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  • Il Bianco e il Nero dei nostri boschi

    Novembre non è stato solo un mese di piogge intense, ma anche un mese eccezionale per la raccolta del tartufo, specialmente di quello bianco. Certamente una conseguenza di un periodo favorevole e magari anche eccezionale, ma la realtà è che Renato di Varsi ne ha trovato uno “bianco” dal peso di 662 grammi, ma anche Sergio di Sugremaro o Renzo di Pieve di Campi non sono stati da meno, nelle tasche dei loro giacconi ne hanno infilato diversi esemplari superiori ai 200 grammi.
    In questi giorni ho avuto modo di assaggiare per la prima volta il nostro “Tartufo bianco” e credetemi che i suoi pregi non hanno nulla da invidiare, se non la fama internazionale, a quello piemontese: il profumo è inebriante e in bocca sprigiona tutto il suo aroma delicato e intenso.
    Di questa ottima stagione ce ne siamo accorti in molti e per fortuna anche i ristoratori hanno preso la palla al balzo per proporlo nei propri menù e anche questa opportunità potrebbe rappresentare un buon volano per rendere la Valtaro e la Valceno terra di conquista per questi preziosi tuberi.
    Con l’aiuto delle associazioni di categoria, agricole e commercianti, si potrebbero istituire un paio di appuntamenti domenicali in cui mostrare con orgoglio i ritrovamenti, magari dando vita a un piccolo mercato e a una degustazione mirata presso trattorie e ristoranti.
    Sono altri segnali favorevoli e inequivocabili che la nostra terra lancia, bisognerebbe cogliergli, anzi basterebbe esserne anche solo consapevoli.

4 Commenti

  • Beppe

    01/12/2014

    L' idea è buona ma è la sostanza che manca. Chi organizza ?

  • Marco Mariani

    01/12/2014

    L'idea è ottima, ma la realtà è che a Bedonia sono già oltre 2 anni che si sta lavorando su questo progetto e i passaggi principali sono stati fatti.
    Esiste una zona di tutela di quello che è stato battezzato come "IL TARTUFO DELLA VAL CENO". I passaggi politici sono stati compiuti e la festa di autunnando ha visto per la prima volta il nostro prodotto esposto, valorizzato e venduto.
    Siamo lontani dal successo ma siamo partiti. Alcune persone hanno piantato le prime piante per la tartificoltura, sto personalmente lavorando con un pastificio locale per la realizzazione di un tortello con il tartufo Val Ceno. Il progetto prevede la chiusura delle aree di raccolta per evitare che il prodotto venga portato via e venduto per tartufo di Alba piuttosto che di Calestano, cosa che da anni succede. Si dovrebbe arrivare a venderlo con il marchio di tutela, lavorarlo e creare un'economia locale per la trasformazione e la vendita sucessiva dei derivati.
    Scriverlo è facile, realizzarlo richiede tempo, voglia e impegno, ma non smettiamo di provarci.
    Marco M.

  • Remo Ponzini

    02/12/2014

    Guardando le fotografie sono rimasto estasiato. Per me i tartufi bianchi, le ostriche della Bretagna e/c della Normandia, ed il vero caviale russo sono cibi divini. Peccato che i costi elevati ci costringano a limitarne l'approccio ad eventi eccezionali che sono, ahimè, molto rari.

    Ma quello che più conta, per l'economia nostrana, sono i tartufi. Quelli neri sono largamente più diffusi ma quest'anno abbiamo avuto una buona annata anche di quelli più pregiati. Ricordiamoci che ci sono sempre stati e che quindi sarebbe opportuno pubblicizzarli adeguatamente per dare impulso ed una notorietà maggiore, alla gastronomia locale.

    Non sono mai stato un cercatore ma mi risulta che i luoghi più generosi siano l'alta Val Ceno.
    Da Tomba, Fornolo, Chiesiola sino ad illica e Masanti. Praticamente tutti i paesi che gravitano su questo fiume. E poi a scendere in tutto il comune di Bardi. Ma per avere un ritorno tangibile per i ns. ristoratori occorre gente esperta di comunicazione e padrona di tutti i mezzi informatici.
    Abbiamo una persona esperta che tutti conoscono (Claudio Agazzi). Perchè non utilizzarla ?

    Ottima l'analisi fatta da Marco Mariani sempre disponibile ad investire sul suo paese non solo con le parole ma anche con i fatti.

  • Gianpaolo Serpagli

    02/12/2014

    Sono diversi anni che sto lavorando dapprima insieme al Centro Studi Flora Mediterranea e le associazioni di categoria poi con i Comuni di Bardi, Varsi e Pellegrino Parmense e il Centro Commerciale Naturale per preparare un progetto sul tartufo. Quest'anno finalmente siamo arrivati alla stesura definitiva del progetto che allego (bozza documento).
    Il lavoro è stato lungo e ha coinvolto dal punto di vista scientifico i massimi esperti mondiali del settore che grazie all'amicizia con il CSFM e in particolare con il dott. Emidio Borghi hanno analizzato le nostre zone a titolo gratuito.
    Il dott. Pacioni e la dott.ssa Zambonelli (che peraltro era in valle pochi giorni fa per analizzare anche l'Oasi dei Ghirardi), questi i nomi dei due esperti, sono stati fondamentali nel darci un supporto scientifico. Creare un progetto come quello che allego non è cosa da poco.
    Fondamentale nel fare da sintesi è stato il dott. Romanini (Provincia di Parma). Ora stiamo aspettando l'uscita dei Bandi del prossimo Piano di Sviluppo Rurale. Chi avrà la pazienza di leggere il progetto noterà con quanta professionalità si affrontano tutte le fasi: dalla tartificoltura
    alla commercializzazione. Abbiamo anche sviluppato uno studio grafico fornitoci da Ascom sul logo da utilizzare. Questo logo è stato battezzato nel recente autunnando dal Centro Commerciale Naturale e in particolare da Marco Mariani.
    Insomma per farla breve siamo ai blocchi di partenza pronti per il prossimo PSR.


    http://www.esvaso.it/dati/digital/allegato_201412023036_bozzadocumentotartufo-valceno.pdf
 

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