Per colpa di Levi Strauss

La primavera ci spinge involontariamente a 'rinnovare' gli armadi. E' il momento di sostituire i maglioni con le magliette, a spostare nella parte di sopra giacche e piumini, a sbarazzarci di quei capi che da troppo tempo ristagnano là in fondo, praticamente moribondi.

Oggi la sorte è toccata ad un paio di jeans, quei Levis 501 erano a rischio del sacco Caritas da un bel po', però ne avevo sempre prolungato l'esistenza per questioni d'affetto. Mentre li ripiegavo sono uscite dalle tasche alcune banconote di carta, 17.000 Lire per la precisione.

Inevitabile ricordare la felicità di quando ero bambino e trovavo nelle tasche qualche moneta da 100 o al massimo 500 Lire, quella soddisfazione si prolungava per tutta la giornata, diventava quasi un giorno di festa.

Ritrovare oggi quei soldi, al contrario di allora, mi ha fatto amaramente considerare che l'ultima volta che ho portato quei pantaloni avevo trentasei anni.


3 Commenti
  1. Trilussa

    Il tempo passa veloce. In effetti la vita è strana.
    Con il tempo che passa tutto si altera, persino il valore dei soldi, il significato delle parole, anche l'espressione di chi le dice.
    e' assurdo pensare a quanto si presentino importanti certi avvenimenti accaduti in un momento e quanto gli stessi eventi possono cambiare di significato rivissuti tempo dopo....

  2. butterfly green

    non cambierà mai il sapore del mio primo bacio, così tanto atteso...
    il rumore sommesso del mare durante il mio primo falà...
    la soddisfazione del mio primo lavoro, realizzato tutto da sola...
    le carezze del vento la prima volta che sono tornata a casa, di notte in moto...
    il profumo del primo fiore che mi hanno regalato, ancora addormentato tra le pagine dei Promessi Sposi...
    non cambierà mai l'inebriante sensazione che provo ogni volta che torno nel paese dove sono cresciuta da piccola...
    la persistenza dell' odore del mio primo sigaro...
    la paura della prima volta che ho capito cosa significasse perdere irrimediabilmente qualcosa...
    non cambierà mai la gioia che mi da guardare mio figlioi sorridere e vedere in lui gli stessi occhi di mio nonno...


  3. Perunasolavolta

    Trentasei anni li avevo nel 2000 e quando ero più giovane mi ero ripromessa che quella data dovesse coincidere con una nuova visione delle cose, una maturità cercata per tanti anni e un abbandono dei sogni giovanili e delle tristezze dell'adoloescenza. Non è cambiato nulla, non sono mai cresciuta e ancora sono talmente irrequieta da sembrare più una ragazzina che non una donna "matura". Quel dolore di bambina non se ne va e insieme a lui l'insicurezza e la ricerca continua di conferme che quando non arrivano mi gettano nella più profonda prostrazione.
    Forse non bisognerebbe passare l'esistenza correndo dietro a qualche cosa che non giungerà mai, ma questo è l'unico motore che mi da la forza di alzarmi ogni mattina e di occuparmi di quei figli che hanno bisogno di me.

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