Il Cacio Bavarese

Un caratteristico dolce al cucchiaio che veniva preparato nei mesi invernali
Fin dal primo ’900, durante i mesi invernali, proprio quando la neve copriva ogni cosa e l’aria era così fredda da far quasi gelare il respiro, si preparava un dolce tipico. In quei giorni, nelle cucine delle case e delle trattorie, una prelibatezza tipica stagionale prendeva posto sulle tavole: il Cacio Bavarese. Un dolce tipico preparato con cura, seguendo passo passo gli ingredienti annotati sul prezioso ricettario di casa, lo stesso da tramandare poi alle future generazioni.

Le sue origini storiche portano al famoso gastronomo Pellegrino Artusi, e il nome attribuito era bavarese lombarda. La preparazione, però, non era abituale, ma riservata per le occasioni speciali: alla sagra del paese, nei pranzi festivi (solitamente quelli che riunivano la famiglia) oppure in ritrovi gastronomici tra amici buongustai. In un'epoca senza frigoriferi, c'era un segreto nella conservazione di questo dolce: doveva riposare almeno una notte al freddo, magari ponendolo sul davanzale della finestra o, come pure accadeva, immerso nella neve.

Un’altra curiosità sul nome 'Cacio': si pensa che derivi dall’abitudine di riporre temporaneamente il dolce nella moscarola (gabbia in legno con rete perimetrale), usata un tempo nelle campagne per conservare al fresco formaggi e salumi, proteggendoli da insetti e topi.
A Bedonia, alcuni di questi “caci” divennero perfino famosi, come quelli preparati dalle abili mani dei cuochi della “Pensione Pansamora”, della “Osteria di Perito” e del “Caffè Mantelli”. 

Maria Pina racconta anche un aneddoto: “La Zelinda Mariani in Mantelli, comproprietaria dell’omonimo bar con osteria, aveva preparato un Cacio Bavarese per un pranzo importante e, come da consuetudine, lo aveva messo a refrigerare nella corte retrostante al bar, immerso tra la neve immacolata. In quella stessa notte, qualche avventore, anzi qualcuno dei soliti “bontemponi” bedoniesi, lo notò e, senza pensarci due volte, lo fece sparire nel buio. Quel pranzo fu privo della sua prelibatezza tanto annunciata, e quel furto è ancora oggi citato tra i racconti legati alle trattorie”.

Preparare il Cacio Bavarese era un’arte, che richiedeva attenzione e ingredienti di qualità. Ecco come si faceva, secondo la ricetta, basata su otto persone, che ancora oggi alcune donne bedoniesi, tra cui la nostra Maria Pina, ricordano ed applicano in specifiche circostanze.

Si inizia facendo bollire le uova per sette minuti; una volta sode, se ne estraggono i rossi e si stemperano insieme al burro, reso morbido in precedenza. Poi, il tutto viene lungamente mescolato con lo zucchero a velo e un cucchiaio di quello vanigliato, fino a ottenere una crema morbida, vellutata e omogenea. A quel punto, si prende uno stampo da budino imburrato (allora era in rame o alluminio), preferibilmente non liscio, ma a “coste”. Si dispongono sul fondo e ai lati i savoiardi intinti nei vari liquidi – caffè, rosolio e alchermes – in modo alternato per dare al dolce anche un tocco di colore. Dopodiché viene introdotto nello stampo, ormai rivestito di biscotti, il composto cremoso preparato in precedenza, fino a ricoprire il tutto.

Il dolce veniva lasciato riposare per almeno una notte al freddo, per compattarsi e raffreddarsi al punto giusto. Quando finalmente arrivava il momento di servirlo, il Cacio Bavarese si versava su un piatto di portata, e lo si tagliava a fette, presentandosi come una prelibatezza raffinata, perfetta per concludere un pranzo invernale.

E così, tra ricordi di pranzi in famiglia e storie di dolci rubati nelle pieghe della notte, il cacio bavarese rimane ancora oggi ben radicato nella memoria culinaria bedoniese. 
Una preparazione che non solo sazia il corpo, ma che racconta anche storie di tradizione, passione e comunità.

Il Cacio Bavarese, visibile in copertina, è stato preparato da Lucilla, che si è dedicata alla sua realizzazione con attenzione e precisione, seguendo scrupolosamente ogni passaggio della ricetta. 
La scelta di affidarmi a lei nasce dalla sua autentica passione per la pasticceria e per i dolci realizzati con grande cura. Lucilla vive a Parma, terra in cui il Cacio Bavarese è pressoché sconosciuto, se non in qualche ristorante della Bassa dove talvolta viene proposto (si sostiene fosse il dolce preferito da Giuseppe Verdi); sue sono anche le fotografie allegate al post. Desidero quindi ringraziarla per aver accolto il mio invito e per aver affrontato un dolce, anche per lei inedito, come una sfida personale, trasformandola in un’esperienza pienamente riuscita... e gustosa!

Ingredienti

•    Burro fresco di buona qualità: 500 grammi.
•    Zucchero a velo: 500 grammi.
•    Biscotti Savoiardi: 400 grammi.
•    Rossi d’uovo sodi: 15.
•    Zucchero vanigliato, quanto basta per dargli l’aroma.
•    Caffè, Rosolio o Alchermes, per intingere i savoiardi.

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Il Cacio Bavarese



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