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  • Gianna la Nuda

    "Gianna la Nuda", è proprio un soprannome buffo, a molti non dirà nulla, per altri invece rappresenterà un simpatico sorriso, ne sono sicuro. Il suo nome esce spesso quando si parla degli anni settanta e di quel mitico periodo legato a Bedonia. 

    Qualche giorno fa, con Remo, ricordando un film di Arturo Curà: “I giorni delle nuvole bianche”, dove la nostra Gianna compariva tra i protagonisti, ci siamo soffermati ampiamente su questo personaggio eclettico e rappresentativo delle passate estati bedoniesi.
    Da lì l‘occorrenza di rispolverare i ricordi e di dare nuovamente smalto a un volto simpatico e caratteristico del nostro paese. 
I miei ricordi legati a Gianna sono solo marginali, per questioni anagrafiche credo di non averle mai parlato, anche se per me rappresenta le prime “tette”, quelle vere, viste fuori da un “giornalino sporco”. Avrò avuto tredici anni, noi stavamo costruendo, sasso dopo sasso, una diga sul Pelpirana, mentre lei, poco più su, stesa al sole come una lucertola.
    Anche con Arturo la ricordiamo spesso, oltre ad aver girato con lui quel film la frequentava quotidianamente...

    Tra i molti personaggi che per tutti gli anni 50/70 con gradevolissima vivacità hanno animato la comunità bedoniese, rimane indimenticabile Gianna, la signorina ( insegnante a Parma in un asilo d'infanzia ) che arrivava in paese ad ogni inizio estate: madre al seguito e indosso l'abbronzatura "made in Rimini". 
Per noi ragazzi la Gianna era perciò l'Estate e la si attendeva come una ineluttabile parente almeno quanto la Madonna di san Marco.
    A settembre ripartiva alla chetichella per infrattarsi nelle nebbie padane. 
Era una donna sensibile, spiritosa, abbondantemente fuori schema, indipendente e libera di stendersi al sole nelle minuscole spiaggette lungo il Pelpirana addirittura in topless che per quegli anni era ancora un peccato grave! Lo faceva con estrema naturalezza disinteressandosi delle malelingue e delle occhiate vanamente concupiscenti dei maschiacci che s'appostavano tra le "sgore per guaitarla": tutto inutile perchè, malgrado le sfrontate esibizioni di carne, la Gianna non era abbordabile. Tutto tempo perso perché per lei c'era il Sole. E basta. Ma, come sempre in tutti i paesi, qualche marchio bisognava pure affibbiarglielo.... e così la signorina Pelagatti diventò di punto in bianco "Gianna la Nuda", epiteto spregevole per alcuni,  divertente ed amichevole per lei e per gli altri.
    Col suo volto da sacerdotessa azteca, gli occhi oblunghi e privi di trucco, il corpo flessuoso,
 ingabbiato entro gonne attillatissime con spacchi vertiginosi, gambe affusolate e perfette su tacco 12, Gianna la Nuda seguiva le mode ma nello stesso tempo si divertiva a contravvenirle con abile disinvoltura. Insomma, come si dice oggi, "era avanti" e unica e aperta ma non con tutti e separava le persone educate e civili da quelle che considerava noiose e inutili, sempre
pronta a sciorinare concetti sferzanti o nomignoli di rara comicità. Molte sue considerazioni
 diventavano d'uso comune tra di noi che le eravamo amici e la stuzzicavamo a bella posta per fare un po' di teatro per strada... notte e giorno.

    La Gianna, salvo un soggiorno durato quasi sei mesi accaduto circa sette anni fa, non è più tornata alla Pieve. La si può facilmente incontrare all'Orientale in Piazza Garibaldi 
pronta a sciorinare quei discorsi apparentemente sconnessi che sono la sua forza come fosse ( e di certo la è ) una poetessa che distribuisce gratis la poesia della vita e che infatti vola solitaria con impalpabile leggerezza senza mettersi a pubblicare versi!
 Sembra di sentirla. "Io pubblicare poesie? Oggi lo fanno già tutti! Io ho cinque amiche: quattro hanno pubblicato e la quinta sta per pubblicare!!!"

13 Commenti

  • Marco Biasotti

    07/11/2011

    Straordinario Gigi... riesci sempre a tirare fuori dai meandri della memoria di ognuno di noi cose che avevamo dimenticato. Questa è una di quelle.... Gianna la nuda... il primo ricordo che ho è legato a mio padre, eravamo a pescare a ronconovo e al primo roccione ecco l'apparizione... la Gianna in topless sdraiata al sole, dietrofront veloce del Carletto che per un braccio mi trascina via stralunato. Ovviamente nei giorni sucessivi nonostante l'espresso divieto paterno con gli amici battemmo il Pelpirana in tutto il suo corso...... ma va?

  • Luigi Battoglia

    07/11/2011

    Che bel ricordo. Negli ultimi anni delle sua vacanze bedoniesi, abitava nei locali che oggi ospitano l'autoscuola, di fronte ai "giardinetti" di viale Europa.
    La ricordo sulla sdraio di fronte all'abitazione, mentre passavo per andare a casa, a piedi o in bicicletta. La vedevo quasi tutti i giorni.
    Ogni volta ci salutavamo [anche se io ero solo un bambino] con simpatia. Ironica, divertente, un po' fuori dagli e schemi e talvolta sopra le righe ma simpatica e sinceramente intelligente.
    Tutti aggettivi che come a lei, si potevano tranquillamente usare per l'intera "vita" bedoniese di quell'epoca.
    Un periodo vivace ed interessante.
    Così diverso da questi giorni da farne sentire la mancanza ancor di piu' di quanto sarebbe normale per ogni cosa riguardi il passato.
    Che dire..... Bei tempi!

  • Brontolo Ne

    07/11/2011

    Ho letto di getto senza riprendere fiato, mi sono concesso qualche minuto di serenità.
    Grazie "ragazzi"... non ho vissuto quei momenti con voi... ma è come se lo avessi fatto !
    Io ero dall'altro versante della Cisa, ma il torrentello, si proprio quello che in questi giorni ha isolato Parana, veniva chiamato ampollosamente "il fiume" e per arrivarci scendevamo e ... uff... risalivamo per un irto sentierino medioevale chiamato anor più ampollosamente "lo stradone" e ragazzi e ragazze si stendevano su quegli enormi massi del torrente e su quei massi d'arenaria brillava la nostra gioventù.
    L'antico mulino in disuso faceva da cornice non molto distante dal ponte medioevale che altissimo scavalcava il torrente mangiola e da quello a quell'altro un sentiero... che solo percorrendo a testa bassa potevi evitare di trovare qualche fungo di quelli DOCG, erano altri tempi. Ma sono i tempi della mia giovinezza impressi a fuoco nella mia mente e nel mio cuore, grazie per avermeli fatti rivivere anche se chiuso nel mio ufficio a Firenze.
    Brontolo Ne

  • In'amiga

    07/11/2011

    Gianna sei un ricordo indelebile per noi bedoniesi, torna a trovarci la prossima estate, sarebbe un piacere vederti chiacchiarare ai tavolini del bar Mellini con gli amici di una vita.
    Durante l'inverno cercherò di sbirciarti all'Orientale e così portarti i saluti da Bedonia.

  • Remo Ponzini

    07/11/2011

    Sapevo che, prima o poi, questo eclettico personaggio di qualche decennio fa sarebbe stato ribaltato su Esvaso.
    Ne avevo fatto cenno in uno dei tanti post (forse troppi) circa un anno fa.
    Il buon Gigi, che amo appellare "quel marpione", aveva subito annusato la possibilità di trarne un succoso e voluttuoso servizio. Ne parlammo diverse volte ma era indispensabile, per condirlo con adeguatezza, trovare almeno una foto. Ci fu un po' di passaparola ma nessuno sembrava possedere un ritratto di questa ragazza stravagante che aveva cavalcato le estati bedoniesi per almeno 25/30 anni.
    Ma il nostro esvasante patron non demorse e riuscì a ritrovare quel fotogramma che appare in apertura.

    La rappresentazione confezionata dal gran maestro Arturo Curà è un autentico capolavoro stilistico di come si tratteggia una persona. Da buon scrittore, sceneggiatore e pittore è riuscito a delinearne le prerogative e le sfumature più folcloristiche del suo modo di esistere.

    Gianna la nuda era senz'altro una donna atipica ed inimitabile. Quando parlava amava ascoltare la sua voce. La riversava sugli astanti accompagnandola da risate scroscianti e da una gestualità molto costruita. Esigeva che la controparte partecipasse attivamente alle sue mirabolanti battute che inducevano al riso ed al buon umore.
    Amava apparire scic e snob e quando si sedeva, con le gambe costantemente accavallate, suoleva mostrar cosce sino all'inguine con grande nonchalance.
    E mentre con la mano destra gesticolava con la sinistra seguitata a strattonarsi la minigonna una volta in già ed una in su con movenze artificiose.
    Le sue amicizie femminili erano scarsissime in quanto considerata eccessivamente disinvolta. Non era compresa dalla donne che la vedevano solo come la classica rivale che non si faceva scrupolo di usare mezzi impropri per conquistare gli uomini.

    Bisogna considerare che quelli erano gli anni del bigottismo imperante. Dai pulpiti ecclesiali la donna era spesso simboleggiata ed associata al demonio. Queste culture eccessivamente restrittive producevano perbenismo, conformismo ed ipocrisia. Si veniva giudicati (termine orribile) più da quello che appariva che da quello che si faceva.
    Eppure, incredibile ma vero, non ha mai creato alcuna rivalità tra noi maschietti.
    Il motivo ??? Nessuno, tra gli amici abituali, la corteggiava per portarsela in camporella. Lei, in primis, non era interessata e poi non induceva noi giovani virgulti all'approccio. Io l'ho sempre considerata, forse a torto, come una donna asessuata. Era persino impensabile ipotizzare un interesse verso questa ragazza che pure aveva un aspetto piacevolissimo ed un fisico ben modellato. La descrizione fisica che ne ha fatto Arturo è semplicemente perfetta.

    Quando si adagiava a farsi accarezzare dal sole sapeva benissimo che in quella vegetazione fluviale che l'attorniava c'erano diversi maschietti che la spiavano. In Pelpirana era abitualmente in topless ma quando andava al Taro (la chiusa) amava l'abbronzatura integrale. Per non creare equivoci interpretativi tengo a sottolineare che non produceva in noi esuberanze libidinose ma solo un interesse visivo/informativo; ovvero l'anatomia di un corpo femminile. A quei tempi le conoscenze in questo ambito erano scarsissime e se ne parlava solo furtivamente.

    Sto andando troppo lungo e chiudo. Alla prossima puntata.

  • Marco Bernabò

    07/11/2011

    E della sua Fiat 128 sport bianca non ne parla nessuno?

  • Remo Ponzini

    07/11/2011

    Hai ragione Marco. Mi ero dimenticato della sua vettura bianca che guidava con la mente in perenne vacanza. Ricordo benissimo le grattate stridenti che facevano piangere la frizione e gli spegnimenti improvvisi in mezzo agli incroci. Per Lei ingranare la terza invece della prima era pane di tutti i giorni. Non tollerava le incombenze di una guida responsabile e la concentrazione era una dote che non possedeva.
    Alle osservazioni faceva spallucce e diceva ohibò !!!

    Viaggiava sempre in mezzo alla strada sbandando a destra ed a manca. Tenere una direzione decente non rientrava nelle sue capacità. Quando poi ingranava la retromarcia per uscire dai parcheggi era un autentico pericolo pubblico per i malcapitati pedoni e vetture in transito.
    Va da se che la sua auto era stupendamente adornata da ammaccature e graffi di ogni fatta che la rendevano unica ed in perfetta armonia con chi la guidava.
    Scoprimmo poi che non era solo un problema di svagatezza ma che aveva seri problemi visivi.
    Ovviamente non portava gli occhiali perchè non le garbava. Diceva semplicemente : non mi donano.

    Chissà se ci starà leggendo. Se mai dovesse apparire su questo blog avrebbe da raccontarci infinite piacevolezze. Ma ci conto poco.

  • Peppino Serpagli

    08/11/2011

    Sicuro che la Gianna prima o poi ci leggerà, le invio un cordialissimo saluto.
    Era piacevolissimo conversare con lei. Tanti anni fa, quando esisteva ancora "La civiltà della conversazione" (mutuo dal titolo di un bellissimo libro di Benedetta Craveri). Prima cioé che tale civiltà venisse cancellata dai frastuoni della TV e delle musichette che ormai ci assordano dappertutto. Peppino Serpagli (Mi)

  • Giulio Serpagli

    08/11/2011

    Mi ricordo che alcuni amici, quando passava la Gianna, facevano dei sorrisini un poco maliziosi. Io non l'ho mai conosciuta personalmente perchè i miei soggiorni estivi a Bedonia non erano molto lunghi.
    In compenso c'è un altro personaggio degli anni 50 che varrebbe la pena ricordare: Gigi. Di giorno faceva il cameriere al Mellini (era una istituzione) e di notte la guardia notturna. Nessuno ha mai saputo quando dormisse.
    Mi ricordo che quando con altri ragazzi (Pietro Galli, Roger, Angelo, ecc) si "tirava tardi", magari fino alle 3 di notte, sulla panchina rossa della piazzetta, prima o poi arrivava Gigi a fare quattro chiacchiere. Delle volte tirava fuori dalla tasca tre o quattro foto di donnine in abiti succinti che aveva appena avuto da un amico francese. Quelle foto erano una primizia per quei tempi (Playboy non era ancora nato).
    Come vedi anche Gigi era un "precursore", proprio come la Gianna.

  • Remo Ponzini

    10/11/2011

    Caro Peppo (Peppino Serpagli)

    Hai detto bene. Con la Gianna c'era il piacere di conversare. Appena avvistata al bar Mellini o al Biasotti la si agguantava e la si metteva sotto assedio per ricavarne momenti piacevolissimi e sonore sghignazzate. Le piaceva fingere stupore anche per le cose più banali ed aveva movenza da consumata attrice d'altri tempi.
    Arturo, abilissimo nel solleticarla verbalmente, riusciva a provocarne reazione spassosissime che producevano una ilarità senza fine.
    Era intelligentissima anche se amava fingere di non capire.

    La gioisa amabilità,
    le risate fragorose che scuotevano anche i muri,
    le gambe nude che riusciva ad annodare come una contorsionista,
    le mani che roteavano come mulini a vento,
    le pose feline sinuose volutamente esibite,
    la voce modulata come se leggesse una partitura musicale.

    Questa era la Gianna. Unica ed irripetibile. Il classico prototipo che non verrà mai prodotto in serie.
    Mi ha stupito la tua certezza che ci stia leggendo. Non credo proprio caro Peppo.

  • Claudio m.

    11/11/2011

    Ciao Remo,
    la tua memoria al Flash back è altrettanto precisa della macchina da presa di Arturo.
    Ogni tanto ho visto Gianna ed il fratello a Parma.
    Le brume padane hanno preso il posto del sole del Groppo o della Chiusa...
    Ma la memoria , quella come la Tua, è un gran linimento.
    Buon fine settimana. Claudio

  • Maria pia

    11/11/2011

    Fantastica Gianna, d'estate abitava dietro casa mia; arrivava lei e con lei l'estate, con la sua partenza, finiva. Passava tutti i giorni, quando la vedevamo, noi, allora bambine, la salutavamo: ciao GIANNALANUDA. Ma non capivamo perché! In fondo era sempre vestita!!!!!

  • Remo Ponzini

    11/11/2011

    Ciao Claudio,
    a volte non è facile ripescare i ricordi di tanti anni fa. Il particolare della macchina bianca mi era sfuggito in prima battuta ma, quando Marco B. ne ha fatto cenno, mi sono venuti a memoria anche i dettagli di quella improvvida autista. Ci chiedevamo come avesse fatto a prendere la patente ma la domanda è ancora in sospeso.
    Arturo ed io eravamo i suoi più pressanti frequentatori. Il gran maestro con abili punzecchiamenti riusciva a cavarle battute goderecce ed amenità divertentissime. E' sempre stata criticata da una larga fascia della popolazione; sopratutto da quelli che non la conoscevano. La vita di paese è spesso ingiustamente crudele.
    Un caro saluto.

    Ciao Maria Pia,
    mi ha stupito che tu abbia conosciuto questa ragazza straordinariamente eclettica. Ovviamente quella dei tuoi ricordi era una Gianna che aveva maturato qualche annetto. Era scontato che i bambini la notassero. Era eccessiva in tutto ma anche questo contribuiva a renderla interessante e singolare.
    Lei sapeva benissimo che il suo nome era seguito da quell'appellativo ma, come ha fatto notare Arturo, ne traeva lo spunto per farci una sonora risata.

    A presto.

 

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