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  • Il linguaggio delle campane

    Nonostante la lontananza indotta dalla nostra “clausura”, il telefono continua ad assolvere alla sua funzione, quella di poter comunicare; e, quando all’altro capo c’è Maria Pina, rappresenta la possibilità di ascoltare un’altra delle sue storie, “assorbita” durante una semplice chiacchierata. I suoi ricordi vanno agli anni ’40, quando era bambina e a quelle testimonianze ascoltate dai suoi genitori, rimaste poi impresse fino ad oggi: “Dio salvi la sua memoria”.

    Mi parla del suono delle campane, quello che per secoli ha scandito il ritmo delle giornate delle nostre genti: oltre al battito delle ore e mezz’ore, sul fare del giorno con l’Ave Maria, sul mezzodì, e infine al Vespro per indicare che la fine della giornata era prossima. Poi vi erano diverse altre occasioni: per chiamare i fedeli alla Messa indicando loro, attraverso due momenti, quanto mancava all’inizio della celebrazione; ma non solo, perché il loro suono indicava anche la celebrazione di novene, funerali, battesimi e processioni. Al tempo a cui fa riferimento Maria Pina era un’indicazione molto importante: per mezzo del “tocco” si potevano intuire gli eventi occorsi, una sorta di divulgazione dell’accaduto all’intero paese.

    Un “suono” che invece è mancato durante lo scorso marzo, quando -nonostante gli oltre trenta decessi in quel solo mese- si è deciso di "legarle", anche alla luce dell'impossibilità dei parrocchiani di partecipare al rosario e al funerale per motivi di sicurezza sanitaria legata alla pandemia in corso.
    Un così alto numero di morti ha risvegliato, particolarmente nella popolazione anziana, percezioni ormai sopite, che rimandano appunto a vicissitudini e situazioni della prima metà del ’900 e della Seconda Guerra Mondiale. A quel tempo, le campane, rappresentavano la voce del popolo in quanto avevano un proprio linguaggio e scandivano il tempo della comunità, oltre ad essere foriere di eventi: vediamo quali.

    In caso d’incendio suonavano le “campane a martello”, un ritmo angosciante, cupo e metallico. Allora non c’erano i valorosi vigili del fuoco e la richiesta d’aiuto era resa pubblica proprio dal campanile. Perciò la gente accorreva sul luogo del disastro con secchi e pentole, formando una catena umana per passarsi i recipienti colmi d’acqua, riempiti alle fontane pubbliche o direttamente nel torrente Pelpirana.

    Quando si doveva celebrare un funerale, il pomeriggio precedente, le campane suonavano “a morto”, annunciando la scomparsa di un proprio compaesano; in questo caso, dal tipo di rintocco, si poteva intuire se si trattava di un uomo o di una donna. Dobbiamo calcolare che allora non c’erano le pompe funebri e tanto meno l’affissione dei manifesti con il nome del defunto… Si confidava solo nel passaparola.

    Poi c’era un’altra “suonata”, armoniosa, prolungata e pomposa, e veniva eseguita nei giorni di precetto per la “messa grande”, in caso di processioni o per il Santo patrono. Anche in occasione di un battesimo si “scioglievano” le campane, cadenziate a festa, anche se, per avere una bella “suonata”, si doveva prendere accordo con il sacrestano: in base alla mancia lo scampanio si diversificava.

    Durante la Settimana Santa, negli ultimi tre giorni, in segno di lutto e dolore, si coprivano tutti i crocifissi delle chiese con un panno viola e si legavano letteralmente le campane con una corda. Così, per avvertire i fedeli delle funzioni religiose, il sacrestano, insieme con u Ferén e u Giò, percorreva strade, corti e piazzette suonando le “ciocche”. Poi, alla mezzanotte, durante la messa solenne di Pasqua, si “slegavano” le campane per annunciare la resurrezione e la gente convergeva alla fontana dietro la chiesa per bagnarsi gli occhi, a significare che Gesù Risorto ha portato la luce.

    Poi arrivò la Seconda guerra mondiale e la Patria richiese il metallo delle campane per fonderlo e trasformalo in cannoni. Tutte le nostre chiese si spogliarono del loro “bronzo”, ed anche la parrocchiale di Sant’Antonino “donò” le sue cinque. Ma una volta finito il conflitto, riposizionate le nuove, i Bedoniesi si lamentarono, dicendo che le vecchie avevano tutt’un altro suono, di gran lunga migliore.

    P.S.
    Ad onor di cronaca, riporto che l’elettrificazione delle campane avvenne nel 1974 per mezzo della Fonderia Capanni di Castelnovo ne' Monti (RE). In allegato le fotografie del nuovo impianto campanario.

5 Commenti

  • Mariarita

    28/04/2020

    Bellissimo come sempre il tuo racconto sulle campane... è proprio vero: da sempre loro scandiscono gli avvenimenti della nostra vita belli o brutti che siano... anche da noi a Scopolo, mi raccontava la mia mamma, c'era una famiglia: tale Angelo Strina che da generazioni faceva il campanaro: era talmente scrupoloso che oltre a suonare per la messa o altre cose legate alla comunità, tutte le mattine prima dell'alba, a seconda dei rintocchi che faceva, la gente ancora a riposare poteva sapere il tempo che avrebbe fatto quel giorno: se era sereno, se pioveva o se era inverno nevicava... belle tradizioni purtroppo, vuoi la gente che non c'è più, vuoi la vita frenetica di adesso sono scomparse... in questo periodo però che siamo tutti fermi riscopri tutto questo e le apprezzi...

  • Dolores

    28/04/2020

    Proprio così... Mariarita! Riallacciandomi allo scritto di Gigi... a Scopolo, Gellettu il campanaro, con la campana grande, benedetta col nome di Santa Maria, avvertiva con 1 colpo se era sereno, 2 se era nuvolo, 3 se pioveva, 4 se nevicava. E i paesani ancora a letto, sapevano regolarsi....
    Quando moriva una persona: 3 colpi se era un uomo, 2 se era donna e suonava da morto a tempi alterni anche con le altre due campane medie e benedette col nome di Giustina, Maria Maddalena, anche x accompagnarlo fino al cimitero x poi suonare a festa, si diceva x 'sollevarlo'... x incidenti suonava a martello a ripetizione: tan tan tan tan e accorrevano anche dai paesi vicini in aiuto.

    Mentre la 4' e più piccola campanella, veniva suonata anche quando si avvicinava brutto tempo... Si diceva x rompere le nuvole col suo suono cristallino e sconfiggere così il pericolo della grandine. Il venerdì santo, legate tutte le campane, richiamava i fedeli con le 'cio'chere'... (Mentre nei tempi più recenti usavano un corno o una conchiglia).
    Gellettu suonava per annunciare la messa, con le 4 campane diverse e a tempi specifici e per il vespro, ma poi era una gran gioia sentirlo suonare a festa anche x una gioia o per un avvenimento importante.
    Ricordo che Del Grosso... Emigrato in America, chiamava un amico di Bedonia ogni domenica alle 11 x sentire la mamma e le sue campane 'A FESTA'... Per sentirsi a casa... E solo quando suonarono x avvertire la morte della madre non avrebbe voluto sentirle......

    Mia cugina sopra citata mi allieta ogni tanto con qualche video del nostro paese. Come x il 25 aprile... Ricordando l'annuncio della fine della guerra che 75 anni fa la Gina di Pambianchi, avendolo appreso alla radio, lo aveva urlato ai paesani che erano nei campi. Il suono delle mie campane allegre e festose, mi aveva profondamente commossa, come sempre e mi è arrivato fino qui a Mestre. Sarà x la lontananza, sarà x il periodo che stiamo vivendo, sarà x l'età che sale?!?!? Ma rallegra il paese, lo fa sentire vivo ed io mi sentivo a casa.... Grazie Mariarita grazie a Gigi e grazie... per chi suona le campane...

  • Lorella

    28/04/2020

    Le campane di messa grande alla domenica nel paese di mia nonna le ricordo ancora. Meno male che c'è YouTube dove ne ho ritrovato il suono un po' di tempo fa: è stato emozionante.

  • Enrico Serpagli (Giulietto)

    28/04/2020

    Bravissimo Gigi. Grazie. Il racconto è bellissimo. Grazie anche a Maria Pina che ti ha suggerito l'argomento. Mi chiedo perché non raccogliere in un libro racconti come questo e quadri di una Bedonia che fu, che hai dipinto su Esvaso.

  • Peppino Serpagli

    30/04/2020

    Complimenti a te e a Maria Pina per il bel racconto sulle campane di Bedonia. Chissà se, in un passato molto lontano, le campane dell'attuale chiesa si sono "scontrate" con quelle della chiesa che c'era alla fine di Via Trieste e che fu sconsacrata molto tempo fa ed era diventata cinema, come mi pare tu avessi riferito tempo fa.
    Peppino Serpagli

 

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