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  • Il Principe Nero del bosco

    Facendo due chiacchiere con il Sindaco di Bardi, Beppe Conti, il discorso è finito sui nostri tartufi.

    Per chi non lo sapesse il tartufo non nasce solo in Piemonte, Umbria o Toscana, bensì anche nel nostro Appennino, sia in quello Est che in Valceno.

    Localmente sono ormai anni che c’è la pratica di raccogliere il tartufo nero, anzi gli appassionati si fanno sempre più numerosi, specialmente se il cane s’imbatte in quello bianco... certo, se pur in quantità ridotte, ma nel bardigiano si può trovare anche questa qualità.
    
La passione del tartufo in Valceno non è oggi quantitativamente rilevante, nel senso che non fa ancora numeri da creare turismo, se però ci fosse la giusta promozione la realtà cambierebbe.

    Una domanda: perché la Valtaro è contraddistinta dal fungo porcino IGP e la Valceno non la può essere con il tartufo nero? Borgotaro e la Valtaro sono riusciti a creare il mito di “Sua Maestà il Porcino”, non vedo quindi il motivo per non tentare con una sorta di “Principe Nero”. 


     
    Questo quesito se l’è posto anche il Sindaco Conti, tant’è che è dal lontano 2004, quand’era Consigliere Provinciale, che tenta di fare inserire il tartufo nei “Settori produttivi a valenza locale del programma di sviluppo rurale della provincia”, ma senza nessun riuscita. Qualche mese fa ha ripresentato l’interpellanza e questa volta la risposta l’ha avuta:
    
“Si precisa che il previsto inserimento del tartufo della Valceno fra i settori produttivi a valenza locale, aveva esclusivamente un valore simbolico senza alcuna ricaduta sulle imprese del territorio della Valceno; non esiste infatti in tutta la provincia la filiera del tartufo”.

    A una simile risposta ci sarebbe da conferirgli un “Oscar” all’indolenza o all’inerzia. 

    Se nulla esiste perché la Provincia patrocina la Fiera Nazionale del Tartufo di Fragno a Calestano (vedi foto) ?
    Mi sa che le amministrazioni o enti pubblici sono le prime a non credere o a far finta di non credere, magari per il colore politico dell’amministrazione richiedente, che ogni nostra peculiarità, specialmente agricola, potrebbe essere una risorsa indispensabile per sbarcare il lunario, pensiamo solo alla ristorazione che ritorno immediato ne avrebbe. Ormai lo ripeto da anni: “Si sta combattendo una guerra tra poveriii… ”.

24 Commenti

  • PK

    15/10/2012

    "Si precisa che il previsto inserimento del tartufo della Valceno fra i settori produttivi a valenza locale, aveva esclusivamente un valore simbolico senza alcuna ricaduta sulle imprese del territorio della Valceno; non esiste infatti in tutta la provincia la filiera del tartufo”.

    L' "autore" di questa brutta frase politica, che tutto esprime tranne l'amore e l'interesse per la montagna e la nostra economia, povera e agonizzante, è il supremo Vice Presidente Ferrari, perfetto esempio del nichilismo economico contrario ad ogni progresso e sviluppo se non legato alla magnificenza della sua persona.

    Alessandro Signorini

  • Stefano Bruschi

    15/10/2012

    "Si precisa ..., aveva ...; non esiste ... ”.

    Forse la frase "aveva" un senso qualche tempo fa.

    Non è chiaro cosa osta oggi a coniugare i verbi della risposta della Provincia al presente od, addirittura, al futuro ...?!?
    Forse dobbiamo regalare alla Provincia un testo di "Grammatica Italiana" ?
    Forse un piccolo gesto di buona volontà, di servizio al territorio ed ai cittadini che sono poi anche gli elettori, improntato a lungimiranza nel promuovere una delle ricchezze della Valceno non sarebbe poi così costoso ... anzi credo faccia parte dei DOVERI di un'amministrazione ... forse ?!?

    Grazie
    Stefano Bruschi

  • Remo Ponzini

    15/10/2012

    Caro Esvaso.
    L'esposizione fatta mi ha dato la conferma che con questa mentalità campanilistica-oscurantistica la nostre due Vallate non possono certamente aspirare ad avere un futuro decoroso. Continua la guerriglia civile tra comuni confinanti (vedi la festa del fungo Borgo-Albareto) ed anzichè unire le forze e fare un'unica politica di sviluppo territoriale in piena simbiosi, siamo ancora qui a pestarci i piedi l'un l'altro come dei bimbi capricciosi e come degli idioti con gli occhi bendati. Questa invidia insensata non puo' che portarci all'autodistruzione. Ci facciamo i dispettucci reciproci e giocherelliamo anzichè operare. Ma c'è anche dell'inedia, dell'incapacità, dell'aridità mentale.

    Il tartufo nero è una peculiarità che sussiste principalmente nell'Alta Val Ceno. Può essere un validissimo supporto alla nostra montagna in lacrime. Pensate al benessere che si potrebbe creare con il binomio FUNGHI-TARTUFI. Basta guardare alla notorietà del tartufo nero di Norcia ed a quello di Acqualagna; al movimento turistico che hanno originato ed al relativo benessere. Occorrerebbero sinergie anzichè disfattismo ma anche amministratori più illuminati, più proattivi e, come dice Stefano, più lungimiranti.

  • Gabriele Ferrari

    15/10/2012

    Caro Gigi,
    proprio ieri ho participato ad una tavola rotonda a Calestano in occasione della Fiera del tartufo nel corso della quale alcuni ricercatori dell'Università di Parma hanno presentato uno studio/sperimentazione in atto in collaborazione con l'assessorato all'Agricoltura della Regione Emilia Romagna. In quella sede ho ricordato che le eccellenze e i prodotti tipici dei nostri territori hanno fatto conoscere apprezzare e vendere prosciutto, culatello, formaggio, funghi porcini... Il tartufo di Calestano e della Valceno puo' a pieno titolo rientrare nel novero delle "eccellenze".

    Ciò che serve è che si esca dalle "piccinerie" deteriori degli abusati campanili e si ragioni e si pratichi una attività di rete. Per iniziare i due Sindaci dovrebbero incontrarsi e condividere iniziative, ricerche e studi scientifici sull' ottimo tubero. "credere", come è avvenuto ad Alba che nel nome del tartufo si possa far crescere un territorio in un'area di km e km quadrati.

    E' certamente compito degli Enti sovraordinati accompagnare e sostenere un progetto che può spaziare dall'enogastronomia, al turismo, alla cultura, all'incontro e scambi con altri territori d'Europa. Per far questo, ci vuole visione strategica, competenza, passione e.... tanta umiltà nel non sentirsi mai i migliori e i detentori della verità.
    Un caro saluto

  • Giuseppe Beppe Conti

    15/10/2012

    Ringrazio Esvaso.it per lo spazio che ha concesso a questo argomento; premetto che, per chi ne avesse bisogno, ho tutta la documentazione tecnico-scientifica che, ormai da 7/8 anni, ho raccolto sui nostri tartufi.
    Questa è una vera specificità che può contraddistinguere la nostra Valle, (almeno questa volta vi prego di non pensare ad un mio intervento politico/partitico) e quindi non comprendo il perchè non vi possa essere un riconoscimento che sarebbe veramente di aiuto.
    Naturalmente questo non toglierebbe nulla ad altre zone del parmense, ma semmai un valore aggiunto.
    Mia moglie è nata ed ha ancora la casa paterna a 10 KM da Acqualagna (Pesaro/Urbino) ed in quella zona il tartufo è UNA RICCHEZZA!!!!

  • Remo Ponzini

    15/10/2012

    Un grazie sincero a questi nostri pubblici rappresentanti che, con grande sollecitudine, sono venuti a disquisire con noi cittadini. Un contributo collaborativo di pensiero e di visione dei problemi che ci affliggono ed una piacevole sensazione di vicinanza con chi ci governa.

    E' evidente che per raggiungere i livelli di eccellenza di Alba, Norcia, Acqualagna ecc. occorrono anni di duro lavoro e di attività di marketing ma abbisogniamo anche di quei politici illuminati a cui abbiamo fatto cenno. Ci si potrebbe avvalere di agenzie specializzate come la Layoutweb di Claudio Agazzi che, essendo un ragazzo dei nostri monti, avrebbe un motivi in più per metterci cuore ed anima.

    A questo punto sarebbe auspicabile un intervento di Pier Luigi Ferrari, vice-Presidente della provincia di Parma. Sarà stato avvertito dello polemica in corso e di essere stato alquanto strattonato. Può succedere che si attivino delle polemiche quando ci sono queste aspre contrapposizioni, ma qui c'è il modo di fornire spiegazioni, giustificazioni ed anche di fare atti di... contrizione. Dimostrerebbe senz'altro sensibilità e rispetto per i cittadini.

  • Federico Rolleri

    15/10/2012

    Sempre puntuale, Gigi, il tema è più che attuale: da una parte sta per terminare la stagione delle Fiere "del gusto" delle nostre valli, manca giusto Cioccolataro, dall'altra viviamo un periodo storico che sembra essere votato alla riscoperta del locale, sia in fatto di produzioni sia dal punto di vista culturale.
    L'assenza di un prodotto tipico riconosciuto valcenese, e lo scrivo da illichese, certamente penalizza lo sviluppo economico e turistico dell'alta valle del Ceno, la quale non ha ancora trovato una chiave di sviluppo locale per garantire in modo duraturo la permanenza della popolazione e la conseguente cura del territorio.

    La presenza del riconoscimento per il fungo porcino I.G.P. nell'alta val Taro ha indubbiamente motivazioni legate alla storicità della filiera e al riconoscimento popolare nei confronti di un prodotto del sottobosco che inebria assidui cercatori e non... Ma ciò non significa che altri prodotti, come il tartufo dell'alta val Ceno, non possano aspirare a riconoscimenti forse non identici ma almeno altrettanto validi, se non altro per spirito di innovazione. Va anche detto, però, che il tartufo in altre zone d'Italia gode delle caratteristiche di tipicità delle quali gode il porcino in val Taro: insomma, il tartufo della val Ceno credo non possa equiparato, quanto a tradizione e radicamento nel territorio, a quello di Alba.

    Ciò non toglie che, presa visione della documentazione sul tartufo valcenese (unico metodo per stabilirne le caratteristiche qualitative in relazione al territorio), un riconoscimento contribuirebbe a rendere le valli del Taro e del Ceno una sorta di "distretto del fungo": la qual cosa, a mio parere, potrebbe contribuire a placare sia le invidie persistenti in val Taro sul fungo porcino, sia ad accettare l'emergere di nuovi prodotti nella valle adiacente. In poche parole: sinergia e collaborazione.
    Occorre forse solo un po' di tempo e volontà, non so quanti ne occorrono sia nei meccanismi culturali che in quelli decisionali, per metabolizzare come tipica e/o tradizionale la filiera del tartufo.
    Saluti.

  • Marco Cacchioli

    15/10/2012

    La politica ha troppo spesso assecondato l'interesse particolare, cavalcando il campanilismo delle nostre genti, nell'ottica di consolidare il proprio bacino di elettori. Ma io non vorrei tanto rivangare il passato, quanto guardare avanti, ragionare su quello che si può fare per cambiare. L'esempio della mancata valorizzazione del tartufo della Valceno rientra nel discorso più ampio della sfide che i nostri territori hanno di fronte.
    A mio parare, solo uniti potremo affrontare questa ed altre questioni, rappresentando un peso specifico maggiore nei confronti di Provincia (che prossimamente comprenderà anche Piacenza) Regione, ecc. E quando dico uniti non mi riferisco ad una unione di intenti, di comuni, o di altri bei paroloni. L'unica unione che può davvero rafforzare il peso politico delle nostre terre è la fusione dei comuni, come avvenuto in Valsamoggia.

  • Carlo Berni

    16/10/2012

    Caro Gigi,
    mi inserisco anch'io nelle due chiacchiere che hai fatto con il mio amico Beppe Conti sui tartufi.
    Condivido totalmente la necessità di valorizzare il tartufo dell'alta Valceno e a tale proposito volevo ricordare i timidi sforzi fatti dalla Comunità Montana, in particolare dall'Assessore Aramini, di organizzare convegni e degustazioni a Bardi, Bore e Varsi. Come anche il Convegno organizzato lo scorso anno a Bedonia. "Timidi" forse perchè non c'è una vera offerta del prodotto, perchè manca una cultura radicata nei ristoratori e poi perchè qualche risorsa finanziaria scarseggia.
    Io non ho mai creduto solo nell'IGP, se questo non è supportato da manifestazioni turistiche e da una cultura del territorio.
    Guarda le statistiche dei raccoglitori di funghi sino al 1997, magari divisi per Comuni e guardali dopo. Ti accorgerai di una manifestazione che ha totalmente cambiato il mercato del fungo in Valtaro e che ancora oggi si consolida in quella direzione.

    Non sono contrario a più manifestazioni in vallata. Nelle Langhe, mentre è in corso la Fiera Internazionale del tartufo, molte altre di più piccole dimensioni si svolgono in tutte le vallate della zona (con una miriade di Comuni di 2/3000 abitanti ciascuno).
    Nella provincia di Pesaro-Urbino, oltre ad Acqualagna, nell'arco di 20km ci sono altre 2 Fiere Nazionali del tartufo, tutte con il loro Comitato, la loro pubblicità, il loro orgoglio di rendere famoso il nome del proprio territorio e tutte con grande successo.
    Questo è il campanilismo delle Langhe e delle Marche.
    Per la cronaca nè Alba, nè Acqualagna hanno l'IGP.
    Hanno invece iniziativa, spirito di sacrificio e hanno lavorato duramente per anni per ottenere i risultati che oggi noi ammiriamo. Escluso Acqualagna, non ci sono Amministrazioni pubbliche coinvolte direttamente, sono comitati, commercianti e semplici cittadini.
    Queste cose le dico perchè noi montanari abbiamo un pò l'abitudine, che quando non siamo capaci di fare qualcosa anche alla nostra portata (non cose impossibili o non di nostra competenza), tendiamo a dare la colpa alle amministrazioni, alla politica, al Governo, e comunque sempre agli altri.

    Lunedì 5 novembre, avremo a Bedonia all'Istituto Enogastronomico Alberghiero, Edoardo Raspelli, proprio per parlare agli alunni l'importanza di valorizzare attraverso la cucina i prodotti tipici locali, quindi iniziare dai giovani a fare crescere quella cultura di identità, quella cultura storica delle nostre origini che ancora manca o forse è sparita...
    Dico ciò per un motivo. Mi sai spiegare Gigi, perchè nelle Langhe se uno vive in campagna ed è contadino (vignaiolo o allevatore non importa) è visto con ammirazione, mentre da noi viene in modo dispregiativo chiamato villano?
    Avrei e vorrei dire altre cose, ma concludo ricordando quando alcuni amici organizzarono per la prima volta un evento dedicato al fungo prendendo spunto dalla presenza di un circo in paese. Non pensavano a cosa sarebbe diventato, ci si voleva solo divertire e fare qualcosa per la propria terra.
    Avuta l'idea, si erano semplicemente rimboccati le maniche. Gli altri, Enti e C. sono arrivati dopo.

  • Gianpaolo Serpagli

    16/10/2012

    Caro Esvaso, sono da poco tornato a Bedonia e mi trovo le solite polemiche che vengono buttate in politica con la solita faziosità.
    Trovo ingiustificate le critiche fatte negli interventi sopracitati. Forse si ha poca memoria. Forse molti tuoi lettori restano davanti al computer troppo tempo e non vivono il paese abbastanza.
    A Bedonia l'hanno scorso su iniziativa di questa amministrazione e con il contributo prezioso del Centro Studi Flora Mediterranea è stato organizzato un bel Convegno sul Tartufo a cui peraltro ha partecipato anche l'amico sindaco Beppe Conti. Tra l'altro avevamo anche ospiti illustri come un dirigente del Mistero della Salute (inviato a Bedonia su incarico del Ministero stesso) e il Comandante Provinciale della Forestale dott. Fedele. Io moderavo l'incontro e mi sarebbe piaciuto che molti di quelli che oggi criticano fossero presenti.
    Tutti sanno la mia appartenenza e posso giurare che nessun veto mi era e mi è arrivato dalla città. Trovo che spesso invece di impegnarci noi montanari a far bene le nostre iniative senza aspettare aiuti esterni ci dividiamo e critichiamo senza sforzarci a fare la nostra parte del lavoro.
    E' certo, quello che è partito l'anno scorso e CHE CONTINUERA' QUEST'ANNO a Bedonia è una risposta forse timida ma credo che nelle iniziative bisogna partire e sognare. Poi vedrete che se diventeremo forti NOI e convinti in quel che si fa gli altri ci daranno una mano.
    Un grazie particolare al Centro Flora Mediterranea e soprattutto ad Emidio e Luigi che si impegnano da anni in queste iniziative.

    Ti allego la locandina dell'anno scorso vista la memoria corta degli internauti.
    (per scaricarla vedi link).

    Gianpaolo Serpagli

  • Giuseppe Beppe Conti

    16/10/2012

    Molto bene, ringrazio per i contributi e rilancio la mia proposta agli amici Berni/Serpagli che, con lettera a loro inviata il 30 novembre 2011, dal Comune di Bardi, prot. n. 4733, chiedevo di organizzare una riunione operativa sul TARTUFO DELLA VALCENO, coinvolgendo anche il Centro Studi Flora Mediterranea.

  • Gigi Cavalli

    16/10/2012

    Per evitare dissapori, incomprensioni o altro facciamo così, prendiamo per buono il convegno che si terrà a Bedonia prossimamente, si invitano a presenziare tutti i partecipanti e i menzionati di questa discussione, magari includendo le associazioni già collaudate di Calestano e vediamo se queste rose potranno fiorire... io un profumino già lo sento.

  • Giuseppe Beppe Conti

    16/10/2012

    Obbedisco!!!!!! (Se lo ha scritto Garibaldi al Re, posso farlo anch'io).
    Comunque GRAZIE

  • Remo Ponzini

    16/10/2012

    Caro Gianpaolo,

    Può essere che io sia "uno dei lettori che restano davanti al computer troppo tempo e non vivono abbastanza il paese" ma nel tuo intervento ho notato una asprezza ringhiosa che mi ha molto stupito e che mi ha fatto pensare che tu nutra, nei miei riguardi, di qualche risentimento di cui ignoro l'origine.
    A prescindere che il mio intervento non ti riguardava direttamente ma che era volto esclusivamente a commentare la diatriba tra il Sindaco di Bardi e gli organi provinciali, io penso di essermi sempre comportato nei tuoi confronti con un decente equilibrio e mai con malanimo o con pregiudizi.

    Nel collegato "forumvaltaro" mi era capitato in passato di evidenziare criticamente lo sporco in qualche angolo del paese ma poi fui il primo a rimarcare, e ripetutamente, che avevate provveduto sia alla immediata pulizia che alla successiva conservazione. Mi espressi anche molto favorevolmente per l'ottimo lavoro di risanamento e ripristino del Breia e per la cura del verde pubblico sempre riconoscendo a voi tutti che amministrate le difficoltà, anche di cassa, che dovete ogni giorno affrontare. Non penso affatto di essere una persona che sa solo biasimare.

    Ovviamente ci possono stare anche le critiche ma tu sai che mi muovo a viso aperto sottoscrivendo tutto quello che affermo. Non è mio costume pugnalare verbalmente le persone agli angoli delle strade. Cerchiamo entrambi di spiegarci abbandonando queste acredini che volteggiano e che potrebbe farci accapigliare.

    L'internauta (lo dico sorridendo):
    Remo Ponzini.

  • Gianpaolo Serpagli

    17/10/2012

    Caro Remo,
    nessuna asprezza ringhiosa e nessun riferimento a te. Me ne guardo bene. Ho stima e ho sempre apprezzato il tuo equilibrio. Anzi a volte l'ho ritenuto eccessivo. Il mio riferimento era al mondo degli internauti. Lemma non ironico. Perchè vedo spesso, non solo nel nostro blog preferito, che nell'affrontare i problemi spesso si ha la memoria corta e si parte all'impazzata scordandosi di quel che è stato fatto. Questo è il peggior difetto della rete. Si affrontano i problemi scordandosi quel che succede intorno (nel paese).
    Ritornando al nostro problema. Date retta a me continuiamo a fare eventi, convegni e manifestazioni in tutta l'alta valle, quando si creerà la cultura del tartufo e della raccolta (qui meno gelosie da parte dei "tartufai" sarebbero d'aiuto) saremo abbastanza forti da richiedere tutto quello che è necessario.
    Con la nostra solita sincerità, un saluto a tutti ed in particolare all'amico Remo.

    Gianpaolo Serpagli

  • Gigi Cavalli

    17/10/2012

    Ciao Gianpaolo, io invece la penso esattamente al contrario, ma poco importa perchè la mia è solo un'opinione di semplice cittadino.
    Sono convinto, nel caso si volesse riconoscere il tartufo come risorsa locale, che la spinta delle istituzioni debba essere fatta prima, proprio per dare un impulso a organizzare, promuovere e mettere in pratica strategie turistiche, innanzitutto segnate dal markentig, sì perchè senza tutto questo il tartufo rimarrà quello che è.. una grattata sul piatto di riso in bianco di chi lo trova.
    Senza dubbio i nostri ristoratori locali devono mettersi in testa che devono essere anche loro a darvi una mano, non possono continuare a proporre fritto misto e calamari in montagna, dovrebbero sfruttare le risorse locale e stagionali, alcuni lo fanno, ma non in molti.
    Se però questi avessero un nome o un marchio da sfruttare, per ora senza arrivare all'IGP o DOP, credo che sarebbero più stimolati alla collaborazione e alla riuscita dell'intento.

  • Giuseppe Beppe Conti

    17/10/2012

    Prometto che non interverrò più.
    Gigi hai CENTRATO IL PROBLEMA! Un nome, un marchio, un riconoscimento istituzionale sono importantissimi per la promozione e per lo stimolo che possono portare; è questo il senso del mio operato.

  • Ruggero

    18/10/2012

    Mentre un tartufo tira l'altro direi che ormai Gianpaolo ha spinto Remo a partecipare alle primarie del PD. Penso che tra i due litiganti più conosciuti, il Prode potrebbe scegliere Tabacci....

  • Gigi Cavalli

    19/10/2012

    Ad onor di cronaca: Marika coltiva tartufi da 15 anni.

    Marika Azzali il lavoro se l’è "inventato" tanti anni fa quando ha deciso di impiantare sul terreno di famiglia la prima tartufaia del comune salsese: quello che a molti è noto come "Il lagotto dei Tintori".
    Poco più che ragazzina aveva letto da qualche parte una frase: «Tieni stretto quello che hai anche se è solo un pugno di terra». Parole diventate un motto. Alla morte del nonno e del padre Marika promise che la terra di proprietà non sarebbe dovuta andare persa, ma al contempo cercò un’idea che le permettesse di stare vicina alla famiglia e ai figli, distaccata dall’agricoltura tradizionale.
    "Pensai così al tartufo: il terreno confina con tartufaie naturali. La passione c’era. Mi informai ovunque, trovando anche pochi aiuti. Ma alla fine una guardia forestale mi indirizzò alla persona giusta, che mi disse come iniziare".
    Così, da 15 anni, fa crescere tartufi a Contignaco.
    "Le difficoltà ci sono: il tartufo non garantisce annualmente la produttività. Ma le soddisfazioni non mancano mai", spiega Marika accennando all’attività di addestramento di cani da tartufi, i lagotti romagnoli da cui prende nome l’azienda dei Tintori.
    "I miei cani, che addestriamo sin da cuccioli in maniera giocosa, sono la più grande soddisfazione: nella ricerca del tartufo l’uomo ed il cane diventano un’unica cosa, legati da un linguaggio superiore".
    Ed ora Marika, vuole aumentare le tartufaie esistenti, "creando campi addestramento per cani, come esistono già in Toscana o nel bolognese".

  • Michele I.

    26/10/2012

    Ciao a Tutti,
    alla fine GG ho deciso di riscrivere l'intervento, l'altro mio scritto lo manderò a te quando non sarò più direttemente coinvolto nel commercio-turismo, perciò dovrai aspettare fino a gennaio più o meno.
    Ora voglio esprimere tutto il mio sostegno al Sindaco Conti, persona che al contrario di molti vuole perseguire un risultato, a mio avviso molto utile alla Val Ceno, noi purtroppo in Val Taro dobbiamo chiamare i NOSTRI Tartufi "Tartufo Nero di Fragno".
    Per questo motivo sono stato redarguito più di una volta da persone direttamente cionvolte nel consorzio Tartufo di Fragno, per aver messo sul mio menù Tartufo Nero Valtarese ma per quanto mi riguarda se il tartufo che uso arriva dalla Val Taro lo chiamerò sempre Tartufo Valtarese, e se arrivasse dalla Val Ceno lo chiamerei con il suo nome di provenienza.
    E' una storia che dura da anni, per il tempo che provo a trovare appoggi sono almeno dieci anni, ma mi duole dirlo, nessun Politico è mai stato molto interessato a sviluppare un prodotto locale come il Tartufo, si è sviluppato il Fungo Porcino ma se ragioniamo bene sul come si è sviluppato il Porcino si possono trovare molte molte lacune e soprattutto molte barriere al turismo.
    E' una cosa non logica mettere in difficolta chi viene a raccogliere funghi con Cartine incomprensibili ai più, con zone segnalate a qualche modo, un gran casino. Perchè non semplificare tutta la Val Taro con al massimo 2-4 Zone, con al massimo 2-4 tesserini dividerla che sò, Tornolo-Bedonia, Compiano, Albareto, Borgotaro... eliminando tutte queste comunaglie e confini e tesserini, sopra quella strada puoi, sotto no, un gran casino che non aiuta assolutamente il turismo.
    Sappiamo tutti che il turismo ha bisogno di semplificazione se lo si vuole far funzionare, altrimenti è una guerra tra poveri.

    Comunque io mi chiedo;
    Perchè non investire sul Tartufo?
    Perche non unire tutte le Comunaglie per una semplificazione?
    Perchè non ampliare e far conoscere percorsi a Piedi, In Moto, in MTB, a Cavallo, ecc?
    Perchè non rendere più accessibile il Taro e la pesca alla Trota Fario?
    Perchè invece di pensare di coprire una piscina o costruirne una nuova magari un pò piccola, non unire le forze e crearne una Tutti Insieme un pò più grande ma ben fatta?
    Perchè aver costruito un Palafungo così Piccolo, non era meglio unire tutte le forze della Val Taro e farne uno sempre lì dove sorge questo ma molto più grande, in modo che potesse servire a concerti, convegni, ecc, con magari una piscina coperta vicino e un bel centro sportivo, così da portare in valle Squadre professionistiche di tutti gli sport?

    Sono solo alcune delle domande che vorrei fare ai nostri politici, per avere un minimo di risposta.
    Perchè mettersi in politica (che è un impegno molto pesante, se fatta bene) e non mettere tutto l'impegno possibile, solo per dire sono consigliere, assessore o altro?
    Si può anche dire no alla lista, non vengo perchè non me la sento, non ho tempo, non sono in grado, invece si và e non si fa nulla, bello essere ricordati grandi politici del nulla!!!!

    Io non vedo assolutamente nessuno che ha voglia di aiutare la valle veramente.
    Ciao a Tutti

  • Remo Ponzini

    26/10/2012

    Caro Michele,

    Hai fatto una analisi interessantissima dove hai toccato tutte le tematiche proponendo anche le possibili soluzioni.
    Tu parti da un presupposto validissimo che in tanti di noi hanno da sempre propugnato sui due siti del nostro amico Gigi.
    DOBBIAMO LAVORARE TUTTI INSIEME, senza distinzioni di Comuni, di Comunalie, di Vallate (Taro o Ceno che siano).
    Partire dall'unione di tutti i comuni sarebbe il percorso ideale sia per noi che li popoliamo che per i turisti. Ma convincere i nostri governanti a "rinunciare" ad un congruo numero di sgabelli ("poltrone" mi sembra eccessivo), sarà una impresa ardua se non viene accompagnata da un forte volontà popolare o da una norma legislativa imposta dall'alto. Anche le Comunalie, sorte in tempi che furono e divenute ora incongrue ed inutili, andrebbero riformate accorpandole ai Comuni.

    La burocrazia va combattuta sino alla totale disintegrazione. Veramente assurdo che per andare per funghi occorrano 2, 3 o 4 permessi per evitare i vari sconfinamenti tra zone di diversa competenza. Come fa un utente a sapere se si trova nella Comunalia di Setterone, in zona Demaniale, o altro ???
    Gli Enti preposti vedano di trovare intese fra di loro senza scaricare incombenze e ... multe salatissime su tanti ignari ed incolpevoli cittadini che, quando sono in una foresta, non trovane di certo dei confini tracciati tra gli alberi.

    Il tartufo nero può essere un propellente sia per la Val Ceno (credo che sia la più ricca) che per la Val Taro. Le distinzioni un ristoratore come te le può indicare visto che anche nei vini di pregio esistono i "cru" (differenza fra vigneti diversi) ma per ottenere successi occorre condivisione e non i veteri campanilismi che ancora sussistono.
    Condivido totalmente quello che ci hai rappresentato con dovizia di particolari e spero che le tue "evidenze" trovino accoglienza e riscontro.

    Ciao a te ed a tutti gli Esvasanti.


    P.S. Mi sono chiesto se si scrivesse Cumunalie o Comunaglie. Quando, fra l'altro, mi occupavo di tesoreria di enti pubblici si scriveva senza la g. Ho consultato lo Zingarelli ma questo vocabolo non viene neppure riportato. Ho messo a mano anche a quello della Treccani (8 grossi volumi) ma anche qui senza esito.Veramente inverosimile ma è così.
    E' una precisazione che ho fatto per evitare che il farmacista Ruggero, che si diverte a contestarmi, venga a rimarcare l'errore di ortografia. Quindi tu ed io, caro Michele, siamo assolti.

  • Gigi Cavalli

    08/04/2014

    Martedì 15 Aprile si terrà un altro incontro sul Tartufo della Valceno.
    Il convegno si svolgerà presso la Sala delle Conferenze del Seminario di Bedonia a partire dalle ore 9.30.
    Per il programma vedi link...


    http://www.esvaso.it/dati/digital/allegato_201404082234_tartufovalceno_invito10x21_web.pdf
  • GIANPAOLO SERPAGLI

    08/04/2014

    Caro Esvaso,
    ti ringrazio della pubblicazione. Preciso soltanto che non sarà il solito convegno. Non perchè non servano. Anzi credo che la cultura del tartufo serva ancora molto. Ma l'appuntamento di martedì è uno step importante. Presenteremo infatti un progetto di massima sulla filiera del tartufo. Quindi credo sia doppiamente interessante.
    A presto.

    Gianpaolo Serpagli

  • Dolores

    09/04/2014

    A onor di cronaca, a Montevaccà, da Oppici, io è una vita che scelgo i tagliolini col tartufo dei nostri monti: deliziosi!

 

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