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  • Don Costa

    La sua stanza è l’ultima laggiù in fondo. Ci si arriva nel silenzio rimbombante di un pavimento tirato a lucido, dopo una lunga serie di porte in "duplice filar", attraversando uno dei caratteristici corridoi del Seminario di Bedonia. È lì che c’è lo studio di Don Costa, sempre lo stesso, da ormai mezzo secolo.
    Per le rare persone che non hanno avuto modo di conoscere il suo carattere lo accosterei tranquillamente, tanto per afferrare bene il personaggio, al noto Don Camilo di Guareschi, veste e cappello da prete compresi… unica pecca è che gli è sempre mancato il suo antagonista Peppone, anche se, a sentir lui, non è proprio andata così.

    Sabato scorso il Monsignore mi ha dato “udienza”, qualche giorno fa ha festeggiato il suo novantesimo compleanno e così ne ho approfittato per gli auguri e per fare quattro chiacchiere.
    Mi ha accompagnato un amico goloso di caramelle “molli”, da lui definite “benedette”… e come dargli torto, il nostro Don Costa ne ha dispensate a tutti e per decenni, ancora oggi, quando lo incontri, non c’è volta che non infili la mano dentro la veste per levarne qualcuna, una consuetudine che lo ha ormai caratterizzato nel tempo.

    Ma non è solo per il gesto di donare caramelle e “Pater Ave Gloria”, che ha conquistato la fiducia della nostra comunità, in particolar modo quella dei nostri emigranti d’oltreoceano.

    Superando il concetto tradizionale del sacerdozio, di guidare la comunità cristiana, dal ‘61 al ‘77 decollò per otto volte, con destinazione New York, California e Canada, per raggiungere le tante comunità/associazioni dei nostri bedoniesi là emigrati e con loro stringere un patto di sostegno economico al fine di terminare i lavori del Santuario ed erigere poi l’attuale Istituto San Marco. Questa dell’ “Istituto”, la si può considerare un’opera faraonica, basti pensare che a fine lavori, avvenuta nel 1969, costò la considerevole cifra di 220.000 milioni di Lire: migliaia di mq. di superficie calpestabile e costruita interamente in pietra dall’allora Impresa Ferri-Serpagli.

    Altro suo grande pregio è stato quello dell’arte del riciclo, infatti non c’è “sua” costruzione, nuova o ristrutturata, dove non sia riuscito a piazzare una gran quantità di materiali di recupero, tant’è che la sua grande passione “terrena”, oltre alle “Jeep Willy”, è sempre stata la frequentazione dei rottamai di Parma, Piacenza e Livorno.
    Terminate le due grandi opere ha poi cooperato alla realizzazione della Casa del Volontariato, raccontandomi quando riuscì a portare a New York, imboscandola tramite le solite conoscenze, una forma di Parmigiano Reggiano per poterla mettere poi in palio in una lotteria… la sua perspicacia gli fruttò ben 8.000 Dollari, era il 1977.

    Quella della lotteria è sempre stata un suo “chiodo fisso”, per molti decenni la organizzò in occasione della festività di San Marco, sì perché con questo escamotage aveva trovato il modo di incamerare denaro senza sborsarne un granché… infatti ogni anno batteva alla porta dei suoi sostenitori per reperire le mercanzie da mettere in palio.
    “Un grande spirito imprenditoriale non c’è che dire”… anche se la sua risposta alla mia affermazione è stata: “Ricorda che con i soldi degli altri ho sempre cercato di fare del bene”.

    Nel frattempo non ha mai smesso di esercitare le sue funzioni religiose, solo da pochi mesi non è più Parroco nella frazione di Cereseto (lo diventò nel '79), dove anche lì, tanto per non restare con le “mani  in mano”, ha ristrutturato la chiesa parrocchiale, il battistero e la canonica, ma non solo, ha anche rimesso a nuovo la chiesa e la canonica della frazione di Credarola. 

    Poi ci sarebbe anche da parlare della croce posta sul Monte Pelpi, sua l’iniziativa di riposizionarla nel 1955 tramite il “sostegno” delle acciaierie Falck, ma questa sarebbe un’altra lunga storia…


    Sono passate quasi due ore, fuori inizia a far buio, così, prima di salutarci gli esprimo tutta la mia gratitudine e aggiungo: “Don Renato, c’è anche da dire che tra queste mille vicissitudini è anche stato un uomo fortunato, in fin dei conti è riuscito a realizzare tutto quello che si era prefisso di fare”. Prima mi porge la mano, poi si alza gli occhiali sulla fronte e aprendomi la porta aggiunge: “È vero, hai ragione, però in tutti questi anni non sono mai andato a letto presto”.

    P.s.
    Lunedì 13 ottobre 2014: Don Costa ci ha lasciati, aveva 93 anni.
    Questo post era stato orginariamente pubblicato il 14 Novembre 2011

40 Commenti

  • Arturo Curà

    14/11/2011

    Per diverso tempo ho fatto frequenti visite a don Costa, nel suo studio, mai prima delle 23, dopo che aveva messo a punto il calendarietto delle Messe e letto il breviario tradizionale.
    Stavamo a parlare di tutto fino all'una o le due dopo la mezzanotte. Ci si intendeva alla perfezione pur essendo due mentalità qualche volta opposte, ma era un grande piacere.
    Ho un rimpianto perchè a lungo e inutilmente gli ho proposto di raccontarmi le sue vicissitudini "americane": ne sarebbe suscito un grande documento. "Io vengo con un registratore... le faccio delle domande... lei racconta e poi tutto il materiale finisce sulla carta stampata!"
    Niente da fare. Da un lato l'idea gli garbava, dall'altro temeva di peccare di presunzione. Insomma, contrariamente alle regole di questa "società da palcoscenico", non voleva apparire. Ho dovuto abbandonare il progetto.
    Colgo questa bella occasione ( grazie, Gigi ) per fare ogni augurio di bene a questo Uomo Unico che ha saputo miscelare con ordine il sacro e il profano, Bach, Handel e la Conchiglia della Shell per trarne un'acquasantiera!

  • Gianka

    14/11/2011

    Un uomo, un mito per tutti i bedoniesi. Sarebbe d'esempio a questo nuovo governo: sobrietà, onestà, un mastino napoletano a cercare risorse e a utilizzarle al meglio, senza sprechi, senza giustificare che 'tanto non sono soldi miei' un vero portento dell'economia e del fare. Uno cento mille Don Dosta

  • In'amiga

    14/11/2011

    Tutta la mia stima Monsignore.
    Un augurio di buona salute e che Dio la conservi per altri 90

  • Fausto Armani

    14/11/2011

    E' un po' come Andreotti.. c'e' sempre stato!!!!

  • Francesca Tedaldi

    14/11/2011

    Un mito veramente. Mi ricordo da bambina quando mi incontrava non mancava volta in cui mi chiedeva: "ma tu di chi sei figlia ?". Era la sua domanda ricorrente. "Sono la figlia del geometra ..." e questo era l'input per fargli iniziare tutta la cronostoria da mio nonno in poi. Conosceva tutti. Finito il ramo paterno iniziava con quello materno.
    Inutile dire che le mie amiche mi abbandonavano e io avevo finito di giocare...

  • Marco Biasotti

    14/11/2011

    Che si può dire su don Costa?....... grazie!..... solo grazie!

  • Rodolfo

    14/11/2011

    Sì, Don Costa! Monsignor Costa suona poco bene. Qualche anno fa, la Comunità Montana decise di conferire tre riconoscimenti speciali al alcune personalità che avevano operato nei loro campi a beneficio della Montagna valtarese. Una medaglia andò a Barilla per aver realizzato lo stabilimento di Rubbiano, un'altra a Ghiorzo per le sue innumerevoli opere nella pubblica amministrazione, la terza a Don Renato per i tantissimi meriti, in parte anche qui ricordati.
    La cerimonia di premiazione si tenne a Isola, in occasione di S. Terenziano, ma Don Costa chiese che l'attestato di benemerenza venisse ritirato dal Rettore del Seminario, Don Piero Lezoli.
    La sua personalità è caratterizzata anche da questa rara virtù, che i più credono un difetto: Don Renato Costa è una persona umile che ha fatto e fa cose grandi! Grazie e auguri!

  • Arturo Curà

    14/11/2011

    Una breve postilla.
    Non ricordo bene che anno fosse ma in me è ancora vivo il ricordo di una serata musicalmente "rivoluzionaria", guarda un po', voluta e organizzata da don Costa: davanti al Santuario in occasione della Festa della Madonna di San Marco, su un palco grande ma non sufficiente, si esibì la Banda/Orchestra del contingente militare ( NATO?) in forza a Napoli. Una bomba sotto il profilo musicale quando le Bande del tempo si limitavano alle tradizionali marcette, a qualche canzoncina rabberciata e a timidi approcci con il Verdi e il Rossini più conosciuti: una Big Band, tra l'altro, con solisti funambolici che probabilmente avevano militato in gruppi jazz d'oltre oceano.
    Ditemi se anche questa non fu un'idea strepitosa....

  • Remo Ponzini

    14/11/2011

    Ho sorriso questa notte quando ho visto apparire la foto di questo munifico Monsignore che, nonostante i novanta anni che gravitano sulla sua groppa, domina la Collina di San Marco con consapevole orgoglio.
    Un prete sui generis, unico ed irripetibile, che, oltre a svolgere la sua ordinaria funzione sacerdotale, ha saputo, armato da un attivismo portentoso, portare a termine le due opere colossali che tutti conoscono.

    Ero in seminario negli anni in cui posero le fondamenta dell'attuale Basilica di San Marco. I Caterpillar non erano ancora stati progettati (anni 50) e si lavorava con schiere di operai armati di piccone. Ero ancora un imberbe ragazzino e mi dilettavo a sbirciare le armature di quelle enormi colonne portanti in cemento armato che avrebbero sorretto l'intera costruzione. I maestosi cedri che adornavano il circondario della antica cappelletta (Madonna del Pozzo) erano stati abbattuti per fare posto a questa opera colossale. Ricordo che mi dispiacque vedere sparire quel luogo intimo e mistico che si raggiungeva con un piccolo sentiero lussureggiante di circa ottanta metri.

    Il Vescovo di quei tempi fu molto avveduto e lungimirante a mandare Don Costa presso il Seminario come vice-economo. Aveva intuito che quel giovane sacerdote, che svettava per altezza e struttura fisica, disponeva di quella laboriosità e fattività che erano indispensabili per occupare quel ruolo.
    Gli eventi bellici e post bellici avevano pervaso la nostra Italietta di miseria e desolazione e questo lo indusse, per porre inizio ai suoi progetti, ad attraversare l'Atlantico in cerca di fortuna e di ... palanche. Bussò incessantemente e per molti anni a migliaia di porte dei nostri emigrati e, quando la valigia era piena di checks, faceva ritorno per portare avanti un altro stralcio di lavori.

    Ma quest'uomo non era mai domo e mai pago. Negli anni 70 iniziò l'avventura dell'attuale Istituto San Marco. Altra iniziativa mastodontica che necessitava di risorse cospicue. E qui ebbe una idea grandiosa che era un misto di genialità, di furberia e di diabolica scaltrezza. Propagò ai quattro venti che avrebbe costruito un ORFANOTROFIO. Può apparire come l'uovo di Colombo ma questa fu la parola magica che gli permise di impietosire animi e ... portafogli.

    C'è un noto detto che recita: il fine giustifica i mezzi. Forse non sempre, ma qualche volta si.

    Fine prima puntata.

  • Remo Ponzini

    15/11/2011

    La GENIALITA' di DON COSTA

    Le capacità creative di questo illustre personaggio sono già state rappresentate da Gigi, Arturo ed altri ma ritengo che sia opportuno fare ulteriori considerazioni per delineare al meglio le sue straordinarie peculiarità.

    Quando si interfaccia con persone di questa natura, i cui meriti sono visibili e tangibili, viene spontaneo cercare di carpirne le caratteristiche, le doti, i pregi che gli hanno consentito di portare a termine opere grandiose a futura memoria.
    Era praticamente impossibile fare indagini introspettive che fossero d'aiuto a comprendere quello che gli frullava in mente.
    Anche un domanda innocua tipo " che ne pensa monsignore ??? " non produceva mai risposte dirette. Il suo viso mostrava un mezzo sorrisino mellifluo, le sue mani si intrecciavano con movimenti rotatori ed il suo capo si piegava di lato come se stesse meditando una risposta che non arrivava mai. Ne usciva una battuta generica fuori tema o,il più delle volte, ti rispondeva facendoti una domanda.
    Erigeva barricate estremamente difensive che in parte erano erano comprensibilmente legate alla educazione seminariale. Il suo modo di essere può essere sintetizzata con una battuta: "sapere degli altri e non fare sapere di se stessi".

    Lui amava farle le domande. Magari la stessa la rivolgeva a dieci persone per conoscerne le varie versioni ed opinioni. Ciò gli consentiva di farsi un quadro preciso di ogni situazione e di sapere tutto di tutti. Non c'erano affatto curiosità improprie in questo comportamento caratteriale. Lui immagazzinava notizie ed informazioni di ogni genere per trarne spunti utili a favorire le sue attività benefattorie.
    E' stato il più grande riciclatore che la storia locale ricordi; un precursore dei tempi. Tutto quello che gli altri scartavano per lui era mamma preziosissima che riutilizzava con una sagacia incommensurabile. E quando alla fine rimaneva lo scarto dello scarto lo faceva rovesciare nell'avvallamento posto tra l'istituto ed il cimitero riuscendo così, nel corso di un decennio, a trasformare del terreno in pendenza, praticamente inutilizzabile, in una piana perfetta pari a tre campi di calcio.

    Caro Arturo, ricordo benissimo il tuo desiderio di fare una intervista, che sarebbe stata chilometrica, a questo emerito factotum. Glissava, scuoteva la testa, storceva la bocca, abbassava lo sguardo e ... non si concludeva mai nulla. Può essere che non volesse apparire ma non era facile decifrarlo. I tuoi ripetuti tentativi caddero e non ti rimase che desistere.
    C'è però una cosa che ti accomuna a Lui. Avete sempre usato le auto più sgangherate che esistessero sulla terra. Quelle che facevano storcere il naso persino agli sfascia-carrozze.

    Fine seconda puntata.

  • Vale_bd

    15/11/2011

    I miei ricordi sono simili a quelli di Francesca, di caramelle molli ne avro' avute a decine ....
    Remo e Arturo aspettiamo altre puntate di aneddoti e chicche su Don Costa, perchè come ha gia' detto qualcuno è una persona più unica che rara....

  • Sandy

    16/11/2011

    Auguri a Don renato Costa.
    Spero che il Buon Dio lo mantenga in salute per molti anni ancora.
    Penso che dato la sua eta' se si ricorda i miei due fratelli Giuseppe Costella e Lazzaro Costella che sono stati nel suo seminario a Bedonia molti anni fa.
    O forse era un suo compagno... dato che i miei fratelli sono morti pero' ho una foto di 3 seminaristi pero' non ci sono i nomi.
    Auguri di nuovo

    Santina - Lancaster Massachusetts

  • Peppino Serpagli

    16/11/2011

    Don Costa é certamente uno dei personaggi più importanti della vita bedoniese della seconda metà del secolo scorso. Tra altre qualità, ne ha una non comune: sa parlar sia forbito sia semplice, senza mai dire banalità o cadere nel luogocomunismo del pensiero unico dominante. Una nota personale: credo sia l'ultimo prete vivente per il quale mia nonna (Bettina) ha cucito delle vesti. Auguri di lunga vita con la lucidità che ho notato nel video girato per il suo 90mo compleanno.
    Peppino Serpagli (Mi)

  • Roberto Bertoli

    17/11/2011

    Ormai il buon Don Costa è da considerare uno degli ultimi "Grandi Vecchi " della comunità bedoniese. Una persona buona, mite, gentile, cordiale e dotato di una grande intelligenza.
    Infatti con la sua arguzia, una buona parola, unite alle sue famossime caramelle o le sigarette Kent (per i non fumatori sono sigarette americane con il filtro bianco che non sò ancora come facesse ad averne) che elargisce sempre a tutti, ha ottenuto grandi risultati.
    Grazie Don per tutto quello che hai fatto e spero che continuerai a fare anche in futuro.

  • SILVIA

    17/11/2011

    Il Don noi di Cereseto lo conosciamo bene! Mi ha fatto la comunione, mi ha sposata, ha battezzato mio figlio e i miei nipoti. E' parte della nostra vita e gli vogliamo bene!
    Grazie di tutto!

  • Giovanna Bassi

    17/11/2011

    Don, ormai Monsignorn Costa, ma don Costa è più familiare, più adatto all'affetto che molti di noi hanno per lui, presenza costante della nostra, della mia vita.
    Non voglio in questa sede parlare di lui come persona pubblica, ciò che ha fatto per il Seminario e soprattutto per il Santuario della Madonna della Consolazione è cosa arcinota e da tutti condivisa.
    Mi è caro sentirlo vicino come persona amica, come sacerdote sempre pronto a capire, non a giudicare. Una battuta, un commento una risposta arguta bastano a farti riflettere e indurti seriamente a fare il punto più di mille prediche.
    Ora lo incontro spesso in Seminario, quando ero ragazza a casa dello zio don Silvio e zia Marietta. Quando loro sono mancati a casa della zia Mariuccia, ed era sempre bello incontrarlo, parlare con lui di cose semplici, ma mai banali.
    L' ho avuto vicino nei momenti più significativi della vita: la morte del babbo, quella di don Silvio, quella della zia Mariuccia che aveva, come punto di riferimento sostituito il babbo. La mamma poi si fidava del consiglio di don Costa, della sua saggezza, della sua delicatezza.
    Proprio il giorno del suo ultimo compleanno, quando ormai sentiva la morte vicina, morì infatti circa 20 giorni dopo, mi pregò di chiedere proprio a lui di portarle a casa la Comunione. Don Costa venne e la rasserenò molto.
    La sera mi disse:" Sono stanca ma molto contenta è venuto anche Don Costa per farmi felice!"
    Io spero che il signore ce lo conceda ancora per molti anni, sapere della sua presenza fra noi e della sua disponibilità è una certezza e per me una gioia.
    Giovanna

  • Manfredi Marino

    18/11/2011

    grande don costa, tanti auguri ad un grandissimo personaggio; una volta mi vide mentre, su ordine di mio padre, ero salito sopra dei ponteggi posti nella facciata anteriore del seminario per cambiare dei tubi, non mi roconobbe e, credendomi un ladro mi impose di scendere, io lo feci e diedi le mie generalità dicendo che ero "u fio du vitturin", allora tutto cambiò, visto che era amico di mio padre mi diede la sua benedizione, dicendomi che ero uno dei pochi più alti di lui. da quel giorno ogni volta me lo ricorda ridendo e dicendo che la differenza di altezza si moltiplica data la sua vetusta età.

  • Claudio m.

    18/11/2011

    Simpatico e prestante come l'attore Walter Matthau, conoscitore di animo umano e di debolezze come Giulio A., lungimirante come un Fiorello La Guardia, penso a Don Renato (che non si è mai dato arie da Monsignore) come uno dei padri fondatori d Bedonia. Non riesco ad immagimare Bedonia senza le grandi opere che Don Costa ha intrapreso e portato a termine al Colle San Marco.
    Ma Don Renato non è stato solo mattone o pietra o trave; è stato anche il consigliere spassionato di tantissimi emigranti e tanti cittadini bedoniesi, credenti o non.
    Amico dei miei: vicino a mio padre durante una visita all'ospedale nel '96... o al capezzale di mia madre, per l'unzione dell'inferma ( circa a mezzanotte di ferragosto, accompagnato dal fido amico Flavio).
    Caro Don Renato... ancora tanti di questi anni per l'utilita' della Comunita'... e grazie ancora... sperando che a Gigi siano aperti gli scrigni delle fotografie di una vita ammirevole.
    Con affetto, riconoscenza: Claudio M.

  • Remo Ponzini

    19/11/2011

    Le CAPACITA' IMPRENDITORIALI/AMMINISTRATIVE di Don Costa


    Il nostro augusto monsignore si meriterebbe ampiamente una bella laurea "honoris causa" in economia aziendale.
    Pur non avendo fatto studi specifici, ha saputo dimostrare, urbi et orbi, cosa si debba fare e come si dovrebbe agire per compiere missioni apparentemente impossibili.
    La sua azione è sempre stata duplice e convergente. Da un lato ha reperito risorse finanziare mostrando abilità e tenacia superlativa e dall'altro ha saputo effettuare economie di scala, a costo zero, riciclando tutto quello che gli altri scartavano.

    Un piccolo miracolo targato Don Costa. Trasformare scarti, rifiuti e residui di ogni genere in ... lingottini d'oro.
    Se io ne avessi la possibilità, prenderei questo esimio sacerdote e lo porterei nell'emiciclo di Montecitorio a tenere una lezione di economia a quelle mandrie (si può dire?) di faccendieri/biscazzieri che, dagli 60 ad oggi, hanno amministrato (?) così bene da condurre l'Italia sull'orlo del baratro.
    Penso che avrebbe qualcosa da insegnare anche ai tanti bocconiani che si sono, or ora, assisi in parlamento.

    Chiudo questo inciso ma ne apro un'altro. Mi sono sempre chiesto, senza riuscire a trovare una risposta decente, come mai le alte gerarchie ecclesiastiche
    non abbiamo conferito a questo munifico benefattore i dovuti riconoscimenti che ha oltremodo strameritato. A parte il titolo di monsignore che mi sembra venga profuso un po'generosamente, l'unica cosa che mi risulta è che sia stato posto in un recondito cantuccio a ... svernare e meditare.
    Una persona amatissima e stimatissima da tutti quelli che lo conoscono ma non adeguatamente apprezzato dalle gerarchie sopra citate.

    Pace e Bene.

    FINE

  • Arturo Curà

    20/11/2011

    Mi appoggio a Remo Ponzini per quanto riguarda quella specie di "dimenticanza ecclesiastica" nei confronti di Don Costa che peraltro ha sempre furiosamente disdegnato onori e cariche.
    E' presto detto: un sacerdote indipendente con mente vulcanica e personalità granitica non può entrare nei favori delle cosidette Alte Sfere perchè rompe gli schemi.
    Don Costa ha costruito la sua vita seguendo quel suo istinto persino spericolato unendo il sacro al profano con disinvoltura ma armonicamente ( l'uomo del mondo e l'uomo di dio )... non ha accettato di indossare camice a scacchi, braghe e pullover preferendo il distintivo orgoglioso e sacrosanto della tonaca tradizionale. Solo per le trasferte americane indossò il "clergymen"... nel ruolo di Parroco ha mantenuto in chiesa il Canto Gregoriano lasciando fuori della porta canzonette e chitarre elettriche, che Dio lo benedica anche per questo!
    E' facile capire come l'Uomo/Sacerdote Renato Costa, cui la vita ha donato parecchie grazie, possa suscitare fastidio e, perchè no? striscianti invidie in certe segrete stanze.
    Nel caso legga queste mie righe "amorose" so già che dirà.
    Parlerà della mia famiglia che da sempre ha classificato divisa in due: gli Angeli da una parte e i Demoni dall'altra.
    Superfluo dire in quale ala mi ha sempre sistemato.
    Gli mando un sulfureo ma sincerissimo abbraccio.

  • Stefano Bruschi

    21/11/2011

    Monsignor Renato Costa … ?!?
    Sicuramente doveroso, ma volete mettere Don Costa !
    Si potrebbe dire … un marchio una garanzia.
    Con maggior serietà vorrei dire … un Uomo, un Sacerdote, un Simbolo.

    Su Don Costa è già stato scritto tutto o quasi e quindi vorrei aggiungere solo un piccolo ricordo…

    Mio Padre, grande amico di Don Costa, quando si veniva a Bedonia, mi portava spesso a visitare il Seminario e l’allora Santuario.
    Era periodo natalizio e quindi doveroso era andare a curiosare il presepe allestito all’interno del Tempio. Un anno oltre alle tradizionali ambientazioni caratteristiche di ogni presepe e naturalmente alla capanna con la Sacra Famiglia era stata messa in atto una simpatica “personalizzazione”.
    Sullo sfondo era stata realizzata una ricostruzione del monte Pelpi con tanto di croce.
    La cosa bella era che sul crinale del monte faceva bella mostra una jeep condotta … naturalmente da Don Costa: come dire che l’innossidabile Don forse aveva messo lo zampino anche nella divina Natività !!!

    Ricordo ancora con grande piacere questa manifestazione d’affetto semplice ed esemplare.

    AUGURI DON COSTA !!!

    Spero anche che le alte sfere ecclesiastiche leggano (anzi leggerrano sicuramente … nulla a loro sfugge) l’appello di Remo e di Arturo: anche se tardivo, diano un significativo riconoscimento a Monsignor Renato Costa !!!

    Grazie
    Stefano Bruschi

  • Gigi Cavalli

    07/07/2013

    Sulla Gazzetta di Parma di oggi, nella rubrica di Stefano Rotta "Gente di Provincia", c'è la storia di Don Costa, l'uomo che ha trasformato i dollari degli emigranti in sogni per i valligiani del Taro.
    Per chi non l'avesse letta può leggerla scaricando la pagina in allegato (PDF)...

  • Virgy

    14/10/2014

    E' morta la nostra roccia! Che dolore! Ciao Don

  • Alberto Squeri

    14/10/2014

    Una vera perdita, una figura storica per il paese

  • Ruggero

    14/10/2014

    Sono sincero......non mi ricordo nè il giorno e nè tanto meno il mese, ma ricordo invece lucidamente che era un' estate molto calda e afosa e Lui (metto la "L" in maiuscolo dato il personaggio!!) scese in Bedonia a piedi, in veste rigorosamente nera nonostante gli oltre 35 °C, con i soliti tre bottoni slacciati, un po' scucita qua e là ( perché quella nuova si mette solo nei giorni di festa!!), per fare i soliti giri tra cui la spesa per le odiate medicine.....quelle odiate compresse che qualcuno lo obbligava a mangiare nonostante non ne avesse affatto bisogno!!

    Ogni volta che lo incontravo, l'ultima battuta non era di certo la mia.....ma stavolta ero a conoscenza di qualcosa di comico che aveva combinato!!!

    "Come mai è a piedi Monsignor Costa? Ha rotto la macchina??"

    e Lui: " Intanto chiamami Don Costa che lo sai che il Monsignor mi da fastidio!!"

    ed io: " Lo so Monsignore, ma essendo passato di grado non posso più chiamarla solo con il Don, è riduttivo ormai per Lei"

    e di nuovo Lui:" Ascolta un po', come mai questo passaggio fino in Seminario?? Da quanto tempo è che non ti confessi?? L'ultima messa?? Come minimo Natale!!! Ma almeno Natale ci sei andato o sei andato al bar???"

    e di nuovo io:" Mah Monsignor, in realtà questa volta pensavo che fosse Lei a confessarsi sul come ha fatto a perdere l'auto!!"

    Ci fu una grande risata generale!!!!

    Il Don, l'aveva combinata bella, un pomeriggio tornando in Seminario con una delle sue Fiat sgangherate, si era fermato nel piazzale, era sceso in tutta fretta e corso in stanza con i suoi mille pensieri e mille progetti, non si era di certo curato se l'auto fosse in sicurezza, solita manovra e quindi certamente....soliti risultati!!

    Stavolta però qualcosa andò per il verso storto perché l'auto rimasta in folle, aveva pensato bene di cominciare a muoversi e di andarsi a infilare nel boschetto sotto strada dove nessuno poteva più scorgerla!!!
    Il giorno dopo, allarme generale, denuncia ai carabinieri e dopo varie ricerche, passato qualche giorno ci pensò la Madonna di San Marco a fare l'ennesimo miracolo.......ricondurre all'ovile l'indispensabile mezzo di locomozione del Monsignore Costa Renato, grazie alla vista di qualche credente che aveva guardato meglio di altri nel boschetto!!!

    Carissimo Don, voglio salutarla così nel ricordo di una delle tante scenette alla Don Camillo, che ho avuto la fortuna di vivere con Lei!!! Un sentito abbraccio!!!!

    Ruggero

  • Carlo Devoti

    15/10/2014

    Anche noi della Scuola Estiva di Sport, prima, e poi della Scuola Sport Barilla, abbiamo goduto a piene mani delle opere che don Costa ha contribuito, in larga parte, a realizzare a Bedonia. In primis l' Istituto San Marco dove abbiamo alloggiato dal 1984 sino al 2001.
    Ritengo l' Istituto un' opera di grande ingegno frutto di quelle esperienze che sono propie di coloro che vivono con e per i giovani. Son dispiaciuto oggi di vederle frazionate da cancelli di ferro che ne limitano la continuità e denotano una scarsa fiducia per i giovani.
    Ricordo di lui, fra le altre, una affermazione che spesso mi rivolgeva benevolmente: tu sei come una biscia che ti fai largo piano piano fino a fare scappare il riccio.
    Concludo affermando che anche la nostra presenza a Bedonia ha sicuramente contribuito ad onorare l'impegno profuso da Don Costa verso la sua Comunità

  • Arturo Curà

    15/10/2014

    Con un grande rammarico ho saputo stamattina della morte di Don Costa, la vera figura del prete che usava le cose pratiche per trasformarle in momenti sacrali, il che è una cosa per nulla facile.
    Don Costa è stato un Uomo che aveva capito e usato il mondo allo stesso modo di essere un vero figlio di Dio.
    Non intendo fare altri "panegirici" che, lo so benissimo, non gli piacevano essendo un'anima che prima di tutto pensava al vivere quotidiano con cui realizzava Basiliche, "falsi Orfanotrofi", Chiese parrocchiali, Presepi, grandiose Pesche di beneficienza eccetera.
    Ricorderò per sempre questa Statua inimitabile sperando di trovarla un giorno sopra qualche nuvola ad ascoltare "La Riforma" di Mendelssohn, sinfonia che gli avevo regalato e che diventò per lui la più bella musica della sua vita.

  • Giovanna Bassi

    15/10/2014

    La Val Taro e Val Ceno, Bedonia, il Seminario sono orfani dell'Uomo e del Sacerdote che ha speso tutta la vita a servizio di Cristo, della Chiesa, delle comunità a lui affidate, di tutte le persone che lo hanno conosciuto. Apostolo e Pastore sempre a disposizione degli altri, sempre a servizio: il giorno prima della sua morte. la domenica mattina, benché da tempo sofferente ma lucidissimo,era in Basilica a confessare.
    Un Sacerdote illuminato, severo. ma pieno di comprensione e accogliente. nessuno si è mai sentito giudicato, sapeva avvicinare, capire, consigliare, consolare con grande generosità.
    Il Basilica è una processione continua di gente che gli porge commossa l'ultimo saluto. tutti hanno certamente imparato da lui a pregare, rispettare il prossimo, mettersi a servizio degli altri senza apparire, senza aspettarsi riconoscimenti, solo per il piacere di mettere in pratica il più importante comandamento "Ama il prossimo tuo come te stesso."
    Arrivederci Don Costa, spero di incontrarla ancora nella Casa del Padre e poter godere della sua arguzia, perspicacia e intelligenza. con affetto riconoscente, Giovanna

  • Remo Ponzini

    15/10/2014

    Ho scritto diversi post su questo amato Don ma ora che è suonata per Lui l'ultima campanella mi aggrappo ai momenti che ho trascorso in Sua compagnia cercando di pescare, tra i miei pensieri, quelli più simpatici e divertenti. Non rientra nel mio costume strapparmi le vesti perchè i trapassi sono semplicemente un passaggio tracciato dal destino che accompagna ogni essere vivente.

    Pensavo che la Sua salma potesse trovare un posto nella cripta del Santuario che Lui stesso aveva fortemente voluto. Ma, forse, o ciò non era possibile o è stato rispettato un desiderio che aveva espresso. D'altronde Tiedoli era il paese che gli diede i natali.
    Nessuno riuscirà a dimenticarsi di questo autentico filantropo. A parte le sue doti personali che tutti noi conosciamo, ci saranno le sue opere maestose a ricordarcelo " ad perpetuam rei memorian ".

  • NDM

    15/10/2014

    Vorrei ringraziare Remo per aver descritto e raccontato in modo così accurato Don Costa,
    anch'io aggiungerei simili descrizioni di tutti voi. Gli abbiamo voluto tutti bene e avuto stima della persona che era e per quello che ha fatto per il nostro paese grazie alle sue "missioni" negli States (peccato veramente non si sia "confessato" con Arturo). Un piccolo aneddoto al volo, quando andava a trovare gli anziani nella Casa di Riposo di Compiano e al Valsana di Bedonia portava sempre loro delle caramelle alla frutta, promettendo di ritornare appena la sua pianta ne avrebbe fornito altre !

  • Luciana Bertorelli

    16/10/2014

    La morte di don Costa, arrivatami a Savona da mio fratello Mauro, mi ha colpito fortemente. La sua presenza nel Seminario era una presenza irrinunciabile per tutti i motivi che sono stati scritti da chi ha avuto la fortuna di averlo conosciuto, di avergli parlato...
    Ricordo anch'io tanti episodi legati agli anni di organizzazione della Rassegna "Il Natale ritrovato"... Quando ti parlava aveva quell'espressione arguta del viso che non dimenticherò.
    Buon viaggio al Padre don Costa! con tanto affetto

  • Dolores

    16/10/2014

    Non l'ho conosciuto di persona, ma è come lo conoscessi da quanto ho sentito e letto. Volevo 'salutarlo alla mia maniera', con un ricordo sentito da bambina.
    Un giorno era capitato a Scopolo ed aveva bussato alla porta dei miei nonni, nella loro casa sulla curva prima della chiesa. U ga credèiva (aveva stima) a mio nonno Lino che lo invitò ad entrare: -devo passare in chiesa poi è ormai l'ora di pranzo e devo scappare!
    Mio nonno e anche mia zia Paola che si trovava per caso da loro, insistettero: - Se si accontenta 'd'un buccòn insème', improvvisiamo qualche cosa! Lui sorridendo aveva risposto: - Nà parola! Come un'improvvisata? Non lo sapete che noi parroci siamo abituati a PRANZI, non ci accontentiamo di cibi veloci, a noi piace mangiar bene! E allungando il passo, si era allontanato con un cenno affettuoso............

  • Bruno Manfredini

    16/10/2014

    ...quando lo incontravo, magari sorseggiando un buon caffè, disquisendo fra noi molto laicamente di temi etico-religiosi, di sicuro non condividendo pienamente il mio pensiero, salutandomi spesso si accomiatava con queste parole...ti ammiro per quello che mi hai detto... ( e da parte mia non era certamente una confessione ).
    Quei nostri incontri, piuttosto fugaci, non li ho più dimenticati... ogni tanto li rispolvero nella mia memoria e con grande affetto li riporto in vita, sempre molto riconoscente.

  • Claudio Santoro

    16/10/2014

    - Fammi pensare... tu chi sei? Ti ho già visto ma non ricordo.
    - Lavoravo per Giustino.
    - Ah ecco ricordo, tu sei quel bravo ragazzo che tutte le domeniche sei seduto in prima fila nei banchi del seminario.

    Sono state le sue parole un giorno.
    Peccato che io in seminario non ci vado quasi mai.
    Ciao Don costa porterò con me queste tue parole

  • Luigi Serpagli

    16/10/2014

    Il più grande della Valtaro se ne' andato, Bedonia deve molto a Don Renato, la Basilica e Istituto San Marco se esistono e solo per merito suo. Proporrei la costruzione di una statua di Don Renato nel piazzale di San Marco.

  • Andrea G.

    17/10/2014

    Un grande della valtaro e valceno. A Cereseto ha fatto veramente tanto, me lo ricordo quando discuteva con mio nonno uno spasso. Un parroco che era qualcosa di più.
    Ciao don Costa.

  • Da Imelde e Vittorio

    20/10/2014

    Abbiamo saputo oggi lunedì 20 ottobre, che don Costa ci ha lasciati.
    Avevamo avuto occasione di incontrarlo in agosto, come di solito faccioamo ogni estate che ci stiamo qualche settimana a Cereseto.
    L'incontro avvenuto in questa sua "ricca stanza, ci aveva dato una picola speranza: poterlo rivedere ed abbracciarlo ancora l'anno prossimo.
    Si,don Costa ci ha accolto con la solita sua dolcezza raffigurata dalla sua caramella. L'uomo, anzi il Pretaccio,ci aveva dato speranza di rivederlo anche perchè ci aveva raccontato di un suo "vecchio" progetto che aveva desiderio si realizzasse prsto. Certamente i suoi amici più vicini sanno e potranno realizzare il sogno di questo don Camillo che ha lasciato in tutta la valle un gran ricordo e un gran rimpianto. Buon viaggio,don Costa. Da te che sei in alto, un pensiero anche riciclato per noi miseri terreni.

  • Luciano/il milanese

    20/10/2014

    Solo oggi ho saputo che Don Costa è deceduto.
    Io purtroppo ho conosciuto solo superficialmente questa persona.
    Ovviamente però ne ho sentito parlare frequentemente da amici, da parenti, da mio padre e dai miei nonni e sempre con espressioni lusinghiere. Mai - dico mai - un appunto o solo un dubbio.
    In questa triste occasione sono rimasto veramente colpito da tutti i commenti che ho letto con attenzione: espressioni di stima, affetto, simpatia e amore senza alcuna riserva. Avrei voluto accodarmi con qualche parola di circostanza ma - pensa pensa - mi sono accorto che qualsiasi pensiero avessi potuto scrivere sarebbe stato banale e - soprattutto - quasi una profanazione di questo incredibile e fantastico rapporto che c'è stato tra i bedoniesi e questo sacerdote. E allora ho pensato che l'unica cosa sensata che posso fare è di esprimere tante, sentite e sincere condoglianze a tutti i bedoniesi.

  • Lucia

    09/11/2015

    Anche a me manca don Renato per le sueinnumerevoli qualità che non sto ad elemcare...lo vedo nell'ufficio della ditta Tagliavini di Borgotaro prendere accordi con mamma e papà sui lavori da fare al Santuario,lo vedo in cortile nel piazzale ricco di materiale da costruzioni di ogni genere,lo vedo con le sue inseparabile caramelle che si levava dalle tasche ogni volta che vedeva me ,bambina,giocare tra marmi monumenti, artistiche lapidi e altro da consegnare ai clienti...quante volte avrei voluto da grande poterlo raggiungere soprattutto in questi ultimi anni,dove la mia fame di conoscere nelle sue mille sfaccettature il personaggio mio padre,per molti versi conosciutosolo attraverso la sua carta disegnata,si è fatta sentire più forte che mai....Lovedo fuori dal Santuario a parlare col papà i giorni in cui i festeggiamenti della Madonna di S.Marco portavano aBedonia gente da ogni dove e noi ,tutta la famiglia Tagliavini eravamo là, davanti a quella,per me Bambina,colossale lotteria che lui aveva voluto...Grazie Don Renato per quel Karisma particolare che ancora oggi ti avvolge e per tutto ilbene che hai saputo trasmettere e di cui l'aria ne è ancora piena...

  • Botti family

    13/10/2016

    Oggi e' per noi una giornata triste pensando a 5 anni fa' quando ci ha lasciato Don Renato Costa. Ti ricorderemo sempre con una preghiera.

    13 oct 2016 NY

 

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