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  • Al Ristorante Mellini

    Sono andato a cena al “Mellini”. Sedere in quella sala, a quel tavolo, non è stato come accomodarsi in un ristorante qualsiasi. Quel posto l’ho vissuto per molti anni e in ben altro modo: bar, biliardo, flipper, juke-box, gelati, discoteca, primi appuntamenti. Ero sempre lì. A mangiare e a dormire però andavo a casa, Gianni e la Rosetta lo possono testimoniare.
    Filippo ci ha fatto accomodare “di sopra”, in quella che un tempo era la sala della perdizione, la bisca: biliardi e gioco delle carte... non le nostre partite da pivelli, intendo quelle serie, quelle giocate dai veri professionisti, quelli perennemente immersi nella nuvola di fumo che si tagliava con il coltello, sempre nervosi, con la bestemmia rabbiosa e la voglia di vincere mischiata al rosso del sangue.

    Il vostro tavolo è quello”. Non capita tutti i giorni di vedere un biliardo trasformarsi in qualcos’altro che non sia per l’uso per cui è nato. Eppure l’idea di non spostarlo da lì e farlo rivivere per altri anni ancora è stata vincente. Uno dei tanti modi per non far dimenticare quel luogo, per ricordare che il “Mellini” non era un bar, ma per i bedoniesi era il bar. Questo fino al 31 dicembre 2015. Poi l’oblio, per due ani e mezzo. La saga però continua, dal 4 luglio scorso, quello che era il bar, si è trasformato in ristorante. Per fortuna il nome è rimasto: Ristorante Mellini. "Bravi ragazzi, sono contento".

    Sotto il ripiano in vetro del tavolo verde adesso ci sono le vecchie stecche, biglie e pallino, mentre i birilli sono allineati a crociera. Non è difficile avvertire ancora le urla del passato, quelle dei protagonisti d’incredibili partite a “Boccetta” o a “Stecca”, quelle memorabili tra Bruno e Franceschino o quelle in volata dei taxisti, quella stramaledetta corsa era sempre in agguato e nei momenti meno opportuni.
    In attesa del Franciacorta mi sono istintivamente girato a cercare i tavolini quadrati per il gioco delle carte e mi è persino sembrato di sentire la solita litania di Meghìn, ormai sepolto da una montagnola di mozziconi di Gauloises e cenere: “Questa è l’ultima mano e poi vado a casa. Giuro!”.
    Poi ci sono i dischi 33 giri in vinile di quegli anni, sono appesi al muro, quasi fossero trofei di quel passato vissuto nella sottostante discoteca “La Piramide”, proprio quella che mi ha visto DJ per tre indimenticabili estati. Gli anni più belli della mia vita.

    Nella sala principale, al posto del bancone del bar, c’è oggi la cucina a vista di Tommaso. Una scelta la sua motivata dal corso eno-gastronomico che si è guadagnato presso l’Accademia Alma di Colorno. L'obiettivo principale del nostro chef è quello di non perdere di vista la nostra cucina, quella tradizionale bedoniese e valtarese. Non credo farà fatica, le tante ricette presenti nel libro il “Desco nel Villaggio”, scritto da Sara Raffi Lusardi, potranno essere una buona opportunità per diversificare il menù ad ogni occasione/stagione. Per ora si affida anche ai consigli trasmessi dalla nonna Rosa, ovviamente con un tocco di modernità e con nuovi accostamenti.
    Insomma è stata una bella serata: emozionante per la mente, piacevole per il palato o come dice sempre la gourmet Benedetta: “Solo cose buone, solo cose belle”.

4 Commenti

  • Gera

    28/08/2018

    Il Mellini è stato per tutta la nostra generazione e quella precedente un riferimento, una tappa obbligata. Non aggiungerò miei ricordi e ce ne sarebbero molti, perchè l'hai già fatto tu in modo egregio con un filo di nostalgia che sto ancora assaporando.

  • Remo Ponzini

    05/09/2018

    Scrivo queste due righe in netto ritardo perchè avevo programmato di fare una degustazione ma l'assenza di mia moglie non mi ha consentito di andarci (già, vuole esserci anche Lei).

    Ma quello che conta è il ripristino di questo locale storico. La chiusura aveva provocato un profondo sbigottimento, una percezione di abbandono ed una sensazione sconcertante nell'animo di tutti gli abitanti. Personalmente temetti che anche l'intero paese cadesse nell'oblio. Era per tutti una sorta di stendardo e di simbolo per la nostra comunità.

    Ora abbiamo un locale completamente ristrutturato, luminoso, sfavillante che da sensazioni di piacevolezza, di gioiosità. Non solo abbiamo recuperato lo storico MELLINI ma l'abbiamo ritrovato più lussureggiante. Un autentico gioiello che da lustro all'intero paese.
    Un ringraziamento a questi due fratelli che con tanto coraggio e dedizione ci hanno fatto un regalo incommensurabile. In bocca al lupo.

  • Stefano Bruschi

    05/09/2018

    ... beh ... io ci sono andato al Ristorante Mellini ...!

    E sono stato contento perché ho mangiato bene cercando tra le proposte del menù quelle che più rimandavano alle tradizioni locali ed in particolare alla tradizione della Pieve.
    Ovviamente non mi sono lasciato sfuggire lo Zabaglione della (Nonna) Rosa: OTTIMO !

    Bello il locale ed ammirevole lo sforzo di ridare lustro a cotanto nome, Mellini, e nel contempo riaccendere le luci del centro di Bedonia !!!
    Bravi e quindi complimenti ai due anfitrioni che spero possano continuare con il successo di pubblico di questi primi tempi.
    Li invito a non demordere quando passato l'effetto novità l'affluenza si "calmerà" un attimo: i numeri per mantenere alto il nome di Mellini e quindi di Bedonia SICURAMENTE ci sono !!!

    IN BOCCA AL LUPO !!!

    Stefano Bruschi

    ps: ... beh ... mi sarei aspettato qualche altro commento anche generoso ... non se lo meritano ?

  • Remo Ponzini

    06/09/2018

    Caro Stefano, mi sono stupito anch'io delle penuria di commenti su un avvenimento così importante per tutta la valle. Posso solo sperare che la gente abbia capito l'importanza del ripristino di questo locale ...anche se non ha espresso giudizi. Però questi due fratelli avrebbero meritato congratulazioni ed incoraggiamenti. Purtroppo la gente è più portata a criticare che a lodare.

 

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