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  • Per non dimenticare il Vajont

    9 Ottobre 1963. Una frana "dolosa" di 270 milioni m³, in pratica un'intera montagna, precipitò nel bacino della diga provocando un’onda devastante, alta 200 metri, un impeto che in un solo minuto spazzò via tre paesi e provocò 1910 vittime. È la tragedia del Vajont.
    Per capirne la consistenza basta pensare che per trasportare via dal bacino l'intera frana sarebbero necessari 100 camion, che lavorassero 8 ore al giorno, per 700 anni.
    Da quando ho effettivamente compreso i retroscena di questo disastro annunciato, tutto all’italiana, sono passati sedici anni, era la sera della trasmissione televisiva di Marco Paolini.
    Nello scorso weekend una ventina di persone della Valtaro hanno partecipato alla passeggiata: "Percorsi della memoria", una manifestazione organizzata al Vajont in occasione della ricorrenza del cinquantesimo anno. Ottomila persone hanno raggiunto il luogo del disastro, tra queste anche l’amica Valeria, la quale mi ha gentilmente inviato le foto della giornata.
    Anch’io nel 2008 andai a visitare quei luoghi, a rendermi conto delle dimensioni reali di quella tragedia e questa sera, a rivedere le foto che scattai, a ripensare che si sarebbe potuta evitare, ancora m’indigno.
    Questa è la terza volta che scrivo sull’argomento, ma credo che ad ostinarsi a parlarne sia uno dei modi per non cancellare dalla memoria errori e responsabilità umane, oltre che a restituire un po’ d’onore a vittime e famiglie e, perché no, rendere un po’ meno amaro il nome di quella valle.

18 Commenti

  • Cristina Pillon

    08/10/2013

    So che il Presidente della Repubblica Napolitano domani non andra’ su al Vajont, presumibilmente deve pensare a come graziare i delinquenti del nostro paese, ma e’ un’ altra occasione mancata dallo Stato verso tutto il Friuli e l’ Italia intera.
    Grazie Franco per il link

  • ValeBD

    09/10/2013

    Domani sera alle 22.39 saranno passati 50 anni, ma non per la gente di quelle terre, dove tutto è stato ricostruito e nulla è piu come prima...... è una ferita ancora profondamente aperta per loro.
    Erano anni che volevo andare in quella vallata per rendermi conto di quanto era successo, da quando ne presi coscienza a livello virtuale grazie a Marco Paolini e la sua Orazione Civile sul Vajont.
    Ricordo ancora perfettamente quella prima serata sulla RAI in diretta, girovagavo per canali e mi sono soffermata un secondo sulle immagini di inizio della sua orazione, è un grande oratore e penso che in questa opera abbia dato il meglio di se stesso, ancora oggi ogni tanto mi riguardo il DVD. Ebbene si ho conosciuto il Vajont e questa immane tragedia grazie a una diretta in tv, tra l'altro unica occasione in cui la Rai ha ricordato questa tragedia) perchè fino ad allora non ne conoscevo l'esistenza, questo dimostra quanto se ne parla, questo dimostra quanto hanno ragione lo scrittore Corona e Fillippin (associazione sopravvissuti del Vajont) a lottare da anni perchè venga trascritto sui libri di scuola). Quella sera sono rimasta colpita e in questi sedici anni non ho mai scordato questa tragedia, mi sono documentata ho cercato di capire nel mio piccolo. Erano anni che volevo andare, e stavolta ce l'ho fatta......no non è "turismo dell'orrore" come qualcuno potrebbe pensare, bensì presa di coscienza di fatti che non dovrebbero più ripetersi perchè di Vajont non ce n'è stato uno solo purtroppo nella nostra storia..... sono tantissimi: l'Aquila (una città letteralmente abbandonata dallo Stato in seguito al terremoto) e non ultima la Terra dei Fuochi, solo per citarne qualcuno a caso.
    La storia si ripete seppur in modalità e luoghi diversii, per questo motivo credo che non dobbiamo mai dimenticare nulla di quanto accade, bensì prenderne coscienza e lottare nel nostro piccolo, che con tanti "piccoli" può diventare qualcosa di grande....
    Quest'anno sono riuscita a "prendere coscienza" di due fatti a me particolarmente cari, l'Aquila e il Vajont....qualcuno mi ha chiesto cosa ho provato e quali emozioni mi sono portata dentro da queste esperienze.... subito non sapevo rispondere erano talmente tante e contrastanti tra loro, passavi dallo stupore alla rabbia, dal senso di impotenza di poter fare qualcosa fino alla vergogna per l'indifferenza da parte dello Stato.
    La prima cosa che colpisce quando arrivi è la solidità della Diga, che nonostante tutto quanto successo, resta dal punto di vista ingegneristico un gioiello, anche a livello visivo è spettacolare,attraversi le gallerie utilizzate per costruirla e rimani a bocca aperta
    Poi ti avvicini e man mano inizi a renderti conto, ad immaginare cosa e come puo' essere accaduto; non è difficile, i segni ci sono ancora tutti. In mezzo a quelle rocce non puoi non notare i segni lasciati dall'acqua e dalle onde...sono spaventosamente visibili, sono come ferite che non si rimarginano, ancora vive ma soprattutto imponenti, se scorrete le foto le vedete, sono giallastre-arancioni. Nella foto 43 si vede il "calco" lasciato dall'onda d'urto della frane sulla roccia, la' in basso e poi più su altri segni molto evidenti; un calco che si vede in parte e sottolineo in parte (e in particolare se vogliamo), nella foto 45, messo a confronto con gli appassionati di arrampicata.... veramente impressionante rende l'idea di quella prima onda provocata dalla frana del Toc, rende idea di quanto noi siamo piccoli di fronte alla natura che si ribella all'uomo, di quanto a volte sia difficile difendersi dai nostri simili che provocano tragedie di questo genere....
    Il Vajont nonostante tutto quello che ha passato è un luogo meraviglioso che merita di non essere dimenticato, che merita di essere visitato e conosciuto.... neanche la sua gente non va abbandonata a se stessa, perchè è quella che ha ancora dentro le ferite piu grandi.
    Quella notte morirono 1910 persone, molte di loro non sono mai state interamente ritrovate, la pressione dell'aria e la forza dell'acqua le ha rese polvere, in quella cifra 487 erano bambini 0-16.... questi sono i morti ufficiali, ma io sostengo la tesi di coloreo che alle vittime della tragedia, aggiungono il numero di quelle in conseguenza della tragedia, allora li ci si avvicina ai 2500.
    Il Vajont puo' ancora , anzi deve, insegnare tanto, soprattutto che non devono piu' accadere cose di questo genere nell'indifferenza totale della gente, dello Stato e della memoria.

    PS.
    Ringrazio tutti i miei compagni di viaggio Luigi, Rita, Giacomo, Erica, Stefano, Giovanna B., Stefano L., Emanuela, Walter, Federica, Davide, Maria Luisa, Sabrina, Mario e tutti gli altri; non voglio scordare in tutto.
    Un grazie speciale va anche ai padroni di casa Mario e Giovanna e Marco.

  • Federico Rolleri

    09/10/2013

    Anch'io conobbi nei particolari la tragedia del Vajont attraverso la teatralizzazione di Paolini: un rintocco di denuncia tra le campane dell'indifferenza.
    A te Gigi, altrettanto ora, grazie per il ricordo.

  • Gigi Cavalli

    09/10/2013

    Anche Mauro Delgrosso, con il contributo fotografico di Davide Serpagli, dedica sul portale Valtaro.it un articolo al Vajont: http://www.valtaro.it/vajont-2013

  • Michele Porcari

    09/10/2013

    penso che questa sia la testimonianza migliore

    www.youtube.com/watch?v=Kn-fwjqIwNY

  • Grazia Barp

    09/10/2013

    Mi preme molto ricordare chi PRIMA della tragedia si è battuto per far comprendere il sopruso e tentato di impedire l’inevitabile. TINA MERLIN è la giornalista dell’Unità che denunciò per prima la minaccia costituita dalla costruzione della diga della SADE, e che per questo fu incriminata, processata e poi assolta. Ha pubblicato la storia della lunga battaglia e della criminosa omertà che condussero alla tragedia. Guidava, allora, l’amministrazione comunale di Erto, la signora CATERINA FILIPPIN (Cate), che si batté coraggiosamente alla testa della sua gente contro gli espropri che la SADE voleva risarcire a dieci lire il metro quadro.
    Ad Erto, la SADE arrivò nel 1956. Praticamente poteva agire come in ogni altro luogo, poiché aveva in tasca la concessione di sfruttamento delle acque del Vajont. Aveva, quindi, la «pubblica utilità» che la proteggeva, che le copriva ogni malversazione. Questa è una pratica che prosegue anche ai giorni nostri, dopo 50 anni si continua ad ignorare l’ “ignorante” voce di popolo da parte di tutti i saputelli collusi.

    "Non so come, fra altri trent'anni, si racconterà la storia dell'olocausto del Vajont, ma so che se qualcuno lo farà, sarà anche grazie a Tina Merlin. Le storie non esistono se non c'è qualcuno che le racconta.
    Marco Paolini (tratto dalla presentazione "Sulla pelle viva" 1997)".

  • DN Ornella

    09/10/2013

    Io ci sono nata, anche se abito a Borgotaro casa mia è qua, sulla sponda destra del Piave a poche centinaia di metri da dove esisteva una volta Longarone. La mia vita e la vita di chi mi è vicino continua a rimanere segnata da quel che successe allora. Una sottile vena di dolore ti serpeggia sempre nella membra. Oggi dopo 50 anni, sono riuscita per la prima volta a tornare qui in questo giorno non esattamente felice.
    Grazie a tutti quelli che non dimenticano.

  • Ellealle

    09/10/2013

    Nessuno ha mai chiesto scusa per quello che è accaduto. Silenzio.

  • Trilussa

    09/10/2013

    Il giorno dopo lo scrittore-giornalista Dino Buzzati scrisse sul Corriere della Sera

    Un sasso è caduto in un bicchiere, l’acqua è uscita sulla tovaglia. Tutto qua. Solo che il sasso era grande come una montagna, il bicchiere alto centinaia di metri, e giù sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi. E non è che si sia rotto il bicchiere; non si può dar della bestia a chi lo ha costruito perché il bicchiere era fatto bene, a regola d’arte, testimonianza della tenacia e del coraggio umani. La diga del Vajont era ed è un capolavoro. Anche dal punto di vista estetico.

  • Enrico S

    09/10/2013

    Tra i commenti che ho letto mi ha colpito quello della signora Ornella e le vorrei chiedere di raccontarci qualcosa di più, inutile dire se le fa piacere. Nello specifico, se è giunta a Borgotaro per la conseguenza dell'accaduto o per una casualità ?
    Ringraziandola mi stringo al suo dolore in questo giorno commemorativo.

  • Dnornella

    09/10/2013

    Rispondo a Enrico S e intanto lo ringrazio.
    Io non ero più qui perche il lavoro in valle era poco e mio papà si era spostato in provincia di Mantova. Sono giunta a Borgotaro per matrimonio ( cosa non si fa per amore..). L'agosto dello stesso anno, ero stata al mare a Cà Savio, nella colonia di Longarone, diretta dal mitico "Memo" Gugliemo Panciera, insieme a mia cugina Roberta Teza (terz'ultima di 6 fratelli e mai ritrovata) e ad Angela Scagnet, mia amica, che è morta nel disastro insieme al papà mentre il fratello Renzo e la mamma si sono salvati!
    Di casi così ce ne sono tanti... potrei raccontarti tante cose, le camminate a piedi fino alla diga ( ovviamente prima del disastro ), il sasso lanciato dal coronamento che sembrava non arrivare mai a tuffarsi in quell'acqua dal colore strano, tipico dei laghi artificiali oppure di Arcangelo, il gelataio che arrivava su col suo carretto dei gelati, pedalando e sbuffando ma ovviamente accolto con allegria.....
    E poi il ritorno a Longarone l'estate dopo: c'era solo ghiaia, nient'altro.....

  • Brontolo Né

    09/10/2013

    Cari Amici vi tedierò un poco con i miei pensieri che essendo miei probabilmente sono molto distanti dalla verità e dunque leggeteli se proprio non avete altro da fare e considerateli per quelli che sono: parole poco importanti di uno che non ci capisce nulla e che spesso divaga.
    Se andate a vedere oramai la natura ha quasi completamente risanata la ferita procuratale, non altrettanto sono risarcite le ferite nei cuori delle persone che soffrirono il dramma.
    Purtroppo o per fortuna il ricordo è ancora molto vivo e ciò che più preoccupa è che ancora si possono compiere misfatti di questo tipo impunemente.
    Oggi non vi è la convenienza a fare dighe per centrali idroelettriche, per chi gestisce l'energia in Italia oggi è più remunerativo per chi gestisce il busines acquistare il combustibile all'estero o, sempre dall'estero acquistare l'energia, sottoforma di corrente elettrica già pronta a costi elevatissimi e questo ci impoverisce che è come ucciderci lentamente in maniera pervicace e sadica non solo fisicamente, ma anche e proprio , come nazione.
    Quanto detto per dire che quella che molti chiamano disgrazia , non fu un fatto accidentale, ma il considerare zero le conseguenze delle loro sconsiderate opere ed azioni.

    Giudico, in proporzioni diverse, un fatto simile: le morti per incidenti stradali, molti guidano in modo tale, o si mettono alla guida in stato tale, per cui gravissime conseguenze sono molto probabili e tutti gli avvertimenti e consigli e leggi, che pur vengono dati e ci sono, assolutamente non vengono tenuti in considerazione.
    Questa assoluta mancanza di freno alle proprie azioni nefaste specialmente per gli altri, penso che sia agevolata dal fatto che tutti e ripeto tutti i valori morali sono stati cancellati, non ora, ma da decenni ed inotre con buoni avvocati e giudici che stanno attenti alle procedure ed ai cavilli piuttosto che alla sostanza dei fatti, la probabilità di essere condannati a pene veramente severe e commisurate ai misfatti, è veramente minima.
    Certo , ripeto, l'esempio dell'incidente d'auto mortale ha proporzioni diverse se preso singolarmente, ma non se preso nella globalità del problema, inoltre mentre la frana del Vajont evidentemente non fu evitata per enormi quantità di denaro, il che certo non giustifica, anzi aggrava, l'incidente mortale d'auto è quasi sempre provocato da mera stupidità.

    Dunque mentre il primo non si giustifica ma si capisce il perché, nei secondi non solo non si giustifica , ma non si capisce neanche il perché, se non nella stupidità di qualcuno che per sonno invade la corsia opposta, o per distrazione passa col rosso ecc. questo oltre che criminale è proprio stupido.
    Non sono neanche d'accordo con quelli che dicono che la velocità è la causa dell'incidente, la velocità aggrava le conseguenze dell'incidente, passare allo stop senza fermarsi è stupido sia a bassa velocità che ad alta; solo che ad alta è più probabile morire, ma l'incidente è provocato dal fatto che uno non si è fermato allo stop.

    Al Vajont andavano piano , pianissimo, hanno fatto tutti gli accertamenti possibili , hanno preso notizie sul campo, sapevano benissimo che da millenni il monte emetteva rumori e si muoveva, tutti lo sapevano , anche i montanari , solo che i quel posto vi era la scusa di fare una enorme ed altissima, vertiginosa diga, e malgrado tutto l'hanno fatta e poi riempita e poi svuotata più volte, e qua viene fuori IL MIO PENSIERO !!! che nessuno ha detto o che perlomeno io non ho sentito dire:
    LA CENTRALE ELETTRICA NON DOVEVA FUNZIONARE ; GIA' DA ALLORA ESISTEVA IL PIANO PER IL QUALE L'ITALIA AVREBBE DOVUTO ACQUISTARE L'ENERGIA DALL'ESTERO E DUNQUE COSA VI ERA DI MEGLIO CHE FAR RIEMPIRE L'INVASO DI TERRA , IN MODO NATURALE ? IL BUSINES ERA QUELLO DI COSTRUIRE LA DIGA NON QUELLO DI
    PRODURRE ENERGIA , DUNQUE ASSASSINI VOLONTARI PER INTERESSI PERSONALI.

    Non provate a contraddirmi vi darei ragione e rimarrei delle mie idee.
    Tra l'altro la probabilità di essere condannati dopo decenni di cause nei vari gradi di giudizio era abbastanza minima, come lo è stato, mentre i guadagni erano certi e rapidi.
    Il problema sta nel fatto che non esiste una legge , l'unica legge vera che risanerebbe l'Italia, ed è questa:
    Se un'opera pubblica supera in corso d'opera il prezzo preventivato.
    Se la ditta fallisce e/o non porta per qualsiasi motivo a termine l'opera nei tempi previsti.
    Se non si rivela sicura o produce danni per qualsiasi motivo.
    Se non viene attivata per qualsiasi motivo e non rende quanto previsto.
    Galera e confisca dei beni a chi esegue l'opera a chi l'ha commissionata ed a chi doveva sovrintendere a che le cose andassero per il verso giusto. 10 anni di galera e confisca dei beni suoi e dei suoi familiari e questo subito immediatamente, poi si fa il processo che comminerà pene superiori a chi ha responsabilità superiori.
    Un poco come quando uno mette l'auto in divieto di sosta , il vigile non vuole sapere il perché : perché il comune non ha fatto altri parcheggi, perché dopo tanto girare non ho trovato posto, perché mi sento male e mi dovevo fermare ecc. ecc. NO non interessano i motivi MULTA !

    Ecco con lo stesso principio ci si deve muovere per le opere pubbliche le quali, fra l'altro non dovrebbero costare di più di quanto costano in Germania, Francia, Spagna, o Giappone, o negli USA, invece da noi costano molto ma molto di più.
    Ecco fatta la legge che metterebbe a posto l'Italia, il resto sono discorsi solo discorsi senza alcuna virtù.
    Ed ora che vi ho annoiato tanto, con i miei discorsi vi saluto con amicizia e cordialità anche se certissimo che solo pochi arriveranno a leggere questi miei cari saluti.

    Stefano da Firenze

  • Arturo Curà

    09/10/2013

    Bravissimo come sempre, caro Gigi. Se non altro per usare i ricordi, quelli belli e quelli brutti che dovrebbero scuotere i tuoi lettori.
    Sulla Diga del Vajont ho anch'io un ricordo che risale a più di 40 anni fa. Lo strazio alla vista del disastro accaduto esattamente due anni prima è stato per me doloroso. La spianata bianca come un lenzuolo copriva Longarone dentro un silenzio difficile da raccontare. La distruzione, le morti e quella Diga monumentale mi hanno raccontato quanto sia crudele la natura e quanto sciagurata a volte sia certa presupponenza dell'uomo. Insomma il Vajont visto come una Torre di Babele.
    Dopo due ore di camminata sopra la "lava" che non aveva lasciato tracce di vita non ho saputo che formulare una preghiera.

  • Enrico S.

    10/10/2013

    Signora Ornella sono io che ringrazio lei.
    Ricordi commoventi per me, figuriamoci per chi li ha vissuti cosa rappresentano ancora oggi. Grazie Enrico

  • Davide Falcone

    11/10/2013

    Questo è stato un "OLOCAUSTO" di stato!!! Mia suocera ancora oggi me lo racconta spesso è di belluno e raccoglievano i morti dal piave con le reti!! E' stata ed è una vergogna italiana che si spera sia da monito per non ripeterla in futuro!!!

  • Remo Ponzini

    14/10/2013

    Non avevo fatto commenti perchè i resoconti di Valeria e Brontolo Nè erano stati esaustivi.
    Faccio solo un breve cenno ad un amico con cui avevo condiviso alcuni mesi di servizio militare. Si chiamava MARIO DE MENECH e ci eravamo lasciati nel mese di settembre 63 per fine naia.
    Un mese dopo ... la catastrofe.
    Mi ero interessato con altri commilitoni per avere notizie relative alla sua famiglia ma non riuscimmo a trovarne traccia. Solo il suo nome nell'elenco dei morti.

  • Lara

    09/10/2014

    Bellissime parole, io sono andato sul luogo del disastro lo scorso anno e anche quest’anno. Ho acceso un lumino su una di quella centinaia di tombe candide a ricordo

  • Ivana

    09/10/2019

    Avevo 12 anni. Tutti ne parlavano: le scuole poco non sapevano subito come si era verificata la tragedia, io pensavo che avesse ceduto la diga... Poi spiegarono.
    VISITAI IL CIMITERO, 13 anni dopo ma dentro di me come ora tantissima rabbia nonostante tutto il Dio denaro e la disonestà persiste

 

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