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  • Il cielo ha la forma della finestra

    Per ogni giorno, in questi quaranta giorni di clausura, ho scritto qualche riga, riportandola a fine giornata sul foglio. Emozioni che vanno dal “Ho paura”, sì, non c’è da vergognarsi a dirlo, alla calma dopo la tempesta. L’intenzione è stata quella di “fermare” il periodo di isolamento per poi riviverlo un giorno, non so quando, ma lo rileggerò, anche se credo che non si potrà dimenticare, un po’ come il primo bacio, la notte prima degli esami o l’undici settembre.
     
    D 8 – Giorno 1: oggi è domenica, anzi è l’otto Marzo. Se devo dire la verità, mi sento un po’ “baciocco”, forse perché ieri ho preso freddo. Resto a casa, la TV ha consigliato di limitare gli spostamenti, sia a piedi che in macchina. Dopo i casi di Codogno e Lodi, anche a Parma e Piacenza applicano delle restrizioni e rischiamo di diventare “Zona rossa”.
     
    L 9 – Giorno 2: non ho dormito bene e mi sono svegliato con la febbre: 37,7, qualche colpo di tosse e mal di testa. Ecco la dimostrazione di aver preso freddo. La febbre persiste e prima di addormentarmi mando giù una Tachipirina 1000. Notte rivoltato tra le lenzuola e una gran sudata.
     
    M 10 – Giorno 3: misuro la temperatura e il termometro segna 37. Scende la febbre e sale la tosse.
     
    M 11 – Giorno 4: la febbre è stazionaria, la lineetta di “mercurio” non oltrepassa i 36,5.
    Il virus sta prendendo il sopravvento anche qui in valle. L'andirivieni delle ambulanze con le sirene frastornanti sono il suo rumore. Con la stessa consapevolezza noto che si stanno già dando un gran da fare e penso che bisogna sostenere subito queste associazioni di volontariato locale, questi ragazzi/e, oltre ad essere fondamentali alla popolazione, dispensano sorrisi a chi li desidera.

    G 12 – Giorno 5: sonno agitato, da alcuni giorni i sogni si trasformano in incubi. Durante il pomeriggio mi accorgo di non sentire più l’odore dell’alcool e allora provo con la candeggina: tutto acqua fresca. Da questo sintomo c’è la conferma: Coronavirus, anzi Covid-19. Quello che mi è passato per la testa durante la notte lo lascio immaginare solo a chi ha molta fantasia, per farla breve ho avuto paura. Una prospettiva sempre più angosciosa si faceva strada nella mente: questa non è influenza, non c’è una cura, non esiste il vaccino, ma solo la fortuna, poi l’ospedale, il respiratore, verrò intubato… quando?

    V 13 – Giorno 6: ho un sonno boia. Il pensiero inquietante fermenta e cresce, non da spazio se non ad altri timori: chi avrò contagiato, chi contagerò, peggiorerò? Altra prova con odori forti: tutto continua ad essere acqua fresca. Comunico lo stato al mio medico curante: “Tranquillo, il 90% presenta i tuoi sintomi. Resta in casa”. È mezzanotte, faccio ancora fatica ad addormentarmi, ma alla fine cedo.
    L’Anna Raggi ci ha lasciati, il motivo è sempre lo stesso, sono molto dispiaciuto.  

    S 14 – Giorno 7: sonno agitato, da alcuni giorni i sogni si trasformano in incubi. Oggi va meglio, almeno psicologicamente. I sintomi non aggravano, la febbre è sparita, resta la tosse e qualche dolore alla schiena o meglio delle “pizzicate” qui è là.
    Anche mio fratello ha la febbre e la tosse, Barbara mi aggiorna. Sento Elena tossire, poi compare la febbre: 37,2. Mi sento in colpa, la colpa può essere solo mia. 
     
    D 15 – Giorno 8: è passata una settimana, mi sento bene, ma inizio a considerare che dovrò rimanere a casa ancora per un po’. Mi metto il cuore in pace, dal Governo arrivano continue restrizioni alla mobilità personale. Netflix è un buon alleato per la distrazione.
    Inizio a pubblicare su Facebook due rubriche che diventeranno quotidiane: sulla pagina di Bedonia dei racconti riguardanti le tradizioni del paese; su Esvaso la possibilità di fare un “viaggio” da casa.  

    L 16 – Giorno 9: dal forno in cucina esce il profumo di focaccia con il rosmarino, il profumo è da immaginare così evito di dilungarmi. Verso mezzogiorno arriva la spesa a domicilio, scortata dal sorriso entusiasta di Fabio del Carrefour, servizio davvero utile e meritorio. Cambiare abitudini in modo così repentino non è facile, ma ci si adegua subito. Elena non ha già più febbre: dovrebbe essere finita così.

    M 17 – Giorno 10: gli amici mi aggiornano con WhatsApp e le notizie che arrivano non sono delle più belle. A Bedonia e a Borgotaro ci stanno lasciando sempre più persone: pezzi importanti di un puzzle cittadino che non si ritroveranno più.

    M 18 – Giorno 11: sarà lunga, così metto le mani avanti e mi abbono a NOW TV. Inizio la serie “Gomorra”, guardo le puntate perse di “4 Ristoranti” e soprattutto Sky Arte con il programma “33 giri”, meraviglioso, la pelle d’oca permane per tutta la durata.

    G 19 – Giorno 12: decido di smettere di guardare il comunicato quotidiano della Protezione Civile alle 18 e di cambiare canale se parlano della “questione”, penso che mi farà star meglio, se ne sentono troppe: tutto e il contrario di tutto. Stefania Andriola continua a mostraci le previsioni "Meteo", anche se mi chiedo se siano consolatorie o ci faranno più arrabbiare... da quando siamo reclusi la primavera ha finito col credersi estate.

    V 20 – Giorno 13: mascherine e protezioni sanitarie non si trovano ancora.  Un’amica medico pubblica su Facebook la mascherina che usa in ospedale, è quella con la pubblicità di una Pizzeria della Versilia. Ma come siamo messi? Inutile girarci intorno: siamo un Paese con le pezze al culo.

    S 21 – Giorno 14: è il primo giorno di primavera ed è arrivata come se niente fosse successo. Le giornate sono ormai lunghe e calde, gli uccellini cinguettano senza contenersi. Questa nostra strana circostanza deve aver scombussolato anche le stagioni, al sole si suda e la pelle cambia già di colore.
    Ho deciso che serve un altro diversivo per la sera, così mi abbono a CHILI, il catalogo dei film non è male e anche il prezzo del noleggio è ragionevole.

    D 22 – Giorno 15: Oggi è domenica, lo so perché in TV trasmettono la Messa. Per il resto è un giorno come un altro: tuta, pantofole e monotonia da svendere. Purtroppo si è rotto il tapis-roulant, era il mio tappeto volante immaginario, mi portava ovunque.

    L 23 – Giorno 16: oggi, per togliermi il dubbio, chiamo il numero che la Regione Emilia Romagna ha attivato per rispondere alle richieste di informazioni per il contenimento e la gestione del contagio: 800.033.033. Purtroppo non ci sono operatori “umani”, mi risponde una voce registrata che si ripete anche negli altri menù. Quindi siamo al punto di partenza. Per dichiararci guariti non resterebbe che fare il tampone o un prelievo: chi, dove e soprattutto quando?

    M 24 – Giorno 17: penso che ci dovremmo impegnare a utilizzare questo tempo in maniera intelligente e l’unica possibilità è quella di continuare a restare a casa. È un senso civico, etico e morale. #lontanimauniti.

    M 25 – Giorno 18: in TV tutto è cambiato. Gli studi sono senza pubblico, i palinsesti stravolti, anche gli spot pubblicitari sono stati adattati a questa emergenza. Nei tanti collegamenti via Skype, gli ospiti hanno tutti una libreria alle spalle: alcuni dorsi sono famigliari, in altri cerco di leggere il titolo, un po’ come faccio quando entro in casa di qualcuno.    

    G 26 – Giorno 19: oggi è scomparsa la febbre a mio fratello, continuativa per due settimane.
    Noto che non passano più tutte le macchine di prima e persino le sirene delle ambulanze sono meno frequenti. È quindi una bella giornata. Dai!

    V 27 – Giorno 20: Roger, “Sardella”, Roberto, il “Boss”, Anna, Iva… questi sono solo alcuni nomi di bedoniesi che ci hanno lasciati nel giro di pochi giorni e tutti per lo stesso motivo. Uomini e donne caduti come foglie dopo un colpo di vento, da un momento all’altro, senza nemmeno il tempo di salutare i propri cari o un amico.

    S 28 – Giorno 21: oggi è sabato. Aperitivo serale con gli amici e amiche di sempre, ognuno con un bicchiere in mano, gli stuzzichini sul tavolo. Ci rivediamo insieme dopo un mese, tutti lì, racchiusi nel piccolo schermo del cellulare: Cin, cin… a prestissimo! Questa notte cambierà l’ora, per la prima volta sarà inavvertita, non cambierà nulla, nemmeno per la durata del sonno. Letta la mail della mia amica GBR, come sempre una bella scrittura e lettura.

    D 29 – Giorno 22: ci ha lascito anche Giannino Agazzi. Non ho dubbi a considerare che le sue poesie, i suoi tanti ricordi, le innumerevoli escursioni, accompagnate da aneddoti e leggende, emozioni e suggestioni, resteranno parte fondamentale del patrimonio culturale della nostra terra.

    L 30 – Giorno 23: inizio un “lavoretto” che aspettava di essere fatto da almeno vent’anni, quello di scansionare delle diapositive che scattai negli anni ’80 ad alcuni amici e amiche. Una volta finito inizierò a pubblicarle sul mio profilo Facebook. Più di una persona sorriderà.    

    M 31 – Giorno 24: questa mattina hanno suonato al citofono e già questo basterebbe a rendere la giornata speciale. Era da tempo che non vedevo una persona da vicino, pur trattandosi del postino, ma comunque un viso nuovo. Alla sera ho apprezzato “La migliore offerta” di Tornatore: un film capolavoro che non ci si annoia a riguardarlo.

    M 1 – Giorno 25: inizia un nuovo mese. Oggi è il primo giorno di aprile. Le giornate sono stupende, il balcone nel pomeriggio è assolato, prevedo che diventerà il mio nuovo angolo di lettura e la mia intima “spiaggetta”, ho persino l’illusione di vedere il mare, tant’è che laggiù c’è anche una barca a forma di nuvola. Torno alla realtà: è morto anche Ugo, il papà di Marco e Roberto.  

    G 2 – Giorno 26: questa mattina ho nuovamente fatto uso del pettine, un oggetto che non prendevo in mano da un sacco d’anni. Fa caldo, il tiglio di fronte ha messo le foglie e l’erba è punteggiata di “Piscialetti” gialli. Le stagioni, loro, non si fermano, sono come la neve di Ligabue: se ne fregano.

    V 3 – Giorno 27: in questi giorni ricevo messaggi e telefonate di persone che sono rimaste “sospese” per tanto tempo, tra queste Daniele, compagno di scuola, non mi aveva mai chiamato prima d’ora, però voleva fare due chiacchiere tra amici, salutarmi. È un bel regalo essere nei pensieri delle persone e poi sapere di esserci.

    S 4 – Giorno 28: per farlo sembrare un sabato “normale”, visto che solitamente vado a mangiare la pizza con gli amici, la ordino alla pizzeria di Ivan: consegnata a casa, calda e puntualissima alle 20.30. Ottima, ci voleva! Poi un altro film, anche se già visto, di Tornatore: “La corrispondenza”: commovente, di lacrima facile, una storia d’amore inequivocabile, evidente e profonda.

    D 5 – Giorno 29: oggi mi ha fatto arrabbiare la Murgia e le sue “minchiate assolute” riferite ai testi di Battiato. Non ho potuto trattenermi, avevo anche scritto un pistolotto attorno a questa vicenda, ma poi l’ho cancellato, mi sono limitato a commentare qui e là su Facebook. Una cosa però è certa: quando la Murgia potrà essere in grado di scrivere versi come “La cura”, “Oceano di silenzio” o “Gli uccelli”, forse, dico forse, potremmo iniziare a dibattere su ciò che scrive lei.

    L 6 – Giorno 30: il cielo è azzurro anche oggi, ma dopo 30 giorni ha preso la forma della finestra.

    M 7 – Giorno 31: C’è una bella luce e mi verrebbe di scattare qualche foto, ma il paesaggio, ovunque mi giro, in ogni angolazione, è sempre lo stesso. Visto che sono anche un po’ abbronzato, mi scatto un selfie a ricordo di questa situazione paradossale. Sto diventando un esperto di passaggi d’auto, della metodologia seguita dal cane che abbaia tutto il giorno e del tempo da far passare con più disinvoltura. Mi siedo un po’ fuori sul balcone anche se c’è buio, a tenermi compagnia il cielo stellato e il vento mite. Vorrei riavvolgere i nove mesi che sono trascorsi per tornare all’estate e far finta di niente, che nulla sia successo.

    M 8 – Giorno 32: erano più di dieci anni che lo vedevo lì, nella libreria, in attesa di essere sfilato. Il mio indugio era solo per il suo peso specifico, un chilogrammo circa, pari a 1.175 pagine.
    “Quando, se non ora?”, mi sono detto sfilandolo, con quel po’ di coraggio che il gesto necessitava.
    Il libro in questione è “Shantaram”, scritto da Gregory David Roberts. La sua storia.

    G 9 – Giorno 33: oggi è una giornata primaverile, ma che ricorda tanto l’estate. Il pomeriggio sulla poltrona del balcone, assieme al tamburellio del Picchio rosso maggiore (fonte Guido Sardella), al pianoforte del maestro Einaudi e alle pagine del mio nuovo amico Shantaram, che oggi ha conosciuto Karla: una giovane donna elegante e sensuale di cui innamorarsi, subito, così, a prima vista. Sono pagine che fanno compagnia, si sentono i rumori, gli odori e le stravaganze di Bombay.
    Dal balcone si vede benissimo, questa notte è piena, lucente e meravigliosa: “E la Luna è una palla, ed il cielo un biliardo”.

    V 10 – Giorno 34: una cosa così non si era mai vista. Il Papa è ancora una volta in una Piazza San Pietro deserta di fedeli e celebra una Via Crucis inconsueta. Si sente la potenza di uomo in grado di riempire quell’immenso spazio vuoto. Quest’anno la salita al “Calvario” devono averla provata interiormente molte persone. È notte, ma faccio in tempo a fare gli auguri di compleanno a Domenico.

    S 11 – Giorno 35: oggi è l’undici aprile, giorno del mio compleanno. Ho la persuasione che sarà ricordato più di tutti gli altri cinquantaquattro. Diletta, Camilla e Viola mi hanno fatto avere una buonissima “Banana cake” fatta da loro. Imparare a fare cose nuove è bellissimo.
    Pizza margherita fatta in casa e poi ho le ultime puntate della serie “Califfato”, così come “Unorthodox”, fanno pensare al mondo delle donne, al lavaggio di cervelli e di come la religione cambia le persone.

    D 12 – Giorno 36: oggi è domenica, solo gli spot con uova di cioccolato e colombe ricordano che è Pasqua. Nessuna camicia bianca da indossare. La Messa viene trasmessa in streaming, sia da Bedonia che da Borgotaro. Gli anolini galleggiano nel piatto. Sul balcone sole, vento e parole al telefono, sotto non passa una macchina a pagarla oro, mentre nel cortile Andrea e Laura giocano a palla con il papà. In cuffia “Rossetto e cioccolato” della Vanoni.

    L 13 – Giorno 37: l’operazione “Pasquetta” e la tradizionale gita fuori porta, nel mio caso è quella del balcone, non delude le attese: dopo due settimane di caldo, oggi il cielo è velato e l’aria è fresca. Insomma queste regole non scritte si mantengono, sempre. Oggi sarà difficile immaginare la “spiaggia”, nemmeno attraverso un’eco di conchiglia. È arrivata mezzanotte con “La Dea fortuna” di Ozpetec: sempre una bella compagnia. Voto 7.  
     
    M 14 – Giorno 38: mani in pasta. I biscotti per la colazione di domani mattina avranno la forma di un cuore, di una stella e delle onde. Inizio a comprendere il motivo per cui nei supermercati non si trova più il lievito, farina e zucchero. Nel cielo azzurro sono comparse, dopo molti giorni, tre scie bianche di aerei, tutti diretti nella stessa direzione. 
     
    M 15 – Giorno 39: sveglia alle nove questa mattina. Ho infilato i jeans, allacciato le le scarpe e sono andato in ufficio, ma non solo, alle 11.30 c’era anche l’appuntamento con Sara alla banca. Questi sì che sono cambiamenti degni di nota. Le abitudini possono anche perdersi per queste strade deserte, mentre le emozioni non scivolano via, quelle restano salde al loro posto.
    Siccome un po' di emozioni forti mancavano, ecco che alle 22 arriva una bella scossa di terremoto, tempestiva, proprio per non farsi mancare nulla durante la nottata: "Si sa mai che possa sognare gli Amor di Steckli". Sono arrivato al tredicesimo capitolo, 330esima pagina, di Shantaram. Sempre più coinvolgente.

    G 16 – Giorno 40: oggi è il 16 aprile e sono arrivato al quarantesimo giorno. La quarantena è compiuta, ma non finita. Ritengo di essere stato uno dei tanti baciati dalla "Dea fortuna" e ora so che con questo virus la fatalità non esiste. Ad oggi i morti in Italia sono 22.170. Numeri che ricordano le conseguenze di una guerra, non di un’influenza.
    Questi giorni li immaginavo tutti uguali, invece si sono dimostrati diversi: ad esempio questa mattina un'altra scossa di terremoto e al pomeriggio, attorno al Sole, è persino comparso il raro effetto del "cerchio solare".
    Vabbè, ora c'è da andare avanti, almeno fino al 4 maggio, fino al giorno che si potrà tornare a quello che eravamo e quando usciremo dalle nostre case ci sentiremo migliori o comunque diversi, avremo anche un po’ più consapevolezza di cosa sarà necessario e cosa no, ne sono certo. Questa emergenza, affrontata la crisi economica, potrebbe rivelarsi il nostro esame di maturità. Non facciamoci bocciare. Con il tempo dovuto, qualcosa di nuovo lo vedremo. Sarà uno spartiacque, ci sarà un prima e un dopo, sarà un momento che non si potrà dimenticare, come il primo bacio, la notte prima degli esami o l’undici settembre. Mi piace pertanto pensare che non saranno stati giorni superflui. Oggi non è come prima.
    Cerco su Spotify “Un giorno migliore” di Cremonini e poi mi addormenterò.

    P. s.

    D 10 - Giorno: 64: fino a qualche settimana fa pensavo che quest'anno i Prugnoli li avrei solo sognati, invece no, grazie al benemerito "delivery" sto assecondando lo sfizio di stagione. Il pranzo di questa calda domenica di maggio è arrivato "caldo caldo" da Simone e Paola del ristorante I Monelli: tagliatelle e poi frittatina... però gusto e profumo appartengono all'immaginazione.

    D 17 - Giorno 71: al "soccorso gustativo" di questo strano periodo, il pranzo domenicale di oggi è arrivato dal Ristorante Mellini. Menù profumato di primavera e tradizione: torta di patate, tagliolini "tirati" a mano con Prugnoli e cheesecake ai frutti di bosco. Una normalità apparente ma necessaria.

    L 18 – Giorno 72: mi sembra giusto annotare anche questa giornata del 18 maggio, primo giorno di "normalità" visto che, dopo 71 giorni, sono tornato ad uno di quei momenti che più mancavano dentro a questo prolungato e strampalato periodo, al “cappuccino & focaccia”, al rito di sempre. Certamente non era la solita colazione per via delle precauzioni: le bariste Mariella e Monia del Bar Firenze erano bardate di tutto punto e gli avventori li notavo un po' spaesati, che non sapevano bene come comportarsi per bersi un caffè in santa pace, finalmente decente. Li sentivo parlare tra di loro, ognuno raccontava la sua esperienza, fare riferimento a chi non ce l’ha fatta o a chi era stato colpito in forma lieve. Mentre rimescolavo lo zucchero pensavo che questo ritaglio di “vita da bar” la consideravo una forma di conquista, tenendo comunque a mente cosa abbiamo vissuto negli ultimi mesi: “Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”.

    M 26 - Giorno 79: sono trascorsi 96 giorni dopo l’ultimo taglio di capelli. Si dice che l’anima, una volta sollevata dal corpo inerte, pesi 21 grammi. E questi ultimi tre mesi possono essere soppesati? Certamente sì, nel mio caso corrispondono a 10 grammi.

23 Commenti

  • Zaroschi

    17/04/2020

    I tuoi giorni sono vivi, ripercorrono interamente le giornate e soprattutto emanano paure e angosce iniziali di molti, così come la calma dopo la tempesta e la voglia di rivedere il panorama oltre la finestra, non è detto che sia bello ma sicurante vivo, la voglia di arrivare alla riva dopo il nubifragio...!

  • Sabina "Zaz"

    17/04/2020

    Queste parole hanno persino un volto, l'aspetto umano di una persona che non conosco ma che la rendono vera. Bellissima anche questa lettura

  • Laura

    17/04/2020

    Gigi non avevo capito che eri stato malato, leggevo tutti i giorni i tuoi post su Bedonia che hanno fatto tanta compagnia a me e mia mamma ma ti immaginavo a casa in buona salute. Sono contenta che tutto sia passato, spero ci incontreremo presto per un caffè nel nostro amato paesello.

  • Margherita

    17/04/2020

    Come ti capisco! Sono in casa dal 7 di marzo...più o meno la stessa storia. Il mio test, da quel giorno in poi, è stata la noce moscata, però cominciato solo da qualche giorno a recuperare l’olfatto... il gusto è ancora un po’ così, ma si sistemerà anche lui! Un abbraccio gigante...

  • Alberto Squeri

    17/04/2020

    Innanzitutto: evviva..... sono contento che ti stia riprendendo e questa è l'unica nota importante e decisiva; il momento, alquanto surreale, è triste e particolare dove commozione, preoccupazione e disagio la fanno da padroni. Ora speriamo che tutto torni alla normalità (???) ed attenderemo lo tsunami economico inevitabile.
    Il "paesello" mi manca tanto ed il tuo diario è veramente coinvolgente.
    Un forte abbraccio.
    alberto squeri

  • Anna

    17/04/2020

    Caro Gigi, sono felice di sapere che hai ritrovato la salute fisica e spero anche quella interiore. Io ho una grande fortuna: Dio mi ha donato due bambini. Avere a che fare con i bambini ti fa vedere il mondo con i loro occhi: il coronavirus? È pericoloso ma noi restiamo in casa e cantiamo con la gioia dei nostri 7 e 4 anni perché se cantiamo forte urlando le sirene delle ambulanze non si sentono più! Mamma guarda starnutisco nel gomito come Amadeus nella pubblicità! E mentre ci laviamo le mani cantiamo due volte "tanti auguri a te" e facciamo a gara a chi fa più bolle! Mamma disegnamo anche noi un arcobaleno così ANDRÀ TUTTO BENE!

    E alla sera una preghierina a Dio perché protegga medici infermieri e volonatri e tutti gli animali del mondo anche quelli che ancora non conosciamo! Mamma guarda don Angelo è in tv! E il Papa poverino fa la quarantena da solo? E così tra risate canti e litigate furiose e qualche lacrima di sconforto perché mancano i nonni da abbracciare, i vitellini nella stalla a cui dare il latte, i cavalli del maneggio da accudire, le voci di amici e maestre, il tempo passa...tra il fare il pane in casa, una torta, la pizza il tempo passa e lievito e farina diventano la prima voce della lista della spesa!

    I tg come sanno i moderni genitori si guardano ben poco con dei bambini piccoli e urlanti per casa, noi non abbiamo facebook perciò le brutte notizie arrivano solo tramite il passaparola, a volte incontrollato, di Whatsapp...ma le giornate passano veloci e ringrazio Dio ogni giorno per la salute dei miei cari, ringrazio Dio perché nonostante tutto dall'8 marzo ad oggi ho avuto modo di riempire la mia vita e le mie giornate con i sorrisi dei miei figli dal primo tuffo nel lettone all'ultima fiaba prima di dormire, e vorrei poter fare la mamma a tempo pieno per il resto dei miei giorni ben oltre la fine della pandemia!

    E ringrazio medici infermieri farmacisti carabinieri e forze dell'ordine, vigili del fuoco, militi dell'assistenza pubblica e croce rossa, protezione civile e anche i dipendenti dei supermercati o i dettaglianti, perché sono anch'essi genitori, mogli, mariti, figli e grazie al loro sacrificio fatto sempre con un sorriso mi permettono di sperare ancora che alla fine ANDRÀ TUTTO BENE 🌈

  • Alessandro Sozzi

    17/04/2020

    In letteratura ci sono "memorialisti" e "cronisti" (per intenderci Paolo Diacono e Fra Salimbene) tu Gigi hai il naturale talento di mischiare queste due modulazioni espressive e la grazia, di cui ti siamo grati, di essere culla della nostra memoria e cronaca, ora purtroppo dolente, dei nostri giorni.

  • Antonella

    17/04/2020

    I tuoi racconti/diari di viaggi passati sono stati una bella compagnia in queste settimane di quarantena. Sempre bello leggerti. Nemmeno io sapevo che eri malato.. mi fa piacere che tu stia meglio. Forza! 💪🏼😊

  • Pia Moro

    17/04/2020

    Caro Gigi, ho letto tutto il tuo racconto e mi sembrava di viverlo con te....
    io sto bene ma questa QUARANTENA non finisce piu’ data la mia eta’ e salute!
    Grazie per tutto quello che fai, per le persone all’estero è molto importante.
    Un abbraccio grande con tanto affetto
    Pia

  • MP

    17/04/2020

    Non avevo capito che eri stato ammalato e mi fa piacere che tutto va bene ora. Grazie per le notizie che ci dai dei nostri cari paesi sconvolti anche loro da questo terribile virus. Confinati anche noi fino all 11 maggio le giornate sono un po lunghe ma alla fine la lettura, i film, il giardinaggio, la cucina, qualche attività, la famiglia e gli amici via whatsapp o skype aiutano molto...
    Buona continuazione e grazie ancora per tutto quello che fai.

  • NDM

    18/04/2020

    Caro Gigi,
    Quello che hai vissuto tra le mura di casa e saputo riportare sul tuo blog mi ha tanto fatto pensare a quello che possono attraversare persone recluse condannate ad una malattia, una disabilità, un'ingiustizia o una giusta pena. Qualdirsivoglia, sono situazioni che portano per forza di cose ad una introspezione che va ben al di là dell'apprezzare la libertà che finora abbiamo avuto e forse non ci sarà mai più restituita con il pretesto del momento drammatico che ognuno di noi sta vivendo a modo suo. Credo anzi sono persuaso che ci porti a conoscere ed affrontare i nostri demoni e paure più recondite, portando a galla tutte le nostre fragilità.

    Come sai lavoro in una struttura per anziani e a sua volta anche mia moglie in un'altra a pochi chilometri. Entrambi abbiamo assistito ed affrontato (ed affrontiamo tutt'ora) situazioni molto complesse dove è nostro dovere tutelare tante persone contemporaneamente cercando di proteggerle come farebbe un buon padre e madre di famiglia. Volutamente e per non voler passare per eroi (perché non lo siamo, facciamo solo il nostro lavoro) non scendo nei dettagli, ma posso dirti che la fatica fisica e psicologica quando rientriamo a casa si aggiunge allo strazio di non poter riabbracciare i nostri figli da oltre un mese e mezzo che ci chiedono coccole e qualche minuto per giocare insieme, per la paura di trasmettere loro qualcosa che ci portiamo a casa in quell'ambiente che abbiamo tanto protetto fino ad oggi. Purtroppo o per loro fortuna non percepiscono la gravità della situazione nonostante siano vittime di un isolamento forzato (e anche di grazia che abbiamo un cortile). Penso a quelle povere anime in città, magari nemmeno un terrazzo dove poter godere il primo sole. Per questo riconoscente al luogo dove sono cresciuto e la mia natura di arrangiarmi nel tenermi occupato con i lavoretti che mi attendono da tempo dentro ma soprattutto fuori casa. Ho voluto perciò rubarti un po' di spazio perché la tua condivisione mi ha spronato a raccontarne un'altra che nonostante in un piccolo paese ognuno di noi vive in maniera diversa.

    Mi si alleggerisce il cuore saperti guarito e più forte di prima, anche perché di brutte notizie di nostri compaesani a noi cari ne sono susseguite davvero troppe. Ora è tempo di rialzarci e purtroppo imparare a convivere con questo male che ci ha cambiato profondamente, più di quanto percepiamo ora come ora. È stato un duro periodo di prova, ma che ha rivelato quanto straordinario sia l'essere umano che in tempi tremendi ha donato e supportato chi aveva bisogno ma altrettanto la natura che tenta di riprendersi il pianeta da quando le abbiamo dato un poco di respiro.

    Sta bén me nan!

  • LANTO

    18/04/2020

    Ciao Gigi, ci siamo conosciuti di sfuggita durante un'escursione, ma ho letto con grande coinvolgimento la tua cronistoria. Non immaginavo che anche tu stessi passando la quarantena da Covid. Non quella che noialtri ormai stiamo mescolando con il semplice distanziamento sociale, ma quella più preoccupante e angosciosa, da sospetto contagio. Credo ancora più inquietante per il fatto di non fare il tampone, insieme a quella inevitabile costellazione di pensieri che si mettono a ripercorrere tutte le persone con cui hai avuto contatti recenti, e un senso di colpa in sottofondo, irrazionale (per come la vedo io) ma comprensibilissimo.
    Le giornate che mi hanno colpito di più: 7, 19, 22, 39. Mi chiedo che sensazione può essere la prima uscita dopo tanto tempo, io che malsopporto più di 3 giorni di seguito senza uscire.
    Ci sono due cose che però non sono riuscita a digerire di tutto questo: che al numero verde della regione risponda una voce registrata (pazzesco), e la Vanoni (ti prego).
    Ti abbraccio.

  • Luciano/il milanese

    19/04/2020

    Ciao Gigi, nel caos di questo periodo con ritmi di vita sconvolti si perde un po' di lucidità e così non avevo capito che eri malato anche perché hai continuato a scrivere.
    Modificando solo qualche dettaglio penso che la cronaca della tua quarantena sia un'interfaccia delle giornate che stiamo vivendo. Ma l'importante è che sei guarito e mi fa molto piacere saperlo. La tua giovane e forte fibra ha vinto:" GIGI-COVID19 1 - 0 "

    A proposito nessuno ha il coraggio di confessarlo ma - diciamo la verità: la distrazione del calcio ci manca ! (tranne a mia moglie che anzi dice che questo fatto è l'unica nota positiva di questo mostro di virus).
    Scherzi a parte molto più difficile è la partita dei ragazzi degli anni quaranta. A questo proposito mi permetto di segnalare - per chi non l'avesse ancora letto - l'articolo di Antonio Scurati (Corriere del 15 aprile: "eravamo sopravvissuti alla guerra"). L'intensità emotiva delle sue parole nei confronti della fascia di età più colpita potrebbe essere assunta - a mio avviso - quale simbolo di questa tragedia tanto terribile quanto inattesa.

  • Sabrina Delnevo

    19/04/2020

    Ciao Gigi
    Bellissimo e commovente... nonostante il periodo anch'io ho iniziato scrivendo qualcosa, ma poi gli eventi mi hanno schiacciato e ho smesso..... Nella mia famiglia ci sono persone molto fragili, quindi la tensione era ed è sempre alta... BRAVO

  • Gigi / Esvaso.it

    19/04/2020

    Volevo ringraziare di tutto cuore Paola e Giovanni Tagliavini della "Pasticceria Steckli 1915" per il gentil pensiero che mi hanno riservato, esaudendo così il sogno espresso in questa mia quarantena, quello di recapitarmi i loro Amor... sarà un giorno migliore. Grazie davvero.

  • Trilussa

    20/04/2020

    A volte ci si dimentica della bellezza della vita e serve uno choc per ricordarsene.
    Non si comprende davvero il senso dell’esistenza finché non si rischia di perderla.
    Il senso della vita lo hai degnamente disegnato.

  • Remo Ponzini

    21/04/2020

    Pure io ho letto con molto interesse il tuo diario. Non mi sprofondo in congratulazioni perchè ne hai ricevute a iosa. La cosa che mi ha colpito di più è il fatto che nella descrizione del virus, non hai fatto cenno alla sofferenza ed all'angoscia che attanaglia chi la subisce. Anzi pareva che raccontassi di un percorso, quasi obbligato, che coinvolgesse l'interezza della vita di ogni persona. Probabilmente o l'hai voluto rappresentare così o sei una persona che non si lagna ad ogni piè sospinto. 

    Mi ricordo che quando ti successe mi telefonasti per sapere come stavo trascorrendo la giornata, da segregato, un "agitato" cronico come il sottoscritto. Ti dirò che, anche per far conoscere i fatti a chi ci legge, cambiare se stessi è il compito più difficile che la vita ci possa riservare. Mi sono auto-fustigato (metaforicamente) facendo ricorso a quel poco di pragmatismo che mi era rimasto. Cioè che non potevo cambiare ciò che fu imposto a tutti gli italiani. Ho ingoiato il rospo e mi sono messo a fare in casa ciò che più mi piaceva. Ovvero ascoltare musica classica e/o operistica.

    Ricetta perfetta. Per almeno otto/dieci ore al giorno (mediamente) musica dei compositori italiani (in primis) e stranieri. La nota irrequietezza si trasformò in pacatezza. Anzi in benessere psico-fisico e di equilibrio che avevo provato raramente nella mia vita nonostante che l'ascolti da svariati decenni. Naturalmente, come ben sai, il merito fu del maestro Arturo Curà che mi introdusse in questo mondo sublime per gradi. Ho scoperto anche altri esecutori e cantanti che non conoscevo.

    Mi permetto di allegare un link del violoncellista croato Stjepan HAUSER di Pula (Pola quando era italiana) che è considerato il migliore al mondo. Concerto tenuto nell'arena romana della sua città accompagnato da una orchestra e da altri solisti. NON si tratta di musica "pesante" tipo sinfonie che non andrebbero bene per i non addetti ma di musica "facile" che piacerà a chiunque. Vi farà strimpellare il cuore.

    https://www.youtube.com/watch?v=Dp4UrPsHO3g

  • Micol

    22/04/2020

    Ho letto tutto di un fiato il tuo racconto: vissuto, sentito, animato, diretto, sensibile, materiale, provato. La casa è diventa un tutt'uno anche per me, ho fatto cose che aspettavano di essere prese in considerazione da anni ma con piacere le ho assolte. A tua differenza non ho avuto sintomi e mi ritengo fortunata. Sai che conosco persone che si vergognano ad ammettere che sono state contagiate ? Il mondo ne uscirà migliore e su questo siamo d'accordo caro GG.

  • Piero Rizzi Bianchi

    24/04/2020

    Complimenti all'amico Gigi per aver saputo fermare sulla carta giorni sui quali, invece, il mio pensiero dominante è stato -e sempre più è- che possano scorrer via il più velocemente possibile.
    E che essersi dimostrati forti nel momento della prova ci predisponga a giorni veramente migliori!

  • Anna

    25/04/2020

    Si che possano finire al più presto...ma non troppo presto!

  • Piero Rizzi Bianchi

    25/04/2020

    Prendo spunto dal commento successivo al mio, per chiarire che l'espressione da me usata era puramente un augurio che la cosa FINISCA realmente al più presto, e non conteneva alcuna smania di "farla finire" anzitempo.
    Anzi, se dipendesse da me, questo sarebbe proprio il momento di imporre, per 15-20 giorni, quella chiusura totale di ogni attività (eccetto quelle necessarie a sopravvivere) che potrebbe veramente dare il colpo di grazia a questo virus schifoso e maledetto. Dopodiché, certo che si potrebbe ragionare su una "ripartenza"...

  • Anna

    26/04/2020

    Signor Piero Rizzi Bianchi non mi riferivo a lei, mi scuso se ha interpretato il mio brevissimo sospiro come un commento negativo al suo pensiero non era assolutamente mia intenzione! Il mio è stato uno sfogo dopo aver udito più di una persona dire che non vede l'ora che arrivi il 4 maggio per tornare ad uscire e portare i bambini ai giardini...e mi sono sentita spofondare...certa gente evidentemente pensa che sia finita ma non è così! E la mia paura è che tutti fuori significhi tornare a breve tutti dentro...e lo sforzo dei nostri medici infermieri e volontari vano...sarò pessimista ma visto che ho perso fiducia sul buonsenso di molti miei concittadini rimarrò in autoisolamento coi miei bimbi anche dopo il 4 maggio...data che rischia di divenire ben più conosciuta del celebre "5 maggio" manzoniano. Un caro saluto a tutti Anna

  • Piero Rizzi Bianchi

    26/04/2020

    Gentile Sig.ra Anna, premesso che le stesse critiche (purché espresse in modo civile) fanno parte di uno scambio di idee, e quindi non andrebbero soggette a scuse; mi fa piacere che qui, invece, si sia trattato di un equivoco e che la pensiamo in modo simile.
    Ed è verissimo che l'ottimismo fondato su voglie e necessità non ha fondamenta valide: è perciò molto augurabile che a guidare il nostro comportamento, anche dopo il 4 p.v., resti un prudente e sano realismo.

 

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