Le fiere di ottobre

Una testimonianza dedicata ai mercati e alle fiere di una volta
È sabato, giornata tradizionale di mercato. A differenza delle altre occasioni, come si può ben vedere, ci sono più “banchi”: ricorre, infatti, l’antica “Fiera del Due”, anzi a féra du Dü o féra di fighi. Tra la gente incontro Maria Pina che sta rincasando: “Meno male che almeno la fiera del Due hanno ripreso a farla”. Dopo aver appoggiato la borsa della spesa a terra mi dice: “Spétta ch’incö te còntu cumme i érena culle d’inna vôta”.

Con il solito piacere del racconto, mi riferisce che le fiere d’autunno, fino agli anni ’50, erano due e cadevano nelle giornate del 2 e del 25 ottobre, quest’ultima meglio conosciuta come a féra d’invernu. In queste ricorrenze, la Ciôsa si riempiva di animali: mucche, buoi, tori, pecore e capre.
Se tra la gente si notava qualche persona più agitata delle altre, non mancava mai una voce che si alzava per dirgli: “L'è“ cumme u béccu d’utûre” (in ottobre/novembre, gli ovini sono più irrequieti per via dell’accoppiamento).

A quei tempi anche in paese, nelle due contrade, c’erano ancora delle persone che allevavano i proprio ovini, e alcune stalle erano affacciate direttamente su via Vittorio Veneto. Non mancava quindi occasione di vedere pascolare pecore e capre lungo le rive del Pelpirana o ai margini della strada per Chiavari. Allevare qualche animale, per vendere la lana o l’agnello per Pasqua, era un’opportunità pratica per coloro che non possedevano terreni.

A differenza di oggi, non c’erano tantissime bancarelle di vestiti o scarpe: queste si commissionavano principalmente a sarti o calzolai locali. Gli ambulanti si disponevano lungo via Trieste e via Garibaldi, nella curte de Falanpu o in piazza del Municipio, dovendo anche calcolare che gli spazi erano limitati: il Pelpirana era ancora scoperto, e Bedonia decisamente più piccola. Un’altra curiosità è quella che un paio di famosi commercianti bedoniesi, prima di aprire il loro negozio nella Pieve, erano a loro volta ambulanti di stoffe, tra questi Giovanni Cardinali “Casê” e Pierino Camisa “u Tarsugnéin”.  

Terminata la fiera, alcuni mercanti di bestiame si fermavano nelle osterie a far baldoria: tra questi c’era chi esagerava e lì trascorreva anche la notte, mentre pecore e capre  rimanevano “parcheggiate” nei cortili delle case vicine… belate, zoccolate e “profumi” si possono solo immaginare. Esattamente come le fiere di una volta.

Ha collaborato a questo post: Maria Pina Agazzi


FOTO: mercati e fiere di un tempo



2 Commenti
  1. Dolores

    Io non ho ricordi delle fiere a Bedonia, ma sui mercanti che giravano i paesi e che ho raccolto, aggiungendoli ai miei, quando ero piccola e ancora a Scopolo.
    Negli anni '30 e più, i negozi erano lontani e le strade ancora nei boschi, lunghe e faticose... arrivavano così, per "A MADO'NA" (sagra) in Agosto e saltuariamente, i MERCANTI( da brà.su=a braccio) E I MESTIERANTI.

    PIANTAROLA con grossi cestoni zeppi di piantine di verdure
    MEGUNE'LU con riso-pasta e frutta
    L'ENDESA'(da èndesu=uovo lasciato ad oltranza nel nido per invogliare le galline)a vendere e comprare uova.
    U PIASENTEN arrivava da Jericcà a proporre biancheria per la casa e la gente comprava anche per fare la dote alle figlie.
    Da Pontremoli invece arrivava una "MERSE'RA" dal viso cotto dal sole e grossi scarponi, sempre accompagnata da un bambino da straordinari occhi verdi e offriva dentro una scatola dai mille cassettini: curdèle-làstichi-piccàje e fì (cordicelle elastici fettucce e fili). Come anche la MADUNETTA che proponeva anche: pettenèn-stringhe e nastri culurà. (pettinini, lacci x scarpe, nastri colorati)

    Arrivava anche una coppia caratteristica che vendeva intimo come maglie della pelle e mutandoni lunghi per gli uomini e ascellari per le donne. LUI con un inseparabile rotolino di sigaretta spenta ad un lato della bocca e il lapis sopra il padiglione dell'orecchio destro, portava il berretto di traverso sul capo, i pantaloni di fustagno sorretti da due tiracche di stoffa e le maniche della camicia di popelin bianco 'sporco', sempre arrotolate oltre il gomito. LEI col capo coperto da un fazzoletto "d'incò' (da testa) legayo dietro la nuca, più timida, rimaneva sempre dietro il marito a riordinare la merce col suo immancabile grembiule.... li avrei trovati decenni dopo, con l'aspetto inalterato nel tempo: LUI sempre con la solita sigaretta spenta in bocca, il lapis sull'orecchio, il berretto storto, le tiracche e le maniche 'su'... LEI col fazzoletto legato dietro e il suo 'scosarèn'.
    Personaggi d'altri tempi, da presepio, per i quali il tempo pareva si fosse fermato e che di 'nuovo' avrebbero proposto SOLO: fudrette, sùgapiati, ca.setti confezionati a macchina, e i fiorellini sulle mutande da donna (federe, asciugapiatti, calzini).

    Ma dal piacentino, arrivava anche FRACASSO con due asini legati uno dietro l'altro e l'ultimo mangiava la verdura che pendeva delle gerle di quello davanti!!! Lui vendeva anche frutta e la marmellata dura dentro a 'fasèi', che vendeva a pezzi.
    Due simpatici aneddoti:
    - Un giorno tre bambine del paese: Paola, Leli e Meglia, avevano addocchiato dei cachi che spuntavano dalle gerle e vinte dalla 'vòja' (desiderio), se ne presero uno ciascuna, e scapparono a gambe levate. Mentre le ultime due in un attimo 'lo fecero fuori', la prima, vinta dal rimorso, ritornò indietro a restituirlo, ma Fracasso commosso dall'onestà della piccola, glielo regalò.
    - Un'altra volta dei clienti, vedendo che che Fracasso faceva dei segni convenzionali su un taccuino e sapendo che era analfabeta, gli chiesero: "Oh bun'òmu, cò-se scivè (buon uomo cosa scrivete), Lui mestamente rispose nel suo dialetto: "E mi capiss mì sùlu e quand murirò, in capirà gnint gnissòn (Capisco solo io e quando morirò nessuno capirà). Così fu, nessuno riuscì a decifrare le note sui debitori.

    Ma arrivava anche a MATERASE'RA Dirce dau Pon da Sèn: piccola e minuta, portava le scarpe stringate dal basso tacco a rocchetta, un grembiulone e dal fazzoletto legato dietro alla nuca, si intravvedeva il suo crocchio candido. Dal piglio deciso ed energico, col suo filo resistente un agone di 20 cm. e la sua proverbiale esperienza, compiva miracoli in breve tempo.
    Arrivava anche U MAGNAN o STAGNEN di Pissè che sedendosi in piazza contro il muro di una casa e ponendosi in mezzo alle gambe aperte i pentoloni, li riparava battendo 'a pè.sa' (la toppa) con un martelletto e stagnandola come anche attaccando manici ai mescoli e utensili, coi 'rebattèn'.
    MATELE'N invece faceva 'U mulèta' (arrotino) e cantava sempre a scuarciagola: Me pàre fa u mulèta e mì son muletin- morto me pàre- sarò mulèta mì...
    U FERA' (fabbro) dei Pissè invece, ferrava cavalli e buoi.
    Col tempo arrivarono motorizzati Burgallo a vendere il suo vino e la DIRCE con SANDRO da Tarsogno, col loro furgone-emporio, vendevano di tutto ed io con mio fratello Walter e mio cugino Claudio, arrivavamo di corsa a riscuotere le nostre caramelle col 'diritto'.... di cuginetti.etti.etti della Dirce.
    Bei tempi passati: tanti ricordi, tanta nostalgia...

  2. Virgy

    Io ricordo, le bancarelle in via Vittorio Veneto, era una gioia per noi bambini. I miei raccontavano che erano le due fiere più importanti di Bedonia, perché i contadini scendevano a valle per fare la scorta invernale, avendo fatto un buon guadagno, con funghi, mirtilli mamponi, ecc...

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