche allora c'era un uomo che, con parole sferzanti fustigava la classe politica imbelle, se la prendeva col Parlamento lumacone e privilegiato (la casta!). I Fasci di Combattimento imbarcarono tutti: reduci scontenti, disoccupati, sindacalisti rivoluzionari, anarchici, ufficiali dell'esercito frustrati per la disfatta di Caporetto, socialisti dissidenti,futuristi... Si definirono "rivoluzionari". Arringavano il popolo con parole d'ordine splendide: voto ai 18 anni, eleggibilità al senato a 25, terra a chi la lavora, minimo sindacale, piena occupazione....
    In Germania non andò diversamente: Hitler salì al potere con elezioni democratiche, sfruttando la frustrazione del popolo (disoccupazione, crisi aziendali, disuguaglianza sociale) La caccia agli ebrei, ritenuti responsabili di tutti i mali mise d'accordo tutti.
    Questa è storia.

    Concludo. Nell'Italia democratica ciascuno deve fare la sua parte. Stravolgimenti della Costituzione non sono ammessi. I partiti possono, anzi devono, organizzare il consenso e il dissenso, fare proposte, candidarsi come forze alternative al governo. Ma tutto questo deve avvenire dentro al "recinto" fissato dalla Costituzione.
    Detto questo, è bene che torniamo a parlare di noi, delle nostre valli, della nostra gente e dei suoi problemi. Possibilmente con intelligenza e nel rispetto reciproco.

  • Abele

    01/02/2020

    Peccato che nel gennaio '94 il presidente Scalfaro abbia sciolto le Camere nonostante il governo Ciampi godesse ancora della maggioranza parlamentare. Ma allora a volere le elezioni a tutti i costi era il leader del Pds (ora Pd), Occhetto (sicuro di vincerle dopo Tangentopoli e mal gliene incolse): così Scalfaro e Ciampi ubbidirono ai suoi ordini. A dimostrazione di quale parte politica sia abituata da tempo a piegare regole e istituzioni ai propri comodi del momento...

  • Paolo Muratori

    04/02/2020

    SARDINE, SANTORI E BENETTON

    Lasciandosi fotografare accanto a Luciano Benetton, le quattro sardine fondatrici hanno commesso un errore allucinante. Oliviero Toscani, che ovviamente se la sta ridendo un mondo perché il casino l’ha organizzato lui, ha detto che quelle foto dovevano rimanere private. Figurarsi: nulla, a certi livelli, resta privato. Quando ho messo in scena Il cazzaro verde a Bologna il 22 gennaio, ho invitato tutti e quattro. Sarebbero venuti, ma non appena hanno saputo che in platea c’era anche Bonaccini hanno cambiato idea per non farsi strumentalizzare. Alla fine è venuta solo Giulia Trappoloni, non come sardina ma come nata in provincia di Arezzo (come me). Anche i muri sapevano che le sardine avrebbero votato Bonaccini, ma ho apprezzato il loro rigore. Quel rigore che non c’è per niente stato con Benetton, felice come un bimbo di rifarsi una verginità (come no) accanto ai quattro ragazzi. Se è lecito visitare Fabrica, il “centro per sovversivi” creato da Toscani per dar spazio alle giovani eccellenze italiane, farsi fotografare (per giunta sorridenti) fianco a fianco con Luciano Benetton è irricevibile. E regala argomenti a chi, rosicando e delirando, sostiene che le sardine siano un esperimento di laboratorio creato da Prodi e Pd. Figurarsi. “Le sardine non esistono”, come recita il titolo del loro libro in uscita per Einaudi: “non esistono” nel senso che sono tutti e nessuno. Elettori Pd, 5 Stelle, sinistra radicale, astenuti: persone unite anzitutto dal non volersi far evirare da Salvini. Mattia Santori, autoproclamatosi leader, ha ammesso a fatica l’errore dopo le critiche arrivate anche da sardine colleghe (Jasmine Cristallo, vicina a Potere al Popolo). Bene. Ma non basta, perché Santori non è nuovo a queste uscite e sta diventando per molti “antipatico a prescindere”. E la faccia da schiaffi, accompagnata dalla voce perennemente cantilenante, non aiutano. Da Floris è riuscito a farsi demolire da Senaldi e Salliusti, straparlando di basket e bambini autistici. Quando è salito sul palco di Piazza San Giovanni, di fronte a una folla meravigliosamente smisurata, ha indossato la faccia compiaciuta del rappresentante d’istituto che occupa a caso la palestra, per poi espettorare punti programmatici puerili: roba tipo “i politici non devono dire parolacce” (sticazzi!). Lercio lo ha ritratto mentre è al ristorante con la faccia assorta: “Mattia Santori sorpreso a fissare un menu per ore si giustifica: ‘Per ora so cosa non voglio!’”. Recensione strepitosa: Santori è a oggi perfetto come icona di milf e politically correct, ma non appena deve esibire contenuti denota lo stesso spessore delle sogliole anoressiche. Peraltro Santori è un ex (ex?) renziano che il 4 dicembre voto sì perché voleva il cambiamento (sic). Somiglia più a Calenda che a Berlinguer, e non si capisce perché uno così debba sintetizzare mediaticamente un’esperienza così bella. Come ha scritto Paolo Flores D’Arcais su Micromega: “L’endorsement al Governo – a cui non chiedete nulla di scomodo – e la foto-testimonial con i Benetton – perché farvi strumentalizzare? – sono due atti incoerenti con l’esplosione di speranze che avete suscitato. Il vostro non voler essere “divisivi” assomiglia troppo al non dispiacere a nessuno. Il no a Salvini non basta”. Santori ha un futuro assicurato da parlamentare (mi gioco una palla che sarà in Parlamento al prossimo giro), ma le sardine non possono essere solo lui. Il loro è un movimento carsico, che se diventa soggetto politico non andrà oltre un futuro da costola minore del Pd, ma che nella società civile può continuare ad avere un ruolo nobilissimo: quello di sentinella e catalizzatore democratico di indignazione. Con Benetton siete stati ingenui, gonzi e coglioni. Ci sta: siete dentro un ingranaggio più grande di voi. Ora, però, diteci una volta per tutte non solo cosa non volete: ma pure cosa volete. Partendo, magari, proprio da revoca concessioni e prescrizione.

  • Piero Rizzi Bianchi

    04/02/2020

    Ora, va bene che le "sardine" sono fasulle proprio "per origine controllata"; va bene che con quella pietosa sperleccata al re dei "radicalchic" hanno mostrato il loro marchio di fabbrica e il loro libro paga, per cui adesso sono nella necessità di rifarsi una verginità (mai esistita)... ma spacciare per riflessione personale quello che non è altro che un commento politico apparso su "Il Fatto Quotidiano" di oggi 4/2, a firma di Andrea Scanzi, mi pare proprio il colmo!
    Invito Gigi a cancellare questo che è un vero e proprio abuso verso i lettori.

  • Arcangelo

    05/02/2020

    Ha solo dimenticato di citare la fonte dello scritto: capita anche ai ministri della pubblica istruzione...

  • Paolo Muratori

    05/02/2020

    L'ultimo mio commento non voleva rappresentare una mia attribuzione del testo (A. Scanzi) ma una condivisione con questi lettori. Grazie a Arcangelo per averlo colto e anche per non averlo cancellato, per quel senso di democrazia che non appartiene al signor P. Rizzi Bianchi.

  • Nino Manfredi

    23/04/2020

    L'assessore regionale Barbara Lori lascia l'incarico di consigliere e così al suo posto in Consiglio subentra Matteo Daffadà (ci informa la "Gazzetta di Parma" di giovedì 23 aprile). Ricordando i risultati elettorali di gennaio in Valtaro, è il caso di dire che il Pd della zona è come il caffè Lavazza: più lo mandi giù e più ti (si) tira su...

 

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