L'Orsante di Matteo
Una storia de nostro Appennino raccontata attraverso il teatro di Matteo Vignati
Sabato scorso è andato quindi in scena Orsante, il monologo scritto, diretto e interpretato dall’attore teatrale Matteo Vignati. Una serata particolare, dedicata ad Arturo Curà, e forse non poteva esserci occasione migliore per riportare alla luce una delle storie che appartengono più profondamente a lui e questa nostra parte di Appennino.
Gli Orsanti: uomini, donne e bambini che partivano dalle valli del Taro e del Ceno – in particolare dai paesi di Masanti, Cavignaga e Cereseto – e percorrevano le strade d'Europa, in lungo e in largo, con i loro carri e gli animali al seguito. Orsi ammaestrati, scimmie, cammelli, impiegati per allestire spettacoli improvvisati nelle piazze. Musica, questue, fatica, avventure e spesso miseria.
Una forma di emigrazione molto particolare, nata in queste valli e capace di arrivare lontanissimo. Una storia che andrebbe sempre più approfondita, poiché ha attraversato, per quasi un secolo, la vita di intere famiglie del nostro Appennino.
Vignati sceglie di raccontarla attraverso la storia di Ultimo, un bambino di sei anni ceduto dal padre a una compagnia di orsanti. Da quel momento comincia un viaggio lungo quasi vent'anni, attraverso le piazze d'Europa, gli spettacoli di strada, la fame, le botte, la guerra e la fuga. E soprattutto attraverso il rapporto con un'orsa.
È un monologo di oltre novanta minuti e in scena c'è soltanto lui. Ma dopo pochi minuti ci si dimentica quasi che sia solo. La sua voce cambia, il corpo cambia, cambiano i personaggi, cambiano i luoghi. E cambia anche la lingua. Il dialetto valtarese si mescola a parole straniere, rime popolari, suoni che arrivano da lontano. Una lingua che sembra costruita apposta per raccontare quella vita di girovaghi, ma che in realtà nasce da un lavoro preciso, anche sulle parole del nostro territorio.
Vignati ha studiato diligentemente il dialetto valtarese attraverso il dizionario dialettale di Ettore Rulli e ha ricostruito questo mondo anche attraverso le storie e i romanzi che hanno raccontato gli orsanti, a cominciare da Orsanti di Arturo Curà e da La donna dell'orso di Lucio Lami.
Ed è qui che la storia diventa ancora più interessante. Perché Orsante non è soltanto la storia di un bambino e della sua orsa. È la storia di una terra di confine, di persone che hanno dovuto inventarsi un mestiere per vivere, di uomini spesso duri, qualche volta senza scrupoli, ma anche capaci di organizzarsi, di rischiare e di attraversare l'Europa quando viaggiare significava davvero partire senza sapere cosa si sarebbe trovato dall'altra parte. Dentro la storia degli orsanti c'è anche una parte della storia delle nostre terre, quelle poste tra Bedonia, Compiano e Bardi.
Vignati ha raccontato tutto questo senza fare una lezione di storia. Lo ha fatto con il corpo, con la voce, con i silenzi, con la musica e con una narrazione che in alcuni momenti sembra quasi una ballata. La sua capacità teatrale non è stata da meno di quella magistrale di Marco Paolini.
E così, mentre ascolti, cominci a vedere. Senti le piazze vocianti, i carri cigolanti, vedi gli animali sfiancati, le strade polverose, il freddo e la neve, i fumi della guerra. Vedi uomini arrivare da una valle dimenticata dell'Appennino e cercare fortuna dall'altra parte dell'Europa. E soprattutto vedi Ultimo crescere, diventare uomo e, alla fine, diventare padrone della propria vita.
Orsante è piaciuto molto a tutta la platea perché Matteo ha preso una storia quasi dimenticata, non facile, quasi di nicchia, e l'ha rimessa in circolo.
C'è una frase che riassume forse tutto lo spettacolo: la casa non è necessariamente il luogo dove si torna, ma quello dove abita il cuore. Una frase che, detta alla fine di un viaggio così lungo, assume un significato diverso. Non è necessario aver vissuto quella storia per sentirsi coinvolti. È bastato ascoltarla. I cinque minuti di applausi finali, fragorosi e convinti, con il numeroso pubblico in sala, hanno restituito a Matteo tutta l'intensità di quello che aveva appena raccontato.
Per una sera, a Bedonia, gli orsanti sono tornati a camminare sulle strade d'Europa.
Bravo Matteo! Bis…
Il merito di aver portato a Bedonia lo spettacolo e di averci offerto l’occasione di assistervi va al Comune di Bedonia, al Circolo di Lettura Primo Lagasi e al Comitato Veterrima Plebs.


























