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  • Romeo Musa da Calice

    Illustratore, fotografo, pittore, scrittore e poeta, soprattutto xilografo. Sono queste le doti che hanno contraddistinto la vita di “Romeo Musa da Calice”. È proprio così che amava definirsi il noto artista dell’Alta Valceno bedoniese.
    Una buona parte del suo lascito artistico è custodito nel Seminario di Bedonia, una scelta disposta dalla famiglia Musa e dettata dalla consapevolezza che quello fosse il luogo ideale per conservare quell'ingente patrimonio legato alla nostra cultura. Da quella preferenza sono passati più di vent’anni, in molti ci hanno creduto e ne hanno supportate le finalità con la dovuta competenza, oggi però è giunto il momento di chiedersi se si può fare di più, anche alla luce della recente dichiarazione rilasciata al quotidiano di Piacenza "Libertà" dall'economo diocesano Don Bulla: "Il Seminario è una casa per ferie" (articolo in allegato).

    Valorizzare con il dovuto impegno l'Opera Omnia di Romeo Musa è perciò essenziale e doveroso, ne godrebbe l'intero nostro territorio; del resto, un autorevole studioso di Musa lo ha definito "l'anima di un popolo". Dunque, valorizzare, specialmente se si considera che il Museo Nazionale del Molise farebbe carte false pur di custodire altre sue opere.

    Venerdì 2 settembre, alle ore 16.30 presso il Seminario
    , si terrà un incontro pubblico con lo scopo di far conoscere la bellezza e l'importanza dell'opera di Musa, ma anche per rilanciare il nostro patrimonio culturale in un'ottica di promozione territoriale.
    Oltre alla visita guidata all'Opera Omnia, sono previsti vari interventi, tra cui quello della figlia Giovanna Musa con una proposta per riesaminare la collezione attraverso vari media, tra i quali la realizzazione di un DVD abbinato alla ristampa di “Disolla e Tognu” nella versione originale, con inclusione delle opere "architettoniche" disseminate in vari edifici ecclesiastici del nostro territorio.

    Sarà un colloquio amichevole tra persone che amano questo poliedrico artista, pensato con il semplice scopo di raccogliere adesioni per un percorso di ri-valorizzazione dell’intero patrimonio artistico, proprio con le stesse finalità espresse dal Card. Agostino Casaroli in occasione dell’affidamento delle opere al Seminario: “«Opera Ominia», han preferito chiamarla, questa raccolta, gli eredi di Romeo Musa, anziché Museo, nella speranza e con l’augurio che essa sia sentita e gustata, specialmente dalle giovani generazioni della Valtaro e della Valceno, come qualcosa di vivo, così come è scaturita dalla mano, e ancor più dal cuore del suo autore”.

7 Commenti

  • Giovanni D.

    31/08/2016

    Certamente di più, per onorare un artista che merita. Nemmeno si può pretendere di tenerlo recluso solo a una Valle. Vorrebbe dire non considerare la Sua maestria !

  • Gabriella

    02/09/2016

    Com'è andata la giornata?

  • Federico Rolleri

    07/09/2016

    Come è andata la giornata?
    Bene, molto bene se si pensa che visitare l'Opera Omnia di Romeo Musa è sempre e comunque un'esperienza fantastica, onirica.
    Se poi lo si fa con guide esperte e sapienti come Giovanna Musa, Giovanna Bassi e Giannino Agazzi, allora la visita diventa occasione di un arricchimento culturale senza pari.

    I propositi scaturiti dalla giornata: certamente nei prossimi tempi la figura e l'opera di Musa saranno oggetto di ulteriori approfondimenti e, dunque, di nuove pubblicazioni, comprendenti materiale fino ad ora inedito.
    Altrettanto certamente, si provvederà a promuovere l'Opera Omnia come merita, ovvero attivando tutti i canali, tecnologici e non, che permettano di donarle un respiro nazionale. Del resto, conoscere ed esperire l'Opera Omnia è un modo per "sentire" un tempo che non c'è più, ma che fa ancora pienamente parte di noi. È come se fosse la memoria di ciò che siamo stati e forse dovremmo tornare ad essere.

    In ultimo, ma non certo per importanza: se i responsabili del Seminario fossero stati presenti come avevano preannunciato, senza dubbio l'incontro avrebbe avuto un senso differente. Se non altro, sarebbe stato opportuno in quanto responsabili della gestione dei musei.
    Ma, si sa, la cultura non paga...

  • Gabriella

    08/09/2016

    Grazie Federico Rolleri. L'assenza della principale parte in causa, leggi dirigenza Seminaro Vescovile, inquieta assai gli animi buoni e volenterosi

  • Piero Rizzi Bianchi

    28/09/2016

    Vorrei proporre qualche riflessione, anche alla luce di quanto leggo dall’articolo apparso sulla “Gazzetta di Parma” del 26 c. m.
    Premesso che le xilografie prodotte da Romeo Musa costituiscono già di per sé un lascito di rilevante importanza artistica, con in più la notevole aggiunta, per il territorio di Bedonia, di essere l’espressione di un “genius loci”, è ben comprensibile la preoccupazione dei discendenti riguardo a una loro corretta conservazione ed esposizione.

    Ciò detto, mi pare che però non ci si possa limitare a far le pulci alla gestione del Seminario, senza riconoscerne anche gli indubbi lati costruttivi e positivi: a partire dall’allestimento delle tre sale, con levigatura dei pavimenti, impianto di illuminazione e bacheche –opera non certo trascurabile che costò circa 80 milioni di lire (come riferitomi dal fu rettore Mons. Lino Ferrari), e che di fatto ha reso in tutti questi anni liberamente fruibile questo prezioso patrimonio.
    Se è vero, come leggo, che periodicamente gli eredi Musa hanno visitato l’allestimento museale, ma soltanto ora osservano alcune irregolarità, bisogna convenire che queste o sono episodiche (come penso sia la provvisoria presenza di pannelli estranei in una delle sale) oppure sono il frutto di un fenomeno appena incominciato (come l’azione di tarli riscontrabile sui pezzi esposti in alcune bacheche).
    Certo, se la clausola che prevede la soprintendenza da parte di un ebanista fosse stata attuata, anche questo aspetto di conservazione materiale sarebbe stato maggiormente garantito; ma stento comunque a credere, conoscendo Gianluca Ferrari, che un controllo diligente possa mai essere venuto a mancare.

    Come già ebbi ad osservare nel dibattito sul Seminario in generale, anche in questo suo importante particolare credo che la via migliore consista in un sano spirito collaborativo, in questo caso tra Ente donatario (Seminario), Famiglia donatrice (Sigg.ri Musa) e popolazione locale: in tal senso, mi pare che anche un’eventuale “emergenza tarli”, certamente da scongiurare con rapidità, potrebbe essere risolta considerando un possibile aiuto di volontari, ovviamente istruiti e sotto stretto controllo.
    E, sempre in questo spirito, vorrei terminare riferendo quanto ho avuto l’occasione ed il piacere di operare in prima persona: avendo, nel novembre 2013, curiosato su internet relativamente al Musa, m’imbattei in qualcosa che mi fece, senza esagerazioni, imbestialire: nel sito “gallomatese.info/musa.html”, era infatti visibile l’arcinota e bellissima immagine della “jèra” di Bedonia, qualificata però come se fosse tra Molise e Campania, con il titolo “Lungo il torrente Letino”! Poiché si faceva riferimento a un originale conservato presso la Galleria “Ricci Oddi” di Piacenza, rivolgendomi alla stessa appresi che proprio lì era stato introdotto il madornale errore. La mia segnalazione ha quindi permesso di eliminare, sia in sede di museo che di notizia “on line”, questa grave inesattezza che aveva il sapore di un torto alla patria del nostro Romeo Musa, nell’arte xilografica artista eccellente.

  • Piero Rizzi Bianchi

    29/09/2016

    Chiedo scusa, ma, dopo un colloquio telefonico avuto con il sopracitato Gianluca Ferrari, mi corre l’obbligo morale d’integrare il mio intervento precedente, anche perché si tratta di dare una buona notizia.
    Dai controlli effettuati, è infatti definitivamente confermato che nessuna tarlatura si è prodotta nelle preziose matrici xilografiche. La polvere di color chiaro, che in un primo tempo poteva anche essere scambiata per quella di legno da tarli, è in effetti risultata essere talco, materiale originariamente usato per la stampa dal Musa stesso, e che, dopo molti anni, tende a distaccarsi dalle matrici esposte in verticale.
    Immagino che questo positivo riscontro –del resto, verificabile direttamente da chi lo voglia– tranquillizzerà le preoccupazioni di quanti amano il nostro più autentico patrimonio culturale: patrimonio che può, quindi, continuare a tenerci occupato lo spirito per il suo significato bello e profondo.

  • Dolores

    01/10/2016

    Trascrivo una 'sua'struggente poesia a me tanto cara, che avrei tanto voluto fosse 'mia'.
    (Legenda: i due puntini sulla u e la o, li sostituisco per praticità con ') Scusate lo scritto e la traduzione forse imperfetta.


    A rùndanin-na La rondinella

    -L'è turnà nà rundanin-na -E' tornata una rondinella
    a tacase ara gelusìa ad attaccarsi alla persiana
    cissà dònde l'è vignìa chissà da dove è venuta
    cissà còse a sèrca e ci. chissà cosa cerca e chi.

    -Ogni tantu a becca e a ciàma -Ogni tanto becca e chiama
    a sturnassa sutt'a gronda starnazza sotto la grondaia
    gh'è gnissùn che ghe respunda non c'è nessuno che gli risponde
    gh'è gnissùn che và a dervì. non c'è nessuno che va ad aprire.

    -Fo-si a vò turnà nta camera -Forse vuol tornare nella camera
    che da tantu a n'ha pù vùstu che da tanto non ha più visto
    fo-si a vò rivèide u nìu forse vuol rivedere il nido
    pre remèttese a cantà. per rimettersi a cantare.

    -Anca mè sùn turnà -Anch' io sono tornato
    da lùntan sulu sulettu da lontano solo soletto
    cùn in spala u mè sacchettu con in spalla il mio sacchetto
    de ricordi chì a sircà. di ricordi qui a cercare.

    -Se gh'è gnissùn che drìva -Se non c'è nessuno che apre
    mì me mettu chì de fòra io mi metto qua fuori a l'ombrìa de sta nissòra all'ombra di questa nocciola
    pòsu almenu reposà. posso almeno riposare.

    -U gh'è un celu tantu bèlu -C'è un cielo tanto bello
    u gh'è n'aria tantu fèn-na c'è un'aria tanto sottile
    che starè sèira e mattèn-na che starei sera e mattina
    sènza incòrzeme a spettà. senza accorgermi di aspettare.

    -Gh'è un prefùmmu de narcisi -C'è un profumo di narcisi
    gh'è na spiga che m'urtìga c'è una spiga che mi ortica(irrita)
    gh'è na ròsa che rampìga c'è una rosa che si arrampica
    e un ciprèsu innansi a cà. ed un cipresso davanti casa.

    -Oh surèla rondanèn-na - Oh sorella rondinella
    si ne drìva cùmme fèmma? se non aprono come facciamo?
    in atr'annu turneremma un altr'anno torneremo
    se u Signure u ne lasserà... se il Signore ci lascerà...


 

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