La poesia nella scatola di latta

Ritrovare vecchi ricordi è sempre un'emozione e vale la pena riviverli
Aprire una vecchia scatola di latta riserva sempre delle belle sorprese. Questa volta, tra le cose che evidentemente avevo dimenticato di avere, è saltato fuori un foglio, piegato in due, con dentro una cartolina non spedita (in copertina). Sul foglio bianco, scritto con la penna blu, c'è una poesia. La data è quella del 1979.

A scriverla era stata mia zia Savina Medioli, che aveva sposato Rinaldo Cavalli, fratello di mio nonno "Gigino". Dopo la guerra si erano trasferiti a Piacenza e credo che quelle poche righe siano nate proprio dalla nostalgia per il proprio paese, per le persone e per le cose lasciate indietro.
Rileggendole oggi, dopo quasi cinquant'anni, quelle parole assumono però un significato diverso. Forse perché nel frattempo sono cambiate le persone, sono cambiate le case e, soprattutto, è cambiato il paese che Savina ricordava.

Per rinfrescare un po' la memoria del lettore, faccio un passo indietro. I miei zii abitavano a Bedonia. La loro casa era praticamente in centro al paese, ma aveva una caratteristica che oggi sembrerebbe quasi impossibile: intorno c'era un giardino e, attorno alla casa, svettavano tre pini altissimi. Era uno dei tanti angoli verdi oggi scomparsi. La casa viene demolita, i pini spariscono e al suo posto compare un nuovo fabbricato. Oggi, proprio lì, al suo posto, c'è il bar-gelateria "Peccati di gola". 

Ho una fotografia che scattai nel 1989, tra il Vicolo Pelpirana e Via Aldo Moro. È una di quelle fotografie che all'epoca non avevano nessun motivo particolare per essere conservate. Oggi, invece, mi accorgo che raccontano molto più di quanto immaginassi. Nella fotografia, quasi nascosti, si intravedono proprio quei pini.

Savina era anche la sorella di Ugo Medioli, personaggio molto conosciuto a Bedonia: capace operaio comunale e tra gli ideatori della Sagra della Trota. Ma questa è un'altra storia. 
Quella che ho trovato nella scatola, invece, è questa. Una poesia scritta dalla zia a Milano (vi abitava il figlio Pier Giorgio Cavalli) e che, evidentemente, ogni tanto tornava con il pensiero al suo paese.

E allora basta un foglio trovato dentro una vecchia scatola per far riapparire una casa che non c'è più, tre pini che non ci sono più e una persona che appartiene ormai a un'altra stagione della mia vita. Forse è proprio questo il bello delle vecchie scatole di latta: non sai mai cosa contengono fino a quando non decidi di aprirle.


VEDO NELLA MENTE (dalla Costa du Rissu)

Vedo Bedonia, Isola e Compiano; 
vedo una strada: va a Case Romano; 
e vedo Tornolo sopra un summello; 
alle sue spalle, un monte bello.

Vedo, sorpresa (ma questo è un sogno!), 
tanti alberghi: son di Tarsogno. 
Poi mi avvicino lassù dal Risso, 
cerco le case di Montarsiccio.

Or guardo in basso, che panorama!
Ma più non vedo la Pelpirana: 
dov'è sparita? dov'è nascosta? 
Troppo lontano: son sulla Costa!

Cerco il Serpaglio: più non esiste, 
son tutte case! Son molto triste! 
Vi sono strade senza un'aiuola, 
tanti edifici, anche una scuola.   

Ma io ricordo quel bel boschetto, 
quella discesa giù da Fifetto. 
Mandava gioia, quel monticello 
che a primavera era sì bello!   

La passeggiata... era poi quella 
che, a far l'amore in camporella, 
dava agli amanti forse più strani 
la poesia in mezzo ai castagni.  

Così il Serpaglio han fatto sparire! 
Per i romantici è un po' morire...


Savina Medioli

Milano - agosto 1979


P.S.
 
La poesia mi era stata consegnata diversi anni fa da Giacomino Gandi. Savina l’aveva regalata a sua mamma Ernestina, in segno di una lunga amicizia. Poi, come succede con molte cose, è rimasta dentro quella vecchia scatola di latta fino ad oggi.

Ringrazio anche l’amico Piero Rizzi Bianchi, che ha provveduto alla trascrizione del breve scritto, curandone con particolare attenzione la punteggiatura e la metrica. Il suo lavoro ha contribuito a restituire al testo la sua leggibilità e, soprattutto, la sua musicalità.

 

 

Ha collaborato a questo post:


Com'era via Aldo Moro



4 Commenti
  1. Isa

    Me la ricordo la casa coi pini... l'avranno tirata giù negli anni '90 ( più o meno)? La poesia è deliziosa, non sentivo la parola "camporella" da decenni!

  2. Sandra

    Mi ricordo la casa... e anche la signora che vi abitava.
    Che bei ricordi nostalgici, come pure la poesia che riporta alla memoria luoghi che non esistono più.
    Grazie Gigi per aver condiviso.

  3. Dolores

    Ma che bella poesia....brava la zia...e bravo tu che rispolveri ricordi che fanno bene al cuore

  4. Andrea Cavalli

    È stato davvero emozionante leggere questo racconto su mia nonna Savina e, soprattutto, scoprire questa sua poesia che non conoscevo.
    Ricordo benissimo la casa di Bedonia e il dispiacere che provai quando, dopo la sua morte, venne abbattuta.
    Ti ringrazio davvero per averla ricordata e per aver riportato alla luce e condiviso queste sue parole dopo così tanti anni.
    Non ti nego, poi, che sul passaggio della “camporella” mi è scappato un sorriso: questo lato della nonna mi mancava! 😊

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