La gazzosa di Felloni

Quando il freddo si fabbricava e le bibite nascevano in bottega. Ghiaccio, gazzosa e seltz, fino alle bevande Lynx
Il ghiaccio non è sempre esistito. C’è stato un tempo in cui non bastava aprire uno sportello per trovarlo. Bisognava andarlo a prendere, aspettarlo, farselo consegnare. Era qualcosa che arrivava da fuori, spesso sotto forma di blocchi pesanti, avvolti nei sacchi di juta.

Siamo nel primo decennio del Novecento, quando la famiglia Felloni torna a Bedonia dopo un lungo viaggio che l’ha portata prima in Francia e poi fino in Uruguay. Tornano alla loro terra con esperienza, spirito pratico e un mestiere imparato strada facendo: vendere oggetti, casa per casa, con un carretto. Decidono di fermarsi e aprire un negozio di vini e liquori. Ma i Felloni vedono più lontano. Capiscono che, oltre agli alcolici, c’è un bisogno nuovo e fondamentale: il freddo.

Fino agli anni Sessanta, il ghiaccio non nasceva nelle cucine, nelle osterie o nei bar: doveva essere prodotto e conservato. Così, accanto alle bottiglie, prende forma anche un’altra attività: la produzione del ghiaccio. A Bedonia, soprattutto durante le estati, quel freddo artificiale – una sorta di inverno racchiuso in blocchi – era affidato alle mani esperte di Domenico Felloni. Era proprio lui a trasformare l’acqua in ghiaccio, a prepararlo e a distribuirlo, portandolo nelle case e nei locali pubblici del paese. La produzione poi proseguì nel tempo grazie all'intraprendenza del figlio Mario e del loro aiutante di fiducia Corrado Ferrari. 

E quella che ricordano ancora oggi come la “fabbrica del ghiaccio” non è solo un ricordo. Esiste ancora, almeno nei suoi spazi: il laboratorio si trovava infatti nel magazzino dell’attuale negozio di vini e liquori “Bazzani e Capella” (già Mario Felloni), in via Monsignor Checchi, accanto all’asilo. Un luogo che, per anni, ha custodito un piccolo segreto quotidiano: creare il freddo anche quando non c’era.

Dentro a lunga vasca metallica erano immersi una decina di parallelepipedi pieni d’acqua. Non galleggiavano in acqua semplice, ma in una salamoia molto salata che poteva scendere ben sotto lo zero senza congelare. Un compressore alimentato con ammoniaca sottraeva calore alla salamoia portandola fino a circa dieci gradi sotto zero. Dopo molte ore l’acqua diventava un blocco compatto e trasparente, che veniva fatto scivolare con robuste pinze di ferro fino ad una stanza esposta a nord, buia e ben protetta, dove il ghiaccio poteva conservarsi. Una volta giunto nelle osterie veniva poi mantenuto dentro ad una sorta di armadio in legno foderato di zinco che funzionava da cella frigorifera, ma senza motore.

Ma a volte quel ghiaccio veniva utilizzato anche per iniziative curiose e scenografiche. Domingo Felloni, figlio di Mario, mi racconta di un curioso aneddoto: “Nei primi anni Sessanta, in occasione di alcune edizioni della Sagra della Trota, venne realizzato un blocco di ghiaccio perfettamente trasparente con all’interno una trota, che veniva poi esposto in piazza durante la manifestazione”.

Nel dopoguerra, un’altra lavorazione diventò sempre più diffusa: quella delle bibite. La ditta Felloni era infatti nota ai bedoniesi anche per la produzione delle famose gazzose, bevanda diffusissima fino agli anni '60. La base era uno sciroppo di limone preparato con acqua, zucchero e scorza profumata. In una realtà come la nostra, la gazzosa si faceva una bottiglia alla volta. Nei momenti di caldo, soprattutto d’estate, si lavorava senza sosta: lavare, riempire, chiudere, mettere nelle casse, per poi ricominciare tutto da capo.

È sempre Domingo a raccontarmi alcuni passaggi della preparazione: “Ricordo quando mio padre versava un cucchiaino di quel liquido sul fondo della bottiglia, infilandola poi sotto alla macchina della soda. La bottiglia veniva chiusa subito per non perdere pressione. In quelle con la biglia, la pressione del gas spingeva la sfera contro una guarnizione di gomma sigillando il collo. Per bere bisognava premere la biglia verso il basso: un piccolo gesto che molti bedoniesi ricordano ancora per quel suo suono secco e soprattutto per quel primo sorso frizzante. Le bottiglie non si buttavano: tornavano vuote nelle stesse casse di legno della consegna. Venivano poi lavate con acqua calda e lunghe spazzole e rimesse in circolo fin dal giorno dopo”.

Erano gli anni della “Dolce vita” e, nei bar, accanto al bitter ghiacciato, non mancava mai il seltz. Proprio per questo la ditta Felloni si specializzò nella produzione degli iconici sifoni: acqua caricata con anidride carbonica a pressioni molto elevate. I locali di Bedonia che ne facevano maggiore uso erano quelli più alla moda, noti anche per l’eleganza del servizio degli aperitivi, con camerieri in giacca bianca e papillon nero: il bar Mellini e la pensione Pansamora.

La preparazione del seltz richiedeva molta attenzione. L’acqua, mantenuta molto fredda, passava attraverso un compressore dove il gas veniva disciolto fino a raggiungere pressioni che potevano arrivare anche a otto atmosfere. Veniva poi trasferita nella macchina di riempimento e fatta entrare nei sifoni di vetro, molto spesso e colorato, fissati uno alla volta sotto la valvola.
Domingo mi fa notare che quello era il momento più delicato: “Il vetro doveva resistere a una forte tensione e gli operai lavoravano con prudenza, indossando grembiuli spessi, guanti e maschere protettive. Il rumore di una bottiglia che esplodeva non si dimenticava facilmente… era una sorta di bomba. Quando però tutto funzionava, il sifone veniva chiuso con la sua testa metallica e sistemato nelle casse di legno. Al bar bastava premere la leva e dal beccuccio usciva un getto sottile e frizzante che riempiva il bicchiere di bollicine rapide e leggere… insomma, era un tocco di gran classe”.

Oltre alla gazzosa, la ditta Felloni iniziò a dare vita anche ad altre bibite: l’aranciata “Conca d’Oro” – nome che evocava una celebre spiaggia palermitana –, il chinotto, il bitter e la “spuma”. L'essenza per gli sciroppi arrivava in parte da Milano, fornita dall’azienda Lanfranconi, e da Catania, Magazzini De Blasi.

Nel 1964, alcuni imprenditori, fondarono nella frazione di Masanti “Le Fonti di San Fermo”, ovvero l’acqua minerale LYNX. Dopo qualche anno iniziarono anche loro la produzione di bibite e, non avendo esperienza nel settore, chiesero aiuto proprio a Mario Felloni. A contattarlo furono il direttore Ing. Allegri e il capofabbrica Renato Galvani. Fu così che, nella prima metà degli anni Settanta, iniziarono la commercializzazione di gazzosa, aranciata, chinotto e della mitica “Spuma”, ma questa sarà un'altra storia. 

Prima dei frigoriferi e delle bibite industriali, anche il freddo e le bollicine avevano bisogno di mani, macchine e soprattutto di quella operosità e genialità tutta bedoniese.
 
 
Ringrazio per la collaborazione, per i ricordi condivisi e per l’aiuto nel reperimento dei materiali fotografati: Domingo Felloni, Carlo Cavalli, Paolo Salini, Fabrizio Bazzani e Giovanni Capella.

I sifoni del seltz, la bottiglia della gazzosa e parte di un libro mastro



5 Commenti
  1. ValeBD

    Quella blu c'è l'ho ancora, perfetta soprattutto le scritte!

  2. Francesca Danzi

    Che ricordi belli! Io e mia cugina andavamo a prendere la spuma, c'era chiara e scura.
    Anche l'acqua minerale frizzante mi pare: Pracastello

  3. Tina Ferrari

    Voglio ricordare il mio papà CORRADO FERRARI che per tanti tanti anni ha lavorato con Mario Felloni.
    Lo voglio ricordare quando arrivava col suo carretto alle partite di calcio del Bedonia: una tinozza piena di ghiaccio e dentro aranciate e gazzose. Io l'ho visto portare sulla spalla il ghiaccio...

  4. Renata

    Non sapevo di questa storia, anche se sono di Bedonia (oriunda) e conoscevo i signori Felloni del negozio di liquori. Il ghiaccio mi ha fatto ricordare che a Bedonia c’era anche una ghiacciaia interrata, era lungo la strada per Chiavari. Da bambini andavamo lì soprattutto per metterci alla prova e scendere quelle scale, arrivare in fondo ci sembrava un grande atto di coraggio.

  5. Stefano Monteverdi

    Da bambino, a Domingo invidiavo la sua bella "raccolta" di tappi a corona per bibite

Commenta

Somma e invia : 12 + 9 =
Accetto Non accetto


Resta aggiornato

Post simili

Ti lascio con la penna e mai col cuore

Maria e Vittore Belli, durante la Prima Guerra Mondiale, si scambiarono 359 lettere

Facevo il cameriere alle Torri Gemelle

Una testimonianza diretta e locale in occasione dell'anniversario dell'attentato di New York

Chi erano gli Orsanti?

La Val Taro è considerata la sola e la vera patria di questi girovaghi

Artigiani, bottegai ed altre eccellenze

Fino agli anni '60 esisteva un'economia strettamente locale, dove ogni commerciante ambiva a produrre e promuovere al meglio il proprio prodotto

Matilda: la donna che salvò nostro padre

Ci sono storie che quando le scrivi riescono ancora a farsi sentire dopo 74 anni

Casa Lazzarelli

Un appartamento abbandonato da quarant'anni è stato riaperto per ospitare una galleria d'arte e nel contempo è riemersa la storia della famiglia che lo abitò

A te nonna Angela

La nipote Francesca scrive alla nonna in occasione del compleanno: 102 anni, tutti vissuti intensamente